Trump Jr apre l'ennesimo fronte del Russiagate

Il presidente vuole disperatamente chiudere il caso russo, ma tra G20, hacker e il figlio maggiore ci ricasca sempre

Eugenio Cau

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Trump non ne esce

Donald Trump (foto LaPresse)

Roma. “Time to move forward”, scrive Donald Trump su Twitter sulle intromissioni della Russia nella campagna elettorale americana, mostrando l’unico sentimento costante in questi mesi di smentite e doppie versioni su ogni aspetto della vicenda: l’ansia di lasciarsi l’affaire russo alle spalle, la stessa che sembra aver consigliato il licenziamento di James Comey dall’Fbi, e che ogni volta spinge Trump a definire “chiuso” un caso che non si chiude mai. E’ successo di nuovo al G20 di Amburgo, quando, al primo incontro tra il presidente americano e il suo collega russo Vladimir Putin, il primo chiede “due volte”, “energicamente” delle interferenze russe nelle elezioni, il russo “nega con forza” e il leader del mondo libero non solo si accontenta, ma rilancia. Ora che il caso russo è chiuso definitivamente, scrive Trump su Twitter, “è ora di guardare avanti per lavorare con la Russia in maniera costruttiva!”.

 

Tra gli elementi di questa collaborazione rinnovata, scrive Trump sempre su Twitter, c’è la proposta di creare una “unità di cybersicurezza impenetrabile così da evitare gli hackeraggi elettorali e altre cose negative”. Organizzare un’unità anti hacker con il mandante presunto degli hacker che ti hanno appena attaccato, ovviamente, è come chiedere al lupo di aiutare a costruire il nuovo ovile. Gli esperti di sicurezza, i democratici e alcuni tra i più falchi e intransigenti tra gli esponenti repubblicani, a partire dai soliti Lindsey Graham e John McCain, hanno gridato allo scandalo, tanto più perché nelle stesse ore avevano iniziato a circolare una serie di report del dipartimento di Sicurezza interna e dell’Fbi secondo cui gruppi di hacker governativi russi avrebbero attaccato i computer delle centrali nucleari dell’America e di altri paesi occidentali. Fare accordi di sicurezza digitale con l’uomo che cerca di violare le tue infrastrutture nucleari non sembra una scelta saggia, ma il funambolismo di Trump su Twitter è esso stesso una strategia, ed ecco che poche ore dopo arriva la smentita parziale. Aver discusso della questione non vuol dire che l’unità di cybersicurezza russo-americana si farà per forza. Al contrario, scrive Trump, il cessate il fuoco sulla Siria si può fare, e si è fatto. Caso chiuso, ancora, e collaborazione con la Russia a pieno ritmo.

 

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In realtà il caso continua a riaprirsi, e la Casa Bianca si trova a dover gestire l’ingresso di un nuovo protagonista nell’affaire russo, il figlio maggiore di Trump, Donald Trump Jr., accusato nel fine settimana dal New York Times di aver partecipato nel giugno dell’anno scorso a un meeting con un’avvocatessa vicina al Cremlino, Natalia Veselnitskaya, per ricevere informazioni infanganti sul conto di Hillary Clinton.

 

L’incontro non era segreto. Lo avevano già citato nei resoconti necessari per lavorare nell’Amministrazione americana tanto il genero-consigliere Jared Kushner quanto l’ex capo della campagna elettorale Paul Manafort. Nessuno dei due però aveva specificato la natura delle conversazioni tenute. Così, quando fonti interne alla Casa Bianca hanno rivelato al Times che all’incontro aveva partecipato anche Donald Jr. (che non lavora nell’Amministrazione e dunque non è tenuto a rendicontare i suoi meeting, ma che durante la campagna elettorale ha avuto un ruolo importante), che era stato organizzato apposta per lui tramite un contatto comune e che il tema del meeting era: affondare la campagna di Clinton, è sembrato che fosse infine stata trovata la pistola fumante: i trumpiani cospiravano con i russi per influenzare la campagna elettorale americana.

  

In realtà finora l’articolo del Times ha trovato solo smentite (quella di Donald Jr., dell’avvocatessa Veselnitskaya, lunedì del Cremlino stesso, che ha comunicato di non aver mai saputo niente del meeting di giugno 2016), non c’è prova che dall’incontro siano uscite notizie compromettenti anti Clinton e la Casa Bianca sembra ben avviata nell’opera abituale di diniego. Ma il caso di Trump Jr. si è già trasformato in uno degli ennesimi fronti aperti dell’indagine russa, con il Wall Street Journal che in un editoriale pesante ricorda a Trump che “Putin non è amico dell’America”. Il presidente che vuole chiudere il caso ci è già ricascato. 

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Commenti all'articolo

  • carlo schieppati

    10 Luglio 2017 - 18:06

    Ma basta! Il Russiagate è una boiata pazzesca.

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