Bizzarrie d'Europa

Del clima litigarello e dell’Olanda-argine-antipopulista ancora senza governo

Bizzarrie d'Europa

Mark Rutte, vincitore delle elezioni legislative olandesi lo scorso 15 marzo

L’Europa ha ricominciato a essere litigarella, l’appello merkeliano ad alzare la testa e assumersi le proprie responsabilità funziona come impulso in linea generale, ma poi c’è la quotidianità, e allora il presidente della Commissione europea Juncker dice che l’Europarlamento è “ridicolo”, con immediata risposta indignata dei parlamentari europei (l’aula era vuota mentre si discuteva di cose piuttosto rilevanti, tipo l’immigrazione), mentre la solidarietà annunciata tra paesi membri mostra le sue enormi e persistenti lacune. Si va continuamente a caccia di un colpevole, l’ultimo che ha detto “no” o quello che lo dice sempre, mentre si prova a speculare su quanto la debolezza dei governi degli stati membri condizioni l’incapacità europea di essere davvero compatta. C’è l’uomo nuovo a Parigi, fortissimo politicamente ma anche un po’ schizzinoso con la solidarietà; c’è la dama tedesca, che cerca la quarta conferma elettorale a settembre ma nel frattempo si comporta come se l’avesse già ottenuta. Il motore è questo. Poi ci sono gli altri, quelli più deboli e quindi un po’ colpevoli delle fragilità di tutti, l’Italia finisce sempre in questo elenco, come fattore di rischio permanente. Ma poi si va a vedere bene e si scopre che l’Olanda del primo argine contro il populismo, destra liberale vittoriosa ed estremisti cacciati indietro, è ancora senza un governo. Il Regno Unito in overdose elettorale (tre voti in due anni) ha un premier debole che pure conduce il negoziato più importante della storia recente europea. Pure lo spagnolo Rajoy guida con la sua flemma pragmatica un governo claudicante: eppure si va, con qualche bizzarria, e il colpevole a volte non è dove lo si cerca.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi