In Tunisia si scende in piazza per sfidare il Ramadan

"Mouch bessif" è il nome del movimento che chiede di potere mangiare di giorno durante il mese sacro

In Tunisia si scende in piazza per sfidare il Ramadan

In Tunisia, un movimento protesta per non essere costretto al digiuno dal bigottismo religioso. “Lo stato garantisce la libertà di credo, di coscienza e di esercizio dei culti”. È l’articolo 6 della nuova Costituzione adottata nel 2014 in Tunisia, al momento l’unico paese in cui una primavera araba è sfociata effettivamente in più democrazia, e non in una guerra civile interminabile o in una restaurazione autoritaria. E proprio a questo articolo si appella la manifestazione convocata per domenica di fronte al Teatro municipale di Tunisi. “#Mouch bessif” si chiama il movimento, e i suoi militanti si fanno chiamare “fattaras”, che significa “senza vincoli” e “non digiunatori”. Il loro obiettivo: poter mangiare di giorno durante il Ramadan, senza essere disturbati o addirittura messi dentro dalla polizia.

 

“Mangiate e bevete finché, all'alba, possiate distinguere il filo bianco dal filo nero; quindi digiunate fino a sera”, dice il Corano. Da qui il Ramadan, il mese del digiuno che quest’anno va dal 27 maggio al 24 giugno del calendario gregoriano. In ossequio a uno dei cinque pilastri dell’islam, i musulmani sono tenuti ad astenersi da cibo, bevande e sesso dall’alba al tramonto. A differenza dei cattolici in tempo di Quaresima, i musulmani il Ramadan lo rispettano tuttora, e anzi i sondaggi mostrano che l’osservanza del precetto è in aumento. In media i musulmani nel mese del digiuno finiscono per consumare il 30 per cento in più, e presumibilmente anche per ingrassare in proporzione, con i banchetti abbondanti dopo il tramonto. In effetti dal Ramadan si può essere esentati per molti motivi, anche se in linea di principio si dovrebbe poi recuperare non appena possibile: malattie, viaggi, gravidanze, allattamenti, ciclo mestruale, e anche chi fa il jihad, nel senso lato di “sforzo” per la fede. Habib Bourghiba, padre della moderna Tunisia indipendente, cercò dunque di limitare una tradizione che da sempre rallenta l’attività economica. La Tunisia stava combattendo un jihad “contro povertà e sottosviluppo”, diceva Bourghiba. Lo stesso Corano, peraltro, dice anche “non c'è costrizione nella religione” e “non carichiamo nessuna anima oltre ciò che può portare”.

 

Malgrado la Costituzione e il Corano, però, il primo giugno quattro giovani di Biserte sono stati condannati a un mese di carcere semplicemente per aver mangiato in un giardino pubblico mentre c’era ancora la luce del giorno. Siccome il codice penale tunisino in realtà non lo vietava, i malcapitati sono stati incriminati per “pubblico oltraggio al pudore”. Il giorno dopo sono stati invece due artisti di Susa a essere arrestati dopo che la polizia aveva trovato una bottiglia di vino vuota nel cofano della loro auto. Nel frattempo, un noto agitatore islamista di nome Adel Almi si è messo a fare irruzione in alcuni dei pochi caffè che osano rimanere aperti durante il giorno, minacciando i presenti e filmandoli senza autorizzazione. La risposta è stata appunto una raccolta di firme, che è stata lanciata sul web e che è culminata con la convocazione della manifestazione. La richiesta: semplicemente che durante i giorni del Ramadam i caffè e ristoranti che lo vogliono possano rimanere aperti.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • Giovanni Attinà

    10 Giugno 2017 - 17:05

    Il fanatismo religioso è da cancellare. Ognuno è libero di pregare nella sua religione, ma non può diventare un'ossessione o un rituale, da esibire.

    Report

    Rispondi

Servizi