Un quinto degli europei vota populista, dice uno studio

Gli anni d'oro del populismo autoritario spiegati con grafici e numeri. Gli estremismi di destra e di sinistra crescono, e talvolta vanno anche al governo

Un quinto degli europei vota populista, dice uno studio

Marine Le Pen con Nigel Farage (foto LaPresse)

Londra. Alle ultime elezioni politiche un quinto degli elettori europei ha votato per un partito populista autoritario di destra o di sinistra: quasi 56 milioni di cittadini in 33 paesi, ossia i 28 europei più Islanda, Norvegia, Svizzera, Serbia e Montenegro, ha scelto partiti o movimenti anti-establishment. In Italia, nel 2013, sono stati il 33,7 per cento, ossia 11,4 milioni di elettori, e in Francia sono stati 6,3 milioni, ossia il 28,1 per cento. E’ quanto emerge dall’Authoritarian Populism Index pubblicato dallo svedese Timbro, think tank a favore del libero mercato e sponsorizzato da Epicenter, una rete di istituti liberali e libertari europei. Attraverso l’analisi dei dati elettorali dal 1980 all’estate 2017, questo indice evidenzia la continua crescita dei partiti e movimenti anti-establishment e permette di capire come il populismo autoritario costituisca ormai una minaccia reale per le democrazie “liberali” europee. Anche perché, sebbene esistano da tempo, questi partiti sono spesso al governo, cosa che prima non avveniva.

  

 

Come mostrano i dati dello studio, il primo del suo genere, il “populismo autoritario” si è affermato come terza forza ideologica della politica europea, dietro il conservatorismo e il socialismo democratico, con una crescita costante dal 1980 ad oggi. Ma se tra il 1980 e il 2000 i sostenitori sono aumentati solo dell’1 per cento, dal 10,1 per cento all’11,3 per cento, la percentuale totale di elettori europei che ha sostenuto un partito populista autoritario alle ultime elezioni è il 21,4 per cento. Gli anni d’oro del populismo autoritario, che non accenna a indebolirsi, sono stati il 2016 e il 2017, ma le radici, secondo Timbro, vanno cercate nella recessione del 2009-2012 e nella crisi dei rifugiati. Se Ungheria, Polonia e Grecia sono i paesi europei in cui i partiti populisti sono più forti, questi sono presenti nei governi di nove stati europei, ossia Ungheria, Polonia, Grecia, Norvegia, Finlandia, Lettonia, Slovacchia, Svizzera e Bulgaria.

 

 

Le elezioni europee e le consultazioni locali e regionali sono state escluse dallo studio, che definisce i partiti populisti-autoritari come quelli che si affermano attraverso una "contrapposizione con un’élite corrotta e ammanicata", "una mancanza di pazienza nei confronti della legge", "una richiesta di democrazia diretta", "il perseguimento di uno stato più potente attraverso la polizia e l’esercito a destra e la nazionalizzazione delle banche e delle grandi aziende a sinistra", "una forte critica dell’Unione europea, dell’immigrazione, della globalizzazione, del libero scambio e della Nato" e, infine, "l’uso di un linguaggio rivoluzionario e le promesse di cambiamento drastico". Caratteristiche che, nell’analisi di Timbro, riguardano sia i partiti di destra sia quelli di sinistra.

 

 

La sinistra radicale sta guadagnando terreno, dopo un calo drastico registrato tra gli anni Ottanta e il primo decennio del 2000, passando dal 9,9 per cento del 1981 al 3,7 per cento del 2010. Nel 2017 il 6,3 per cento degli elettori li ha sostenuti: a il 28,2 per cento in Italia, il 21,2 per cento in Spagna e il 25,7 per cento a Cipro. In Grecia sono passati dal 12,3 per cento del 1980 al 45,1 per cento. I populisti di destra sono passati dall’1 per cento del 1982 al 12,3 per cento del 2016, attestandosi al 12,1 per cento nel 2017, e sono particolarmente forti in Ungheria (65,2 per cento), Polonia, (46,4 per cento), Svizzera (30,8 per cento), Austria (24 per cento) e Danimarca (21,1 per cento).

 

La crescita del populismo, secondo Timbro, è legata a un declino delle ideologie centriste e mainstream. Nel 1997 il 32,6 per cento degli elettori votava conservatore o democristiano e il 27,1per cento socialdemocratico. I liberali erano l’11,9 per cento, i verdi il 2,2 per cento e quelli a favore del populismo autoritario solo il 7,9 per cento. Oggi i conservatori sono il 26,9 per cento e i socialdemocratici il 23 per cento. I liberali sono rimasti stabili: il 12 per cento. 

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Commenti all'articolo

  • Giovanni

    11 Luglio 2017 - 21:09

    Non capisco dove sia la sorpresa. Cosa è stato il fascismo? e il Nazismo? E la rivoluzione russa? Tutti fenomeni populisti dovuti essenzialmente alla guerra e al dopoguerra e alla crisi economica del '29 (la Grande Depressione). Oggi noi stiamo vivendo un periodo altrettanto drammatico dovuto alla crisi partita dai "subprime", l'emergere di nazioni prima assenti dal panorama economico mondiale e diventate rapidamente giganti economici di primo piano, il fenomeno della migrazione di massa dalla'Africa e dal medio oriente. Ciliegina sulla torta, il terrorismo islamico. Ci manca solo una guerra mondiale ed ecco spiegato il neofascismo grillino, il radicalismo di destra alla Salvini e quello di sinistra. E ancora va bene visto e considerato che questi partiti sono ancora all'opposizione ma occorre una reazione da parte dei moderati. Ci sono delle istanze popolari che devono trovare una soluzione ragionevole ma ferma oppure sarà il diluvio.

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