Così le imprese tedesche si attrezzano per approfittare della manodopera dei rifugiati

Nell’ultimo anno sono aumentate le assunzioni di profughi ma la platea fuori dal mercato è ampia. Chi entra fa la “gavetta”

Così le imprese tedesche si attrezzano per approfittare della manodopera dei rifugiati

foto LaPresse

Berlino. Le assunzioni di rifugiati in Germania sono aumentate nell’ultimo anno con l’ingresso nel mercato del lavoro di manodopera ausiliaria. Secondo l’ultimo rapporto dell’Ifo di Monaco, il più accreditato fra gli istituti tedeschi di studi economici, il numero delle imprese che si serve della manodopera di rifugiati è triplicato nel giro di pochi mesi. Più in dettaglio, fra le 1.072 imprese censite dall’istituto bavarese in rappresentanza dell’intero mondo produttivo tedesco (edilizia esclusa), nel primo trimestre del 2017 quelle che hanno assunto dei rifugiati erano il 22 per cento, contro il 7 dell’ultimo trimestre del 2015.

  

I rifugiati entrano nel mercato in maggiore parte come manodopera ausiliaria e apprendisti. La maggior parte dei nuovi lavoratori (43 per cento) ha iniziato a lavorare come apprendista. In particolare delle imprese impiega i profughi in funzioni di supporto ad altri lavoratori (40 per cento), come tirocinanti (33), e infine come lavoratori qualificati (8). Le ragioni per impiegare un giovane siriano o una ragazza afgana non mancano: un’azienda su cinque ha dichiarato di aver approfittato dei sussidi statali, della durata di dodici mesi, dedicati all’assunzione come tirocinanti.

  

Al di là dell’incentivo, il segnale è che la macchina produttiva tedesca è ancora in grado di assorbire nuova forza lavoro. Come conferma l’Ifo, a maggio il clima fra le imprese tedesche era “euforico” e il barometro dell’occupazione fisso sul bel tempo. Non sembra neppure che le aziende tedesche si interessino ai profughi per fare cassa: solo il 6 per cento dei direttori delle risorse umane ha dichiarato di impiegare uno o più rifugiati a tempo determinato, con un altro 7 che ha detto di volerlo fare in futuro; tutti gli altri impieghi sono a tempo indeterminato.

  

Premesso che l’Ifo non ha snocciolato numeri ma solo percentuali, e che centinaia di migliaia di profughi sono ancora in cerca di sistemazione, Angela Merkel sembra in predicato di vincere la scommessa di due anni fa, quando aprì le porte della Germania a un milione di profughi in fuga soprattutto da Siria, Iraq e Afghanistan. Alcuni osservatori avevano criticato la cancelliera per aver dato copertura umanitaria a un’operazione destinata a far affluire nel paese manodopera qualificata a basso costo. Fra i più accesi critici c’era anche l’ex presidente dell’Ifo, Hans-Werner Sinn, che a marzo 2016 aveva definito la politica di accoglienza del governo “irrealistica e pericolosa”.

  

Nel frattempo Berlino ha molto annacquato l’afflato umanitario, incentivando al contrario una politica di rimpatri più o meno volontari. Intanto i tedeschi si interrogano sull’esistenza o meno delle decantate qualifiche dei nuovi ospiti. I siriani sono i lavoratori più ambiti perché cittadini di un paese già laico e dotato, in passato, di un buon sistema scolastico. Mesi fa era stato anche detto che la Turchia di Erdogan – prima tappa per molti dei rifugiati in fuga dalla guerra – lasci defluire verso l’Europa soprattutto le persone meno in arnese e con i titoli di studio più basso. La domanda non trova però risposta: né l’Ifo né l’agenzia federale per i rifugiati (Bamf) censiscono i profughi sulla base del titolo di studio. Le uniche informazioni al riguardo si possono inferire dai dati offerti dalle imprese: hanno assunto profughi il 21 per cento delle manifatture, il 24 delle aziende della distribuzione e il 21 per cento nei servizi. Percentuali che potranno salire se il governo lavorerà agli “ostacoli” indicati dalle aziende che hanno già impiegato uno o più rifugiati: per il 45 lo status di residenza dei rifugiati è un problema (in alcuni casi i profughi hanno il divieto di lavorare), il 36 per cento se la prende con le lungaggini burocratiche, e il 22 con il riconoscimento dei titoli di studio.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi