Le Maire fa discorsi che piacciono a Berlino e ad Atene. All’Italia molto meno

Il ministro delle Finanze francese celebra il rinascimento gollista e ambisce alla direzione dell’Eurogruppo

Le Maire fa discorsi che piacciono a Berlino e ad Atene. All’Italia molto meno

Bruno Le Maire (foto LaPresse)

Bruxelles. Quando l’olandese Jeroen Dijsselbloem sarà costretto a lasciare la presidenza dell’Eurogruppo – per la formazione di un nuovo governo all’Aia che non comprende il suo partito o per la scadenza naturale del suo mandato – a prendere il suo posto potrebbe essere il ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire, oggi atteso in Italia per il vertice sul ruolo di Fincantieri nella francese Stx. A tracciare questo scenario inedito, e potenzialmente negativo per l’Italia, è un alto responsabile europeo, coinvolto direttamente nelle discussioni tra i governi sulla presidenza dell’Eurogruppo. Per l’Unione europea si sta aprendo una lunga stagione di nomine nelle istituzioni economiche e finanziarie, che potrebbe avere profonde implicazioni per la direzione che imboccherà la zona euro. La presidenza dell’Eurogruppo è solo uno dei molti posti che dovranno essere rinnovati da qui al novembre 2019, quando scadrà il mandato di Mario Draghi alla testa della Banca centrale europea. Entro giugno del prossimo anno sarà necessario trovare anche un nuovo vicepresidente della Bce per sostituire il portoghese Vitor Constâncio. A inizio 2018 i governi dovranno nominare un successore all’austriaco Thomas Wieser che abbandonerà le presidenze dell’Eurogroup Working Group e dell’Economic and Financial Committee, i due organismi tecnico-politici che preparano le decisioni di Eurogruppo ed Ecofin. Potrebbe rimetterci il posto di direttore alla Direzione generale Ecofin della commissione anche l’economista italiano Marco Buti. Ma il punto di partenza rimane l’Eurogruppo, destinato a condizionare tutte le altre nomine sulla base di criteri politici e geografici.

 

“Non escludo che Dijsselbloem stia fino alla fine del suo mandato in gennaio”, spiega al Foglio l’alto funzionario europeo, che preferisce mantenere l’anonimato perché le discussioni in corso sono riservate. In teoria i suoi giorni sono contati, visto che il suo partito socialista è uscito sconfitto dalle elezioni in Olanda di marzo e ha deciso di non partecipare ai colloqui per la formazione di un nuovo esecutivo.

 

Il premier olandese Mark Rutte non ha ancora trovato una maggioranza e i negoziati potrebbero durare mesi. Comunque “dimenticatevi le regole”, dice l’alto funzionario: la decisione sulla presidenza dell’Eurogruppo è “questione politica”. Dijsselbloem potrebbe essere costretto ad andarsene subito dopo la fine della sua esperienza di ministro delle Finanze oppure essere invitato a restare fino a gennaio. I candidati per sostituirlo non mancano, anche se alcuni cominciano a guardare ad altri posti, come lo spagnolo Luis de Guindos, che sembra interessato alla vicepresidenza della Bce. In teoria, per rispettare un po’ di equilibri tra partiti europei, all’Eurogruppo servirebbe un socialista. Il commissario europeo Pierre Moscovici non ha nascosto il suo desiderio, ma non è ministro delle Finanze. Il portoghese Mário Centeno, il maltese Edward Scicluna e lo slovacco Peter Kazimir fanno parte della famiglia socialista, ma i loro paesi hanno poco peso. L’italiano Pier Carlo Padoan avrebbe la caratura, ma paga l’incertezza sull’esito delle elezioni in Italia. In questo contesto “sta emergendo la candidatura Le Maire”, spiega l’alto funzionario europeo. Di centrodestra ma macroniano, cantore – come ha detto in un’intervista sul Journal du Dimanche – del rinascimento gollista francese, “liberare le capacità economiche del paese e proteggere i nostri interessi vitali”, il ministro delle Finanze potrebbe sparigliare le carte degli equilibri partitici. Di centrodestra ma con idee progressiste sulla zona euro, Le Maire ha già iniziato a fare discorsi che possono piacere tanto a Berlino (sulla responsabilità di bilancio) quanto ad Atene (sugli interessi sul debito adeguati ai tassi di crescita).

 

La permanenza o meno di Wolfgang Schäuble al ministro delle Finanze in Germania dopo le elezioni di fine settembre è destinata a condizionare la scelta del presidente dell’Eurogruppo. Le Maire ha più volte mostrato in pubblico la sua vicinanza a Schäuble e il ritorno sotto il 3 per cento di deficit della Francia sarà una condizione essenziale per mettersi a dirigere i ministri delle Finanze della zona euro. Ma un approccio più rigido sul Patto di stabilità, necessario a ottenere dalla Germania il bilancio autonomo della zona euro chiesto da Emmanuel Macron, non sarebbe l’unica notizia bruttina per l’Italia. Dal prossimo anno l’Eurogruppo dovrà mettersi a lavorare sull’Unione bancaria, altro dossier su cui l’Italia è guardata con sospetto per l’aggiramento delle regole sul bail-in. Ma i più irritati per l’operazione sulle due banche venete e gli aiuti di stato a Banca Intesa “non sono stati i tedeschi”, rivela l’alto funzionario: “A essere furiosi erano i francesi perché così si rovinano le prospettive di completamento dell’Unione bancaria”.

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