Singhiozzi diplomatici

Macron lancia gli hotspot in Libia e poi li ritira (“non li faremo”), mentre Haftar gli dà un altro dispiacere

Paola Peduzzi

Email:

peduzzi@ilfoglio.it

Singhiozzi diplomatici

Parigi, il presidente Emmanuel Macron (foto LaPresse)

Roma. Sulla crisi dei migranti e sulla stabilizzazione della Libia c’è “un’agenda che ci impegna sul piano dell’accoglienza, sulla discussione con le ong di una serie di regole, sul favorire la riconciliazione delle forze” in campo libico, ha detto ieri il premier italiano Paolo Gentiloni. A questo spirito di “regole condivise” si è infine attenuto anche il presidente francese, Emmanuel Macron.

 

Ieri mattina Macron aveva annunciato la creazione di hotspot in Libia, con eventuale personale francese, “che l’Europa ci sia o non ci sia”: non esistono soluzioni di questo tipo al momento, perché il controllo delle coste libiche è affidato all’Oim e all’Unhcr, e perché – soprattutto – l’assenza di interlocutori chiari per la gestione di eventuali hotspot è il motivo principale per cui con la Libia non si è potuto siglare un accordo simile a quello che l’Europa ha fatto con la Turchia. La proposta di Macron ha fatto ripartire la discussione sulla Francia pigliatutto in competizione con l’Italia, con le tifoserie divise, ma lo stesso presidente francese ha interrotto le speculazioni telefonando a Gentiloni nel pomeriggio e ritirando la proposta sugli hotspot. Non li faremo “già dall’estate”, e non li faremo al di fuori dell’agenda condivisa da tutti i paesi.

 

Proponendo un incontro anche con Spagna e Germania, Macron ha ribadito la necessità di una collaborazione – fermo restando che un controllo della costa libica resta una priorità per tutti. Nel frattempo anche il generale libico Haftar, che controlla l’est del paese e che aveva goduto del palcoscenico internazionale offertogli da Parigi lunedì, ha dato un piccolo dispiacere a Macron. Haftar ha rilasciato interviste – rare, è un uomo di poche parole, ma il palcoscenico internazionale lo ha reso più chiacchierone – in cui denigra Serraj, dice che è uno che “parla a vanvera”, si candida a leader di tutta la Libia “se dovesse essercene la necessità” e dichiara: ci sono soltanto “soluzioni militari” alla crisi libica.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • mauro

    28 Luglio 2017 - 16:04

    Il dispiacere più che a Macron Haftar lo dà a noi che continuiamo a ignorarlo. E senza di lui non si farà nulla.

    Report

    Rispondi

Servizi