I migranti e il controllo

Due priorità: riformare Dublino e responsabilizzare i governi africani

I migranti e il controllo

LaPresse/Massimo Paolone

Al vertice di Tallinn dei ministri dell’Interno europei la nota frattura tra l’Italia e l’Europa sulla questione di aprire altri porti europei ai migranti in arrivo si è ripetuta uguale a se stessa. Non ci si aspettava nulla di molto diverso, al momento le regole prevedono che su questa rotta l’Italia sia paese d’approdo e nessun’altra nazione ha interesse né volontà di cambiarle, nonostante la richiesta del ministro Minniti. Per modificare davvero questo approccio si deve riformare il trattato di Dublino e questo dovrebbe essere l’obiettivo primario del nostro governo: la Germania è d’accordo sulla riforma, la Francia è da sempre estremamente refrattaria e ambigua, sarebbe anche un buon momento per testare il neoeuropeismo che ci ha salvati dal populismo disfattista ma ora ha bisogno di assumere una dimensione di concretezza.

   

Sull’altro fronte della crisi dei migranti, il controllo della frontiera sud dell’Europa, l’Italia sta ottenendo invece già da ora attenzione e sostegno: come ha detto il ministro della Difesa al Foglio, richiedere “il blocco navale” è come fare un atto di guerra, ma il controllo, quello sì, è una priorità. E il controllo si ottiene investendo sulla Guardia costiera libica, sullo sviluppo economico dei paesi africani, sul coinvolgimento delle istituzioni internazionali che si intestano la guida e la responsabilità dei campi profughi che possono essere creati sulla costa libica. Su questo approccio, il controllo congiunto, responsabilizzando i governi africani, l’Europa si è mostrata molto più attiva e, strano a dirsi, solidale. Ma responsabilizzare i governi africani non è solo un passaggio politico ma un passaggio culturale che dipende anche dall’Italia. Se la politica resterà quella dell’incentivare le partenze, non si andrà lontano. Se la politica diventerà quella di governare i flussi, qualcosa si otterrà.

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Commenti all'articolo

  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    07 Luglio 2017 - 19:07

    Che pena sentire il nostro Paese (ebbene sì, sono sovranista, come tanti altri che lo sono ma non lo dicono) spernacchiato non già dal comandante Merkel o dal suo nostromo Macron, ma dal ministro belga, che al GR2 risponde ridendo alla domanda se verranno aperti altri porti oltre a quelli italiani. Almeno il Cav. era stato sbertucciato dai massimi livelli di allora (la sempiterna Merkel col vecchio nostromo Sarkozy). Perché pure staterelli virtuali come quello belga si sono accorti che l'Italia non è nient'altro che una mosca cocchiera, e ci trattano di conseguenza

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  • luigi.desa

    07 Luglio 2017 - 08:08

    Ormai l'argomento migranti non ha più elementi di novità è una minestra che continua ad essere rigirata e servita in porzioni sempre più insipide. A parte gli xenofobi nessuna persona onesta ha il coraggio o la dignità di dire o scrivere che è un processo irreversibile inarrestabile tendente ad aumentare costantemente il cui prezzo in termini sociali ( quello economico già lo pagano) e che gli italiani andranno a pagare sarà improvviso e pesantissimo.Ieri sera una firma del Corriere a Linea notte ha rispolverato l'emigrazione italiana negli Stati Uniti ( dimenticando che arrivavano con tanto di passaporto sennò nisba ) e supponiamo ( si potrebbe intervistare l'ambasciatore americano) che gli emigranti italiani fossero tutti somali e eritrei venuti in Italia in seguito alle conquiste coloniali,qualcuno oserebbe sostenere che la politica braccia aperti degli americani sarebbe stata la stessa concessa a italiani tedeschi polacchi irlandesi ? Vorrei conoscerelo il fesso .

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  • carlo.trinchi

    06 Luglio 2017 - 22:10

    Quando è in atto un'invasione l'accoglienza viene meno. L'Europa tace e chi tace e se ne frega acconsente. Di la dal mare ce ne sono pronti un milione. Qualcuno, compreso il papa, ci dica quale è la cosa buona e giusta da fare.

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