A Parigi va in onda la censura contro gli intellettuali dissidenti

Finkielkraut invita il teorico del “grand remplacement” nel suo programma radio, e parte la gogna mediatica pol. corr.

A Parigi va in onda la censura contro gli intellettuali dissidenti

Alain Finkielkraut (foto di Renaud Camus via Flickr)

Parigi. A Quotidien, trasmissione faro della sinistra caviar parigina in onda tutte le sere dal lunedì al venerdì sulla rete generalista Tmc, è diventata una specialità: mostrare su un cartellone il volto dei peccatori della settimana – il peccato, va da sé, è l’essersi smarcati dal pol. corr. dominante – ridicolizzarli un po’, costruire attorno alle loro frasi e riflessioni un processo mediatico senza contraddittorio e azionare l’inarrestabile macchina del fango. Questa settimana è stato il turno di Alain Finkielkraut, filosofo e accademico di Francia, che per la Parigi benpensante si è macchiato dell’infamia di aver invitato nel suo programma radio “Répliques”, su France Culture, l’intellettuale Renaud Camus, all’origine del concetto di “grand remplacement”, ossia la grande sostituzione etno-culturale che in molte zone del paese sta spazzando via i francesi autoctoni, “de souche”, a beneficio di popolazioni allogene, principalmente di origini arabe e africane.

 

Il dibattito organizzato da Finkielkraut attorno alla formula camusiana, che non è solo una teoria ma una realtà eclatante in sempre più quartieri d’oltralpe, ha visto confrontarsi l’intellettuale che denuncia le conseguenze nefaste del “cavallo di Troia del multiculturalismo” e il demografo pro immigrazionista Hervé Le Bras. C’è stato un dibattito vero, su un tema tabù come quello dell’immigrazione e del mutamento etno-culturale della Francia, ma per i radioascoltatori di France Culture e un certo universo mediatico parigino la libertà di parola lasciata a “un fanatico di estrema destra” come Camus ha rappresentato uno scandalo, una violazione del pubblico decoro.

 

“Provo un profondo disgusto per France Culture che permette a Finkielkraut e Renaud Camus di riversare odio in diretta sul servizio pubblico”, ha twittato un’internauta. “Insopportabile! Come può ancora intervenire sul servizio pubblico per diffondere ancora la paura dell’altro”, ha scritto su Twitter Nicolas Cadène, relatore generale dell’Observatoire de la laicité. Di tweet con questi toni ne sono apparsi a migliaia sul social network e di email indignate alla redazione di France Culture ne sono arrivate almeno quattrocento. “Renaud Camus non ha più voce in capitolo anche se tutti parlano di lui. Dandogli la parola ho voluto mettere fine all’anomalia di questa assenza onnipresente”, ha cercato di difendersi Finkie, chiamato, quattro giorni dopo, a giustificare l’invito di Renaud Camus nel canale radio dove officia dal 1985. Un ascoltatore dell’antenna ha accusato l’autore dell’“Identità infelice” di essere divenuto “il portavoce della follia paranoica islamofoba” – il riferimento è alla condanna per “islamofobia” (multa di 4mila euro) subita da Camus per un discorso pronunciato nel dicembre 2010, dove formulava la sua denuncia della “colonizzazione arabo-musulmana” della Francia.

 

E pensare che Camus, gay edonista autore di uno dei libri di riferimento della comunità omosessuale francese, “Tricks”, con prefazione di Roland Barthes, è stato per molto tempo un santino delle belles lettres parigine. Poi però, all’inizio degli anni Duemila, ritiratosi in un castello del Gard, nella Francia profonda, ha iniziato a sviluppare il suo discorso sulla sostituzione di popolazione in corso nel paese e sull’islamizzazione rampante che muta l’estetica della provincia e cancella tradizioni, costumi e abitudini secolari. E da quel momento è per tutti uno psicopatico di estrema destra, un declinista che diffonde idee nauseabonde, un infrequentabile a cui tappare la bocca, da isolare socialmente.

 

“Richiamare la censura mi sconvolge sempre in una democrazia. Indipendentemente dal fatto di essere d’accordo con alcune opinioni, tutte devono poter essere espresse se non contravvengono alla legge e alla dignità umana. Peraltro bisogna conoscerle se si vuole combatterle”, ha detto un redattore della trasmissione a una giornalista di Quotidien, la quale ha chiesto le ragioni, a suo avviso incomprensibili, di un tale invito, paragonando la teoria del “remplacement” al negazionismo. Alcuni hanno salutato il coraggio di Finkie nel rompere l’omertà mediatica sulla figura di Camus. Ma è già stata sollecitato il Csa, l’authority del settore audiovisivo, e France Culture, la trasmissione e Finkielkraut rischiano sanzioni.

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Commenti all'articolo

  • maurizio guerrini

    maurizio guerrini

    06 Luglio 2017 - 08:08

    I liberi pensatori come Finkielkraut sono visti come una minaccia dal pensiero polcor con il quale le immonde elites occidentali credono di potersi garantire la nuova schiavitù fornita dall'immigrazione. Tanto più chi lo definisce per ciò che è, ossia pensiero ipocrita, va a svelare il grande imbroglio con il quale viene spacciata per libertà consumistica l'animalesca massificazione degli individui privati della religione, particolarmente quella cristiana, cura dell'anima ed unico vero fondamento di ogni libertà dell'individuo. D'altra parte gli ideologi di corte non sanno fare bene i conti con la storia e con Chi la muove e pertanto, cacciato Dio dalla porta principale, si ritrovano nel panico nell'aver visto Allah entrare dalla finestra. Cercano miseramente di negare la verità che terrorizza il vuoto della loro anima.

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  • marco.ullasci@gmail.com

    marco.ullasci

    05 Luglio 2017 - 18:06

    La societa' aperta ha oramai nemici da tutte le parti.

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  • Unicagio51

    05 Luglio 2017 - 18:06

    Non riesco a capire da dove si origini tutta questa mortale passione islamofila francese italiana tedesca e così via. È la codarda paura che ormai si è insinuata nello animo di chi il coraggio non ce l' ha e non può darselo; o e' il becero ideologismo moralistico buonista sostenuto dagli utili idioti e assimilato passivamente dalle masse piegate al controllo del pensiero dominante?

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    • angelo54

      06 Luglio 2017 - 10:10

      No, è solamente il potere degli adepti del dio denaro, che controllano le masse attraverso i miti del politicamente corretto per i loro interessi.

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