La decomposizione di una Repubblica

Altro che Nixon e Kissinger. Alla Casa Bianca c'è un pazzo solo al comando. Il peggio è che è esattamente quello che si aspettavano e volevano i suoi elettori

La decomposizione di una Repubblica

Donald Trump (foto LaPresse)

Magari fosse una crisi costituzionale. Con Richard Nixon fu così che andò. Ostruzione della giustizia. E solo poi caos e vergogna nazionale. Punto. Nixon aveva fatto passi da gigante in campo diplomatico, cambiando l’ordine mondiale con il favoloso viaggio in Cina, e aveva fronteggiato con decisione il mutamento delle ragioni di scambio tra paesi produttori di petrolio e no, la Grande Turbolenza iniziatasi nel 1973. Ma il punto più importante è che nessuno tra coloro che avevano votato Nixon, e messo Henry Kissinger, dico Kissinger, al Consiglio per la sicurezza nazionale, nessuno si aspettava quei comportamenti, nessuno era disposto a tollerarli né tra i democratici né tra i repubblicani. Sopra tutto, l’opinione generale americana era basita, frastornata, incredula.

 

Ora non è così. Trump non ha realizzato alcunché né dà segno di poterlo fare, a partire dalle relazioni con il Congresso per finire con il suo impatto su alleati e avversari nel mondo. Muro, infrastrutture, sanità, piano fiscale, immigrazione, è tutto per aria, e l’unica notizia dalla Casa Bianca è da sei mesi la Casa Bianca stessa trasformata in un bordello familista e in un alberghetto malfamato teatro di ripicche, di risse, di lotte intestine, di licenziamenti, di doppi giochi spericolati, di attacchi alle libertà civili, di fughe dalla realtà e dalla responsabilità. Quindi non è la coppia Nixon-Kissinger alla testa dello stato o dell’amministrazione, con scandalo annesso e dimissioni, è un pazzo solo al comando, cosa diversa.

 

Il peggio è che è esattamente quello che si aspettavano e volevano gli elettori di Trump, minoritari nella misurazione popolare (meno tre milioni di voti), ma efficaci per un pugno di consensi nel collegio elettorale in tre stati decisivi. Sapevano che avrebbero avuto al potere uno sparlatore, un impostore, un bugiardo, un con-man, e pur di liberarsi con rabbia inconsulta del politicamente corretto, della dinastia Clinton, della dittatura degli harvardiani perbene, ecco che si beccano quel che hanno tragicamente voluto, l’harvardiano dei Sopranos Scaramucci che parla come un carrettiere, anche peggio, e mette il suo turpiloquio al servizio di un finto amore per Trump che fino a ieri definiva un cialtrone. Si beccano quello che però hanno voluto: una brutta commedia senza capo né coda, e una minoranza agguerrita continua ancora a goderselo questo bla bla bla via Twitter pericoloso per l’America, espropriata del suo onore, del suo rigore, della sua autostima, e per il mondo.

 

Dunque non è solo una crisi costituzionale, con il dipartimento di Giustizia assediato da coloro che sono indagati dai suoi uomini, con una destra parlamentare vincolata alla faziosità ma, come ha dimostrato John McCain, con le due eroine del voto sull’Obamacare, tentata dalla ribellione, con la minaccia che pende su tutti coloro che non si piegano al governo dell’Ego, del Narciso, del mattocchio anche simpatico ma estremamente insidioso e rischioso. E’ una piena crisi democratica, una decomposizione demagogica della repubblica americana simile al modello degenere delle Repubbliche platoniche, descritte dal grande filosofo ateniese duemilaquattrocento anni fa. E’ la rotta di una intera classe dirigente, con la stampa scritta nel bunker della rispettabilità e della serietà, che non ha ancora elaborato il lutto delle sue passate responsabilità nel creare il clima soffocante che ha spinto gli americani a rovesciare il tavolo. Cosa vogliamo di più e di peggio? La Corea del Nord fa i suoi esperimenti. L’Iran non è più né dentro né fuori il patto fragile e squilibrato siglato da Obama. Israele ha capito che quello di Trump e Tillerson non è l’asso nella manica, e il Medio oriente è ribollente, per non parlare della Siria, che è stata teatro di un bombardamento-spot e nulla più, come se non bastassero i bombardamenti veri. Ognuno, a partire da Putin, è libero nel suo gioco provocatorio e ritorsivo, e l’Europa è lambita dalla incombente grande frenata del commercio internazionale, se il gruppo di Wall Street che tiene per le palle l’impostore non avrà la forza di immobilizzarlo e imbavagliarlo. Great expectations.

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  • fabriziocelliforli

    31 Luglio 2017 - 22:10

    Mi considero DA SEMPRE amico degli Usa e tengo a questa amicizia. Se vedi che un amico o uno che rappresenta il Paese amico sta sbagliando, hai solo due opzioni davanti a te: 1)te ne freghi ma allora tanto amico non eri; 2)glielo dici; da amico: duramente o come vuoi per salvare l'amicizia. Con i miei amici più cari l'ho fatto: abbiamo litigato duramente ma civilmente, poi ci siamo riabbracciati con gli occhi lucidi. Questo dovrebbero fare gli amici dell'America con l'America ma nessuno lo sta facendo; e allora vien da dire che erano amici "solo per prendere su" benefici! Seconda parte: L'America come utopia, come non-luogo. Vedasi alla voce 'sogno americano' et similia. Per gli europei e per taluni in particolare l'America era il wildiano progresso come realizzazione delle utopie. Che non sia questo il padre di tutti i fraintendimenti? E' possibile ripensare l'America come realtà non necessariamente distopica ma senza utopia? un altro angolo visuale, insomma.. Grazie

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  • Giovanni Attinà

    31 Luglio 2017 - 14:02

    Una sola considerazione: a me Trump non piace ma ancora di più non mi piaceva la Hillary Clinton, responsabile dei disastri delle cosiddette "primavere arabe" e di della decadenza della politica estera Usa. Quanto a Giuliano Ferrara, come al solito, c'è l'esagerazione, perché in ogni caso gli Usa continuano ad essere una grande nazione. Piuttosto, vale anche per Renzi e compagni, questi politici dovrebbero fare fatti e non dilettarsi con i twitter. Questa prerogativa lasciamola alla gente comune e ai giornalisti. Ci sarebbe poi da fare una discorso sulla stampa Usa alla moda: ma in Italia c'è il complesso d'inferiorità e citare un giornale estero fa tanto chic.

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  • gaetano.tursi@virgilio.it

    gaetano.tursi

    31 Luglio 2017 - 11:11

    Il sovrapporsi della seconda bolla di calore estivo all’ennesima intemerata del direttore emerito contro l’aranciocrinito Donald, mi hanno dato il colpo di grazia; eccomi infatti ridotto - a 53 anni suonati - a scrivere una banalità populista come un 5stelle qualsiasi: “ Trump cadrà. Non perché cialtrone, quanto perché inviso all’establishment”. Ora, però, chiunque tu sia, esci dal corpo di Giuliano Ferrara e restituiscilo, integro, alla comunità dei lettori.

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  • luigi.desa

    31 Luglio 2017 - 07:07

    Che Trump sia un casinaro non ci piove ,ma è pur vero che contrariamente a quanto va ogni giorno lamentando Ferrara la struttura istuzionale Usa regge infatti in sostanza Trump sta comninando granchè gaffes a parte. Lo anticipò Lucio Caracciolo nelle more delle elezioni presidenziali. Negli Stati Uniti i poteri sono così bene bilanciati che Trump sarà ben controllato e gravi danni non potrà fare. Piuttosto sono gli anti trumpisti che l'hanno presa talmente male che forse si riuniranno in associazione per tentare con viaggi a Luordes , addirittura si piegheranno a chiedere a qualche pezzo islamico una fatwa contro Donald. Trump è un mattaccchione ha trovato un giocherello ( la presidenza ) e si diverte un mondo .Sotto la Trump tower c'è la solita gente che si crede pregna di ogni virtù e ulula rompendo le scatole in continuazione.Tutto ciò che accade in natura è naturale e qualche bell'ingegno non lo ha ancora capito.

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