Non si fermano le purghe di Erdogan contro le ong

Arrestati altri attivisti, tra cui il direttore nazionale di Amnesty. Migliaia di persone sfilano per il 22esimo giorno nella lunga marcia da Ankara a Istanbul. E l'Europarlamento chiede la fine del processo di adesione all'Ue

Non si arrestano le purghe di Erdogan contro le ong

La marcia che coinvolge migliaia di persone da Ankara a Istanbul (foto LaPresse)

Ieri a Istanbul la polizia turca ha arrestato altri nove attivisti per i diritti umani, incluso il direttore nazionale di Amnesty International. Le autorità non hanno spiegato le ragioni dei fermi, che Amnesty ha definito "un grottesco abuso di potere". Il 6 giugno scorso la polizia aveva arrestato anche il presidente dell'ong, Taner Kilic, con l'accusa di essere parte di un'organizzazione "terroristica", una tesi che Amnesty ha definito "priva di fondamento".

 

Nel frattempo è entrata nel suo 22esimo giorno la lunga marcia di protesta contro gli arresti sommari compiuti dalla polizia turca e contro l'erosione del sistema democratico nel paese. Alla manifestazione partecipano migliaia di persone e il corteo, che si muove da Ankara a Istanbul con cartelli e striscioni che attaccano il presidente Recep Tayyip Erdogan, è partita dopo l'arresto di un parlamentare dell'opposizione, uno tra i 50 mila fermati dalla polizia nell'ultimo anno, dal tentato colpo di stato del luglio 2016 a oggi.

 

L'Ue intanto continua a contestare l'autoritarismo di Erdogan. Giovedì, l'Europarlamento ha votato in favore della sospensione del processo di adesione della Turchia all'Ue se Ankara dovesse mettere in pratica in modo integrale le riforme approvate col referendum proposto da Erdogan lo scorso aprile, tra cui c'è l'applicazione della pena di morte. Il voto del Parlamento europeo non è vincolante e formalizza una richiesta ufficiale alla Commissione affinché interrompa il processo di adesione, ma resta un messaggio politico molto preciso nei confronti di Ankara: se la svolta presidenziale di Erdogan dovesse andare in porto, la Turchia perderebbe molti soldi, quelli che l'Ue assicura ai paesi coinvolti nel processo di adesione.

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Commenti all'articolo

  • marco.ullasci@gmail.com

    marco.ullasci

    07 Luglio 2017 - 13:01

    Tradotto: l'UE resta a guardare. Del messaggio politico in Turchia si curano poco visto che sono loro ad avere in mano le chiavi del portone balcanico verso l'unione europea: loro lo sanno, noi lo sappiamo. Tutto il resto e' teatrino al contorno per dare a intendere all'elettorato che non siamo succubi.

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