Lo scontro tra Macron e il generale apre un piccolo spazio ai gollisti

I Républicains francesi cercano un leader e un'occasione per rigenerarsi. Forse li hanno trovati, ci dice un esperto

Lo scontro tra Macron e il generale apre un piccolo spazio ai gollisti

Macron presiede il primo consiglio di difesa con i suoi ministri (foto LaPresse)

Roma. Ha ancora senso la destra nella Francia di Macron? Les Républicains, i gollisti eliminati al primo turno delle presidenziali, sono una delle grandi vittime della ricomposizione politica in atto. Però, grazie allo scontro tra il presidente e i vertici militari, concluso con le dimissioni del capo di stato maggiore Pierre de Villiers mercoledì mattina, la destra potrebbe ritrovare il modo di opporsi alle politiche del presidente. Jérôme Fourquet, politologo e direttore del dipartimento opinione pubblica dell’istituto di sondaggi Ifop, spiega al Foglio perché il braccio di ferro sul budget può essere un’occasione per i repubblicani: “Se avessimo fatto quest’intervista una settimana fa avrei detto che la posizione del centrodestra era effettivamente molto difficile. En Marche! ha attratto molti elettori che si considerano di destra, ma anche importanti esponenti del partito, oggi al governo. Il suo progetto politico ha tutto per piacere alla destra, almeno sui temi economici e sociali”. In effetti la riforma del lavoro riprende uno degli storici cavalli di battaglia dei gollisti: la contrattazione aziendale. Come opporsi? Secondo Fourquet i repubblicani sono andati in difficoltà perché “il dibattito è stato monopolizzato dall’economia, un tema sul quale le differenze con Macron sono difficili da cogliere”. La polemica tra il presidente e il suo capo di stato maggiore, invece, rischia di spostare il dibattito su temi più favorevoli al centrodestra, che in questo momento non subisce la concorrenza del Front national, lacerato dalla lotta interna sulla linea no euro.

  

Secondo Fourquet “i primi passi di Macron sono stati quasi perfetti, ma adesso deve confrontarsi con la realtà: è impossibile piacere a tutti. Sulla sicurezza, l’identità, l’immigrazione i repubblicani hanno la possibilità di marcare una differenza; questi sono temi rilevanti per il loro elettorato oggi confuso, ma non acquisito al macronismo. L’umiliazione del generale e i tagli alla difesa sono un angolo perfetto di attacco. Possono dire che Macron ha tradito le promesse elettorali e che non è in grado di proteggere i francesi. Se questo si aggiunge al calo della popolarità del presidente uno spazio per i repubblicani può crearsi”. In più sta emergendo una nuova leadership, quella di Laurent Wauquiez, governatore della regione Auvergne-Rhône-Alpes, fedelissimo dell’ex presidente Sarkozy e interprete di una destra dura, che “non si vergogna dei propri valori” e che si oppone senza sconti a Macron. Per Fourquet “è evidente che questa linea finirà per essere maggioritaria, per due motivi. Il primo è matematico: i sostenitori dei volti più moderati, come Valérie Pécresse (presidente dell’Ile de France) o Xavier Bertrand (presidente della regione Hauts-de-France), sono sempre di meno. E infatti entrambi hanno rinunciato a candidarsi al congresso che si terrà a novembre, perché sanno che la loro posizione è minoritaria. Il secondo è ideologico: se la destra deve diventare la prima opposizione sui temi identitari, è chiaro che un leader intransigente come Wauquiez è il più adatto”.

  

Wauquiez è però sospettato di dialogare con il Front national, soprattutto dopo che Marion Maréchal Le Pen ha detto pubblicamente di essere pronta a lavorare con persone come lui. E’ uno scenario possibile? “Non direi” risponde Fourquet “perché in questo momento la dinamica del Front national è perdente. Sei mesi fa era un partito in ascesa, oggi deve fare i conti con una pesante sconfitta elettorale. L’estrema destra non è attrattiva, Nicolas Dupont-Aignan è scomparso dalla scena politica proprio dopo l’alleanza con i frontisti. La scommessa, per Wauquiez, potrebbe essere recuperare chi ha votato Le Pen alle presidenziali restando repubblicano. La strategia non è nuova tra l’altro, Sarkozy ci ha costruito una carriera politica. Certo, lo spazio è stretto, ma gli elettori di destra esistono, devono essere riconquistati”.

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