Parigi addio

Svelato il bluff di un accordo inutile per il clima e dannoso per l’economia, scrive il Wsj

Parigi addio

Foto LaPresse

L’annuncio del presidente Trump di ritirare gli Stati Uniti dagli accordi sul clima di Parigi ha suscitato orrore in tutte le “élite verdi del pianeta”, scrive ieri in un’editoriale il Wall Street Journal. Una decisione che, secondo il quotidiano americano conservatore, ha due virtù: da una parte dimostra come Trump sia più attento degli ambientalisti agli interessi economici americani, e dall’altra “svelare l’inganno di questo villaggio Potemkin”. La nonchalance con cui Trump ha annunciato di volere iniziare il percorso formale di quattro anni per lasciare il trattato ha “provocato un terremoto politico, con la lobby anti carbonio che parla di morte, disastro planetario e di macchia indelebile nella storia”. Il donatore democratico Tom Steyer lo ha definito “un proditorio atto di guerra contro il popolo americano”, mentre l’ex presidente Obama ha accusato Trump di opporsi al futuro. Nessuno di loro però, continua il Wsj, ha affrontato né risolto la contraddizione centrale del Trattato di Parigi, e cioè che non può mantenere ciò che promette, salvare il pianeta: “E’ un impegno per un falso progresso”. Le “195 nazioni firmatarie si sono impegnate a garantire una riduzione delle emissioni di carbonio su base volontaria”, con contributi decisi su base nazionale. La Cina e altri paesi in via di sviluppo, che producono oggi il 63 per cento delle emissioni globali di CO2, peraltro in aumento, “si sono impegnate a migliorare lo status quo ‘attorno’ al 2030, e forse più tardi, o mai, dato che gli accordi di Parigi non prevedono alcun meccanismo di controllo per evitare inadempienze”. Le nazioni sviluppate, invece, hanno fatto “promesse irrealistiche sapendo che non avrebbero potuto rispettarle”. Parigi “è dunque un esercizio di coscienza morale e sociale che potrebbe avere un piccolo impatto sulla CO2 emessa in atmosfera, molto meno sulle temperature globali. L’obiettivo di Parigi era quello di limitare l’aumento della temperatura superficiale a meno di due gradi centigradi rispetto al livello pre-industriale entro il 2100. I ricercatori del programma comune del Massachusetts Institute of Technology sostengono che anche se ogni obiettivo fosse raggiunto alla lettera, l’aumento sarà comunque tra 1,9 e 2,6 gradi centigradi entro il 2050 e tra i 3,1 e i 5,2 entro il 2100”. Previsioni peraltro “altamente incerte, come è ovvio quando gli scienziati tentano di prevedere il comportamento futuro di un sistema complesso quale è il clima. La migliore forma di assicurazione sui cambiamenti climatici è una grande e crescente economia, che permetta alle generazioni future di adattarsi.

 

Avere una società più prospera tra un secolo è un obiettivo più importante di chiedere al mondo di accettare un livello di vita più basso oggi in cambio di benefici simbolici. Le nazioni povere, in un mondo in cui 1,35 miliardi di persone vivono senza elettricità, non metteranno mai in pratica un simile accordo, mentre Trump ha ragione a rifiutarsi di bloccare gli impegni presi dagli Stati Uniti che rendono le industrie americane meno competitive. Il modo più sicuro per ‘rifiutare il futuro’ è quello di costringere l’economia a nuovi controlli politici oggi: la crescita economica porta con sé il progresso tecnologico e l’ingegno umano”. Senza Parigi, ricorda il Wsj, le emissioni americane sono diminuite di 270 milioni di tonnellate negli ultimi cinque anni, mentre quelle cinesi sono aumentate di 1,1 tonnellate”. Sul fatto che con Trump gli Stati Uniti abdichino a un ruolo di leadership mondiale, il Wsj precisa: “Una leadership non è definita approvando ciò che altri leader mondiali hanno già deciso di volere fare, e gli Stati Uniti forniscono in ogni caso un modello migliore. Le economie private che possono innovare e fornire alternative economiche a basso costo rendono gli accordi internazionali senza significato. Non solo Parigi sta danneggiando la crescita economica, l’ironia è che lascerebbe il mondo meno preparato ad affrontare i cambiamenti climatici”.

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