Sul clima l'Europa stringe accordi con la Cina

Nel giorno in cui è atteso il verdetto di Trump sugli accordi di Parigi, Li Kegiang rimarca da Berlino il proprio impegno e si candida a ricoprire un ruolo di leadership nelle politiche ambientali 

Sul clima l'Europa stringe accordi con la Cina

Paolo Gentiloni con Li Kegiang a Pechino. LaPresse/XinHua

In attesa di sapere cosa deciderà di fare l'America riguardo all'accordo sul clima di Parigi, la Cina ha dichiarato che farà la sua parte, onorando gli impegni presi sul cambiamento climatico. Un messaggio chiaro e dal tempismo perfetto: come in altre occasioni, la Cina si ritrova così a poter occupare lo spazio lasciato vacante dall'America, se come sembra Donald Trump deciderà di tirarsi indietro. "La Cina continuerà a portare avanti le promesse fatte nell'accordo di Parigi e speriamo di farlo con la cooperazione degli altri" ha detto Li Kegiang, riconoscendo che come grande paese in via di sviluppo, la Cina ha una "responsabilità internazionale" in merito. Dal 2007 il paese asiatico ha superato gli Stati Uniti in termini di emissioni di gas serra. 

    

L'annuncio arriva da Berlino, in occasione dell'incontro tra il primo ministro cinese Li Keqiang e Angela Merkel, un momento simbolico che sottolinea sia l'unione di intenti di Cina ed Europa sull'ambiente, sia la capacità del Vecchio Continente di portare avanti i suoi obiettivi anche senza l'appoggio americano, come chiosava qualche giorno fa la Merkel dopo il G7. Che Donald Trump stia valutando cosa fare rispetto agli impegni sottoscritti da Barak Obama a Parigi nel 2015 è ormai noto fin dalla sua campagna elettorale, anche se molti osservatori hanno fatto notare che sembrerebbero posizioni più di facciata che scelte operative. Anche tirarsi indietro dall'accordo non sarebbe una mossa dalle conseguenze immediate, considerando che si aprirebbero delle trattative lunghe anni, con la possibilità che un successivo presidente ritorni poi a voler sottoscrivere gli impegni. A marzo Trump ha firmato un accordo operativo che apre le porte al carbone ed elimina i limiti per le emissioni, provando a cancellare il Clean Power Plan approvato da Barak Obama: anche in questo caso diversi analisti hanno posto dubbi sul reale impatto di queste scelte. Intanto nel dibattito americano sul clima è entrato anche il repubblicano Tim Walberg, dicendo di credere nel cambiamento climatico ma di confidare nell'operato di Dio, "che si prenderà cura del problema". 

     

   

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Sullo scacchiere internazionale sarà rilevante anche la posizione che assumerà la Russia, pronta ad attenersi ai suoi impegni ma anche a mettere in discussione l'accordo se gli Stati Uniti annunceranno di ritirarsi. "È ovvio che l'efficacia dell'accordo può essere ridotta senza i principali partecipanti", ha detto un portavoce del Cremlino. La conseguenza più concreta di un ritiro dell'America è proprio quella di poter influenzare altri paesi a evadere gli impegni, rendendo meno efficace l'accordo e più incerto il quadro economico che lo accompagna. Non avere chiaro quale obiettivo ambientale si vuole perseguire è un problema in termini di investimenti che ha ricadute sulle economie di tutti i paesi coinvolti: l'energia è uno dei settori che più ha bisogno di pianificazione, senza si fermano gli investimenti. 

   

Dall'Italia il ministro dell'Ambiente Gianluca Galletti anticipa che ha in programma un viaggio a metà giugno in Cina, per parlare anche di clima. La prossima settimana ci sarà a Bologna il G7 Ambiente e lì il confronto tra i leader del mondo sarà a carte scoperte, con la posizione americana ormai dichiarata. Secondo Galletti è ancora presto per essere sicuri che l'America si sfilerà dagli impegni presi a Parigi, "perché stiamo ancora commentando delle indiscrezioni", ma le fonti che confermerebbero la notizia sono diverse, specialmente tra i consiglieri del presidente. 

    

L'alleanza Europa - Cina sul clima è confermata anche dalla BBC, che ha scritto di aver visto una bozza di un documento che domani i due paesi presenteranno dopo un vertice a Bruxelles. "L'accordo di Parigi – si legge nel documento – è la prova che condividendo una volontà politica e fiducia reciproca, il multilateralismo può riuscire a costruire soluzioni eque ed efficaci per i problemi globali più critici del nostro tempo. L'Ue e la Cina sottolineano il loro massimo impegno politico per l'effettiva attuazione degli accordi di Parigi in tutti i suoi aspetti". 

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Commenti all'articolo

  • adebenedetti

    01 Giugno 2017 - 23:11

    Intanto la Cina sino al 2030,secondo il trattato di Parigi che poi non e` un trattato ,continuera` a emettere tutti i gas che desidera. Poi si vedra` Mentre l`India potra aprire tutte le miniere di carbone che desidera. Naturalmente queste cose non si dicono. Last but not the least non solo si fa confusione tra inquinamento e riscaldamento terrestre ma se tutto andasse bene al100%, sempre secondo i soloni di Parigi,nel 2100 si avrebbe una diminuzione della temperatura di 0.2 gradi centigradi con una spesa di miliardi e miliardi di dollari. A vantaggio di chi? RIDICOLI

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  • Nambikwara

    Nambikwara

    01 Giugno 2017 - 15:03

    Ma come, noi ialiani non paghiamo neanche tutti i contributi per la NATO (insieme a altri) e comiceremmo a sborsare anche per il "clima di Parigi"? Suvvia solo Galletti è in sintonia con Parigi: sono raffigurati anche sulle magliette del calcio; chissà quanto pagherebbe Macron per avere un cognome tal quale e quindi "nomen omen".

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  • bstucc

    01 Giugno 2017 - 14:02

    Gli accordi di Parigi prevedono (cosa poco detta) che gli stati più "ricchi" versino, fino al 2020, 100 miliardi di $/anno ai paesi più "poveri" per aiutarli a mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici. Non è detto come, forse mettendo l'aria condizionata in tutti i tucul dell'Africa orientale. Al momento nessuno ha versato un cent. Se gli USA se ne vanno, chi ci metterà i soldi al loro posto? Perché insomma, questi cambiamenti climatici sono solo un alibi compassionevole per fare business.

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