Sanzioni contro i coreani

Dal programma missilistico ai pescatori, forse c’è una nuova strategia Usa

Sanzioni contro i coreani

Il leader nordcoreano Kim Jong Un (foto LaPresse)

Le nuove sanzioni economiche votate domenica scorsa contro la Corea del nord dal Consiglio di sicurezza dell’Onu sono “le più dure da una generazione”. Ha detto così fa Nikki Haley, ambasciatrice americana alle Nazioni Unite. Lei stessa, subito dopo l’ultimo test di un missile intercontinentale da parte di Pyongyang, aveva detto che “un’altra riunione del Consiglio di sicurezza” sarebbe stata pressoché “inutile”, se non avesse portato a delle “serie conseguenze”. E così eccole, le conseguenze: le nuove sanzioni proibiscono l’esportazione di carbone, ferro, piombo, oro, titanio, zinco, nichel, e pure di prodotti ittici. Secondo le analisi, il pacchetto dovrebbe ridurre le esportazioni nordcoreane di un terzo. E ci sono poi nuove restrizioni per quanto riguarda il lavoro dei nordcoreani all’estero (circa 50 mila lavoratori). L’America forse ha scelto la linea dura, ma ci sono due dettagli da considerare: questo pacchetto di sanzioni “durissime” è stato votato all’unanimità, quindi anche dalla Cina, che è la prima destinataria dell’esportazione nordcoreana. Il secondo dettaglio offre una contraddizione nella strategia: Pechino ha sempre detto che l’obiettivo deve essere quello di fermare il programma missilistico e nucleare nordcoreano. Ma le sanzioni approvate domenica (e non ancora implementate, quindi per ora inefficaci) colpiscono anche – e forse soprattutto – la popolazione, già messa a dura prova dal regime. I pescatori, per esempio. Bisogna capire, adesso, quale sarà la prossima mossa di Pyongyang, che ha fatto sapere di non aver nessuna intenzione di tornare indietro nel suo programma di armamenti. Se la strategia è quella di aumentare la tensione, c’è da sperare che il patto di Washington con Pechino regga.

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