La truffa grillina alla prova Esteri

Il New York Times pubblica un altro paio di articoli molto duri con i Cinque stelle. Loro minimizzano l’entusiasmo per Putin, ma per capire la linea che seguono in campo internazionale guardate il sito del consulente che pagano alla Camera

La truffa grillina alla prova Esteri

Roma. Negli ultimi due giorni il corrispondente da Roma per il New York Times, Jason Horowitz, ha firmato un paio di articoli molto duri contro il Movimento cinque stelle. Il primo in realtà era quello sull’addio di Francesco Totti al calcio e tocca il movimento soltanto di striscio, ma ci sono passaggi per niente lusinghieri sull’amministrazione di Roma, descritta come una città in condizioni orrende: come se fosse stata “gettata a terra e poi trascinata in una buca piena di spazzatura” e dove “il nome del sindaco è diventato un sinonimo nazionale di disastro urbano”. Chiediamo a Horowitz: intendeva Virginia Raggi? Risponde: “Penso che l’articolo sia chiaro”. Il secondo pezzo del New York Times è molto più specifico e racconta che la Russia vuole riempire il vuoto lasciato in Italia dal disinteresse dell’Amministrazione Trump (non c’è ancora un ambasciatore americano e così si è sgombrato “un campo da gioco geopolitico che l’ambasciatore di Mosca a Roma, Sergej Razov, potrà calcare in solitaria”) e che gli interlocutori in prima fila per portare a compimento questo cambiamento – portare il paese dalla sfera di influenza di Washington alla sfera di influenza di Mosca – sono i politici dei Cinque stelle.

 

Questa presentazione dei 5 stelle da parte del New York Times davanti a una platea globale stride con gli sforzi recenti del Movimento per acquistare più autorevolezza. Il partito di Beppe Grillo in questi ultimi tempi sta tentando di accreditarsi con il mondo che conta e di arruolare consiglieri molto meno naïve e molto più articolati rispetto al solito, anche in politica estera, vedi per esempio l’ingaggio recente di Umberto Saccone, ex ufficiale dell’intelligence militare (Sismi) e poi direttore della sicurezza Eni per molti anni (come raccontato sull’Espresso). Saccone è un esperto tra le altre cose anche di Libia e potrebbe evitare ai Cinque stelle iniziative potenzialmente disastrose come quella intrapresa da Angelo Tofalo, membro grillino del Copasir, che a novembre 2016 corteggiava il golpista libico Khalifa Ghwell a Istanbul in Turchia e prometteva una “conferenza di pace” in Italia che avrebbe di fatto reso ancora più difficile la riconciliazione tra i due governi libici a cui da mesi lavorano un po’ tutti, dal governo italiano a quello russo. La conferenza Cinque stelle – che doveva essere a Roma – fu poi annullata quasi all’ultimo minuto.

 

Il pezzo del New York Times nota tra le altre cose che i siti controllati dal Movimento cinque stelle, definito “uno dei partiti anti establishment più popolari”, rilanciano gli articoli pubblicati da Sputnik Italia, l’edizione italiana dell’organizzazione media finanziata dal governo russo. Sputnik, assieme alla rete tv gemella Russia Today, è stata molto criticata lunedì dal presidente francese Emmanuel Macron, che dal podio accanto al presidente russo Vladimir Putin ha spiegato perché le due testate non avevano accesso ai suoi eventi elettorali: “Perché sono organi d’influenza che, in parecchie occasioni, hanno disseminato bugie su di me e sulla mia campagna elettorale. Quando i media spargono falsità calunniose non si tratta più di giornalismo, ma di propaganda per condizionare”.

 

I responsabili dei Cinque stelle per i dossier esteri tendono a minimizzare queste posizioni molto filorusse – ma anche, per esempio, molto a favore del presidente Nicolás Maduro in Venezuela e del presidente Bashar el Assad in Siria. Manlio Di Stefano, che da molti è indicato come possibile ministro degli Esteri in un ipotetico governo a cinque stelle, dice di non essere “né filorusso né filoamericano: sono filoitaliano”. E sul Venezuela ingolfato in una sommossa di piazza che dura da mesi si ripara dietro un “devono essere i venezuelani a determinare il loro futuro”.

 

La linea del partito di Grillo in politica estera è divulgata da un sito che si chiama l’Antidiplomatico e che rivendica una sua forte indipendenza dai media tradizionali: ha per motto “Liberi di svelarvi il mondo. La politica internazionale che il mainstream non vi racconta” (di questo sito ha già parlato anche il quotidiano La Stampa). L’Antidiplomatico non dichiara nessuna affiliazione ufficiale al Movimento cinque stelle, ma c’è un legame forte. È registrato a nome di Alessandro Bianchi, che è il direttore ma indossa un doppio cappello perché è anche – secondo una fonte del Foglio – uno dei sette consulenti dell’ufficio legislativo dei Cinque stelle alla Camera. Da quando lavora per loro? “Dal primo semestre del 2015, fu preso e poi è sempre rimasto”. Quanto guadagna un consulente dell’ufficio legislativo? “Se parliamo di netto, una cifra che può essere compresa tra un minimo di 2.500 e un massimo di 5.000 euro al mese”. Sono soldi pubblici? “Sì, certo, sono soldi messi a disposizione di tutti i partiti per pagare i loro consulenti”.

 

Gli articoli e le molte traduzioni da siti di controinformazione pubblicati dall’Antidiplomatico offrono una visione a tinte forti della geopolitica, come testimoniano alcuni titoli quali “Israele corre in soccorso dell’Isis” oppure “Sarete tutti contenti, EUdioti, no?”, che commentava l’attacco di Trump in Siria (con questo incipit indimenticabile: “Sarete tutti contenti, sinistronzi, piddini, EUdioti, no?”). Sempre in linea con le posizioni Cinque stelle, ma con in più tutto il vigore che il non essere una rivista online ufficiale e di partito consente. Quindi ripetizione ossequiosa di tutta la propaganda dei canali russi a favore di Putin, difesa a spada tratta del governo venezuelano contro le proteste – rietichettate sempre come azioni di “squadristi fascisti” e “terroristi” – ampio spazio a bufale di parte ripescate dal fronte in Siria e in Ucraina, come per esempio l’elenco degli agenti segreti occidentali e israeliani rimasti intrappolati assieme con i ribelli durante l’assedio di Aleppo est. E pensare, Horowitz ricorda nel pezzo sul New York Times, che nel 2014 il Movimento cinque stelle criticava Putin per le violazioni dei diritti umani.

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