Il Venezuela e il crepuscolo del "socialismo magico"

Un documentario ripercorre la storia del paese e la presidenza di Hugo Chávez. Il regista Calabresi: “Non so quanto potrà durare ancora: siamo alla fine di questa esperienza chavista”.

Il Venezuela e il crepuscolo del “socialismo magico“

foto LaPresse

“El ocaso del socialismo mágico”; in italiano “Il crepuscolo del socialismo magico”. Così, tra Wagner e García Márquez, si intitola il documentario sul Venezuela di Chávez che è stato realizzato dall’italiano Michele Calabresi, e che giovedì 25 maggio è stato presentato a Roma alla Treccani: dopo che nello stesso Venezuela è passato per varie sale commerciali, università e cineforum, e dopo essere passato anche per la Florida International University di Miami e per la Maison de l’Amerique Latine di Parigi. “Ho scelto il titolo per due motivi”, ci spiega Calabresi. “Primo, per l’assonanza con il realismo magico. Un realismo molto fantasioso, e molto poetico. Secondo, perché in Venezuela ci sono testi molti importanti che parlano appunto di Stato magico. Quando la bonanza petrolifera propizia periodi di vacche grasse, le élites che stanno al potere iniziano infatti ad avere strane fantasie. Adesso entriamo nel Primo Mondo! No: realizziamo il Regno di Cristo sulla Terra! No: costruiamo il Socialismo del XXI secolo!. Ma tutto è legato alla facilità con cui si ottengono i soldi, grazie al prezzo di un prodotto che ha un plusvalore enorme anche quando i prezzi sono bassi”.

 

 

Sei sono i capitoli tra cui i 78 minuti del documentario sono ripartiti. I titoli: Leadership e antipolitica; Le due sinistre; Opposizione: dal golpe al voto; Chávez e i lavoratori; La democrazia partecipativa; Petrolio e socialismo magico. Dopo una panoramica vertiginosa delle montagne attorno a Caracas con canti e voli di uccelli e la transizione per i rumori e le immagini della capitale, si apre con il popolo chavista vestito di rosso che prima ascolta i leader internazionali venuti a augurare al presidente di riprendersi dalla malattia; poi piange dopo la sua morte. I titoli finali ricordano: “5 marzo 2013. Nicolás Madiro annuncia alle televisioni la morte del presidente Hugo Chávez Frías. 14 aprile 2013. Nicolás Maduro è eletto presidente con il 50,61 per cento dei voti. Secondo la Banca Centrale del Venezuela il tasso annuale di inflazione nel 2013 è stato del 28,4 per cento. Nel 2014 è salita al 68,5 per cento. Alla fine del 2014 i prezzi del petrolio iniziano a crollare. Da allora il governo non può mantenere il volume di importazioni necessari per coprire la domanda interna di prodotti di base. Nel 2015 il tasso annuale di inflazione raggiunge il 180,9 per cento. Il salario minimo solo aumenta del 55,93 per cento. Intanto, i generi alimentari salgono del 305 per cento. La scarsezza si fa ogni giorno più presente nella vita dei venezuelani”. E si chiude sulle file interminabili davanti si negozi. García Márquez per García Márquez, non è che un titolo ancora migliore avrebbe potuto essere “Cronaca di un Disastro Annunciato”?

 

“Non so quanto potrà durare ancora: siamo alla fine di questa esperienza chavista”, conviene Calabresi. E racconta: “io avevo fatto un viaggio in Venezuela nel 2005, da turista. Poiché per affetti e amicizie mi sono legato a dei venezuelani, ho iniziato a interessarmi ed a leggere. E a un certo punto mi sono reso conto che la rappresentazione quel che succedeva in Venezuela che veniva fatta soprattutto da parte di un certo tipo di sinistra aveva più a che fare con i miti degli anni ’60-70 che con la realtà”. Realizzate in Venezuela tra 2009 e 2013, una serie di interviste costituiscono secondo Calabresi “l'ossatura di un documentario atipico in cui il dibattito, quasi assente in una società tanto polarizzata come quella venezuelana, prevale sulla narrazione unidirezionale tipica di tanti documentari”. “Con questo non voglio dire che il mio lavoro sia neutrale, ma semplicemente che ho scelto temi che potevano essere fonte di dibattito”. Quasi tutti gli intervistati sono di sinistra. “Alcuni della sinistra radicale, altri della sinistra riformista. Alcuni avevano appoggiato Chávez, ma poi se ne sono allontanati. Altri, come Teodoro Petkoff, fin dall’nizio avevano invece avvertito che Chávez rappresentava un pericolo di militarismo autoritario”. “Ho intervistato anche molti sindacalisti perché penso che questo sia un aspetto molto trascurato. Chi esalta il chavismo, in teoria, dovrebbe essere vicino al mondo operaio. Ma invece Chávez ha avuto sempre un atteggiamento estremamente muscolare verso i sindacati. Moltissimi sindacalisti che erano stati eletti alla Costituente del 1998-999 nelle liste di Chávez in seguito sono passati all’opposizione. A Chávez la cosa che costava di più era sedersi e portare avanti una contrattazione collettiva. Lui imponeva magari un aumento salariale, ma l’idea di negoziare gli era totalmente aliena”.

 

Tutti gli intervistati, spiega ancora Calabresi, alla fine condividevano l’idea che si andasse verso il disastro. Siccome l’apparato produttivo rappresentava un contropotere rispetto al suo governo, lui ha preferito indebolirlo, utilizzando l’enorme rendita di un petrolio tra i 100 e i 110 dollari al barile per aumentare le importazioni. “Costretti a competere con prodotti che erano importati con finanziamenti governativi, i produttori nazionali sono falliti o si sono comunque ritrovati in grandissima difficoltà. Ma i prezzi del petrolio sono poi crollati, Maduro non ha più potuto mantenere quel livello delle importazioni, e adesso i venezuelani sono alla fame”. Morale? “L’esperienza del Venezuela mi sembrava molto interessante appunto perché ricalca una crisi della democrazia rappresentativa che abbiamo vissuto anche noi dagli anni ’90 in poi. L’antipolitica è contagiosa e una volta che inizia poi è molto difficile ritornare a credere in un sistema dei partiti: con tutti i problemi e le colpe che i partiti hanno! Ma l’alternativa mi sembra peggiore”.

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