Così la Brexit ridimensiona il progetto della super-metro di Londra

Gran parte della crescita della capitale britannica è la conseguenza di mega-progetti sostenuti dal governo. Come Crossrail, linea ad alta frequenza che simboleggia il futuro del Regno Unito. Con il divorzio dall'Ue rischia di segnare la fine di un'èra ambiziosa

Come il progetto della super-metro di Londra evidenzia i rischi della Brexit

Mike Brown, commissario ai trasporti, riceve la regina Elisabetta II durante una visita al cantiere della stazione Crossrail Bond Street, febbraio 2016 (foto LaPresse)

Negli ultimi tre decenni, Londra è stata trasformata da una crescita straordinaria, gran parte della quale è la conseguenza dei mega-progetti sostenuti dal governo: i grandi lavori di ristrutturazione delle stazioni di King's Cross e St. Pancras, il recupero del centro direzionale di Canary Wharf – che rivaleggia ormai con il tradizionale distretto finanziario della City e ospita tre fra gli edifici più alti del Regno Unito – l'aggiunta della linea della metro Jubilee, la ristrutturazione per le Olimpiadi di Stratford e l'espansione dell'aeroporto di Heathrow.

  

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“Questi mega-progetti, in modi diversi, hanno contribuito a rimodellare Londra nella grande città stato europea” che è oggi, scrive Andrew Testa per il New York Times, che ha dedicato un lungo reportage alla nuova super-metropolitana britannica. In effetti Crossrail non è una semplice metro. La costruzione della linea ad alta frequenza di Londra, che dovrebbe costare 20 miliardi di dollari e dovrebbe essere completata a fine anno prossimo, è stata descritta come uno dei più grandi progetto infrastrutturali d'Europa.

 



  

“Sarà così veloce che i tempi di viaggio in tutta la città dovrebbero essere dimezzati”, dice Testa. Con treni “lunghi come due campi di calcio e una capacità di 1.500 persone che potranno portare due volte il numero di passeggeri della metro ordinaria di Londra”, Crossrail rappresentava il futuro ambizioso del Regno Unito. Poi è arrivata la Brexit. “Lo scenario da incubo – spiega il Nyt – è che l’enorme progetto per fornire più treni che spostano più persone più rapidamente attraverso una città in crescita, possa finire per muovere meno persone attraverso una città che si rimpicciolisce”. “Non so”, dice Testa, “se il nuovo treno porterà a una nuova gloriosa èra per la città o ne segnerà la fine”.

  

Un segnale sfavorevole è arrivato questa primavera. Il governo di Theresa May ha tagliato i fondi per Crossrail 2, il progetto a lungo accarezzato di una seconda linea ferroviaria che unisca la direttiva nord-sud della città a quella est-ovest di Crossrail.

 



 

Da allora, il segretario ai Trasporti del governo ha approvato il progetto, a condizione che la città paghi metà dei costi in anticipo. “La semi-inversione di rotta – indica il Nyt – suggerisce che, a prescindere dalle conseguenze politiche o dalle prospettive economiche, la Gran Bretagna sappia di avere bisogno di una Londra fiorente, soprattutto dopo Brexit”. Crossrail “era intesa come una specie di correzione democratizzatrice”, capace di restringere le distanze in città ed espandere il concetto stesso di Londra “come metropoli grande e inclusiva”. Mentre è esaltante per i banchieri che potranno spostarsi in velocità dalle loro torri milionarie a Heathrow, contribuisce anche a migliorare la vita milioni di lavoratori a basso reddito, che vivono nei quartieri più economici e spesso lontani dai loro posti di lavoro.

 

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“Ma cosa succede – si domanda Testa – se il flusso di banchieri in arrivo rallenta, se gli stranieri cercano lavoro altrove, se i flussi di denaro e capitale umano europei che hanno aiutato la crescita cominciano ad asciugarsi?”. “Il pericolo della Brexit", risponde George Iacobescu, il ceo di Canary Wharf, "è che se la Gran Bretagna esce dall'Ue e non mantiene il Regno Unito un luogo attraente per le istituzioni finanziarie, queste ci penseranno due volte per investire qui”.

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