Tre sfumature di populismo

Argentina, Grecia, Venezuela e i risultati dell’internazionale sovranista

Tre sfumature di populismo

Néstor Kirchner, Alexis Tsipras, Hugo Chávez

La Grecia si appresta a tornare sul mercato con un’obbligazione a 5 anni, al tasso previsto del 4,5 per cento che sconta il rischio non fugato di ristrutturazione del debito: è comunque la prima uscita dal tunnel dal 2014, la ricerca di fiducia degli investitori. Anche l’Argentina ci prova, con scadenze a 100 anni e un tasso all’8 per cento. Difficile far dimenticare i tango bond, le furbate a danno dei sottoscrittori (moltissimi italiani), i risarcimenti imposti dalla Corte suprema americana. Ancora nessuna speranza, invece, per il Venezuela dove è ormai un caso mondiale la protesta contro Nicolás Maduro, erede di Hugo Chávez, il cui nazionalismo antioccidentale piacque molto alla gauche italiana e piace tuttora ai 5 stelle, che hanno nientemeno proposto l’autocrate, assieme al collega cubano Raúl Castro, come mediatore per la Libia. Che cosa hanno in comune questi tre paesi, che non vengono dal sottosviluppo (il Venezuela ha le prime riserve mondiali di greggio, la Grecia vantava la maggiore flotta mercantile, l’Argentina il più elevato pil pro capite e alfabetizzazione del Sud America)? Semplice: le ricette populiste degli ultimi decenni.

  

Certo, anche errori altrui, come per il Fondo monetario internazionale. Attenzione, però, errori non complotti: il Fmi non è entrato ad Atene e Buenos Aires sui carri armati. Mentre è tutta responsabilità di quei governi il peronismo argentino trasmutato nella parità fasulla con il dollaro, il peso “interno” stampato a volontà, la conseguente super-svalutazione e inflazione, la bancarotta. E il socialismo caraibico con salari e pensioni gratis e dipendenti pubblici al lavoro due giorni su sette. E l’illusione del duo Tsipras-Varoufakis, prima del rinsavimento, che tanto ha ispirato la sinistra italiana. Abbiamo avuto la Lista Tsipras, dissolta nel nulla; così come gli ammiccamenti berlusconiani-leghisti alla doppia valuta e al sovranismo valutario; e le delegazioni grilline alle celebrazioni di regime a Caracas per commemorare la morte di Chávez. Tre populismi in angoli diversi del mondo, con le colpe appunto date sempre agli altri, come da regola dell’internazionale del vittimismo complottista. Con esiti diversi, ma un’unica costante: la fine della favola e delle bugie, l’impatto con la realtà pagato dalle classi più deboli. Quelle dei quali i populisti di qua si proclamano difensori.

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