Sylvie ed Emmanuel

Perché Goulard si è dimessa dalla Difesa francese, tra la morale europea e il potentato di Bayrou

Sylvie ed Emmanuel

LaPresse/Reuters

Bruxelles. Sylvie Goulard, ministro della Difesa francese, ieri ha annunciato di non voler restare nel governo di Edouard Philippe: è coinvolta in uno scandalo sull’uso improprio di fondi dell’Europarlamento. La sua decisione di lasciare il governo ha provocato sorpresa e panico a Parigi, come a Berlino e a Bruxelles. Goulard era stata la musa dell’europeismo del presidente, Emmanuel Macron, e aveva organizzato la sua visita alla cancelleria tedesca prima delle presidenziali. All’indomani della vittoria del 7 maggio era considerata tra i favoriti per la nomina a premier e poi a ministro degli Esteri, salvo essere dirottata alla Difesa (probabilmente per un’operazione di palazzo condotta da François Bayrou, ora ministro della Giustizia, in difesa della sua protetta, Marielle de Sarnez, nominata agli Affari europei). L’uscita di scena di Goulard, nel contesto dell’ennesimo scandalo nella vita politica francese, è un duro colpo all’immagine macroniana di rinnovamento della vita pubblica. La cosa più grave è che senza di lei il motore franco-tedesco rischia di essere molto meno oliato di quanto necessario per far tornare a funzionare a pieno regime l’Ue. La sua partenza è “una cattiva notizia per la cooperazione franco-tedesca sulla Difesa: pochi a Parigi conoscono la Germania tanto bene quanto lei”, ha commentato il presidente della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, Wolfgang Ischinger. Ma la decisione di Goulard è anche un atto di accusa, proprio contro Bayrou, la cui posizione di ministro della Giustizia (insieme a quella di De Sarnez) è in bilico in vista della nomina del nuovo governo Philippe di oggi.

   

L’inchiesta preliminare riguarda il MoDem, ha scritto Goulard nel comunicato in cui ha annunciato la decisione: “Voglio essere in grado di dimostrare liberamente la mia buona fede”. Come a dire: guardate a chi ha messo in piedi questo sistema. “Goulard ha assassinato freddamente Bayrou e De Sarnez” spiega una fonte dell’Europarlamento. Il MoDem è il partito personale di Bayrou: fondato nel 2007 dopo aver ottenuto il 18,5 per cento alle elezioni presidenziali, è un comitato elettorale che serve gli interessi del suo presidente. La fidata de Sarnez è vicepresidente. L’inchiesta condotta dalla magistratura su denuncia di un europarlamentare del Front National, a cui si è aggiunta la testimonianza di un ex funzionario del MoDem, riguarda i fondi che il Parlamento europeo destinati agli assistenti parlamentari e che sarebbero stati utilizzati per pagare il personale del partito. La pratica era diffusa a Bruxelles e Strasburgo: in passato quasi tutte le delegazioni nazionali usavano gli stanziamenti dell’Europarlamento per pagare i funzionari locali. Le regole sono state modificate nel 2011, ma ancora oggi esistono casi limite: difficile distinguere tra attività direttamente legata al mandato europeo e quella svolta esclusivamente a livello locale. In questa legislatura l’Europarlamento ha chiesto rimborsi a decine di deputati per “irregolarità”. Tra gli italiani, sono stati sollevati rilievi nei confronti di Mario Borghezio della Lega nord (il suo assistente, Massimiliano Bastoni, nel 2011 era stato eletto consigliere comunale a Milano) e Laura Agea del Movimento 5 stelle (aveva assunto come assistente locale un militante). Lara Comi di Forza Italia è stata costretta a restituire i fondi utilizzati per pagare la madre come assistente.

   

L’ondata moralizzatrice all’Europarlamento, in realtà, ha molto di politico e poco di morale. Ben prima di Goulard, la vittima più famosa delle verifiche sull’uso dell’indennità per gli assistenti era stata Marine Le Pen. Nel marzo del 2015, l’ex presidente dell’Europarlamento, Martin Schulz, aveva deferito all’Ufficio antifrode dell’Ue (Olaf) il Front national per possibili irregolarità finanziarie nel tentativo di eliminare Le Pen per via giudiziaria. La magistratura francese si è mossa contro Le Pen. Ma, come spesso accade in una crisi di regime, l’appetito giustizialista in Francia si è ampliato a dismisura. Ieri ci sono state perquisizioni nella sede del gruppo Havas e dell’agenzia pubblica Business France nel quadro di un’inchiesta per favoritismo su un viaggio di Macron come ministro dell’Economia a Las Vegas nel 2016.

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Commenti all'articolo

  • angelo54

    21 Giugno 2017 - 09:09

    Evidentemente, il vizietto di tentare l'eliminazione degli avversari per via giudiziaria lo aveva anche Schulz, il kapò di Berlusconi. A volte il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, e certi deferimenti pretestuosi finiscono per diventare dei boomerang.

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