Pronto, Messico? Qui Trump. Smettete di dire che non pagherete il muro

La prima telefonata tra Washington e il presidente messicano Peña Nieto rivela tutti i problemi della proposta anti-immigrazione del presidente americano. Presentata ieri la proposta per cambiare il sistema di immigrazione legale

Pronto, Messico? Qui Trump. Smettete di dire che non pagherete il muro

In campagna elettorale, una delle proposte di Donald Trump più apprezzate dai suoi sostenitori era quella di costruire un “muro anti-immigrati” lungo il confine meridionale degli Stati Uniti. E farlo a spese del Messico. Ma nella sua prima telefonata con il presidente messicano Enrique Peña Nieto, l’allora neoeletto Trump deve pressarlo per fargli smettere di dire pubblicamente che il governo messicano non avrebbe mai pagato il muro. Il quotidiano Washington Post ha ottenuto la trascrizione di due chiamate (non ancora declassificate) avvenute una settimana dopo l’insediamento di Trump nello Studio ovale, il 27 e 28 gennaio scorsi. Una con il presidente australiano Malcom Turnbull e una, appunto, con Peña Nieto.

   

Prodotti come “memorandum” dal personale della Casa Bianca, i documenti forniscono uno sguardo senza filtri sull'approccio di Trump all'aspetto diplomatico del suo lavoro: sottoporre persino un vicino prossimo e un alleato di lunga data a ondate di minacce e di invettive, così come usa fare con gli avversari degli Stati Uniti.

  

Nella chiacchierata con il leader messicano, Trump ammette di capire che il finanziamento della barriera debba arrivare da altre fonti, ma minaccia di tagliare i contatti se Nieto continuerà a fare dichiarazioni sfacciate: "Non puoi dire questo alla stampa", dice più volte Trump. “Troveremo una qualche formula” per il finanziamento, “si risolverà tutto, va bene". Ma "se continui a dire che il Messico non pagherà il muro allora non voglio più incontrarmi con voi, ragazzi, perché con questo non posso conviverci". L’inquilino della Casa Bianca ha descritto il muro come "la cosa meno importante di cui stiamo parlando, ma quella che politicamente potrebbe essere la più importante". Due giorni prima, Trump aveva firmato un ordine esecutivo che impegnava l’Amministrazione nella costruzione del muro – che si prevede costerà fino a 21 miliardi di dollari – ma da dove verranno i fondi rimane ancora poco chiaro.

Donald Trump e Enrique Peña Nieto (foto LaPresse)


 

"Sul muro, voi e io abbiamo entrambi un problema politico", ammette Trump. "Il mio popolo si alza e dice: ‘Il Messico pagherà il muro’ e la tua gente probabilmente dice qualcosa di simile ma in una lingua leggermente diversa". Trump sembra riconoscere che la sua campagna anti-messicana ora lo mette all’angolo. "Devo far pagare il Messico per il muro - devo", insiste. "Ne ho parlato per due anni". Alla ricerca di una via d’uscita, Peña Nieto ribadisce che il muro al confine "è un problema legato alla dignità del Messico e ne va dell'orgoglio nazionale del mio paese" ma accetta di "smettere di parlare del muro". Washington sa che far cacciare i soldi al Messico sarà un problema, ma almeno ha ottenuto di evitare di riconoscere questa realtà pubblicamente.

   

Entrambe le conversazioni si concentravano su questioni legate all'immigrazione. Ma c'è poca discussione sulla sostanza o sulle implicazioni delle riforme nelle relazioni internazionali. “La preoccupazione preminente di Trump”, scrive il Washington Post, “sembra concentrarsi su come ogni approccio possa riflettersi su di lui”. “Questo mi ucciderà”, dice a Turnbull, in una telefonata piuttosto turbolenta. “Ho fatto chiamate tutto il giorno e questa è la più spiacevole”. Persino con “Putin è stata una telefonata piacevole. È ridicolo”. In relazione ad un accordo raggiunto dall'amministrazione Obama che imponeva agli Stati Uniti di accogliere 1.250 rifugiati da centri di detenzione australiani, Trump dice: "Sono la persona più importante del mondo che non vuole lasciare entrare persone nel suo paese. E adesso sono d'accordo a prendere 2.000 persone. Odio dovermeli prendere, in cinque anni potrebbero diventare i prossimi bombaroli di Boston. È un accordo osceno che non avrei mai firmato".

   

Intanto, ieri, Trump ha presentato alla Casa Bianca una proposta, elaborata da alcuni senatori repubblicani, per cambiare il sistema di immigrazione legale. "La riforma più significativa in mezzo secolo", sostiene Trump, che "ridurrà la povertà, incrementerà i salari e farà risparmiare miliardi in tasse ai contribuenti". La legge prevede nuovi limiti e nuovi criteri per gli ingressi legali negli Stati Uniti e favorisce chi parla la lingua inglese e ha propri mezzi di sostentamento.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi