Trump e Abu Mazen parlano di pace, ma i palestinesi bruciano le foto di Donald

Il presidente americano ribadisce il suo impegno a trovare un accordo con Israele. Nelle carceri, però, i detenuti annunciano una giornata della rabbia

Trump e Abu Mazen discutono di pace a Betlemme

Donald Trump con Abu Mazen a Betlemme (foto LaPresse)

Nel suo incontro di Betlemme col presidente palestinese Abu Mazen, Donald Trump ha detto che farà di tutto per aiutare a portare la pace con Israele, riprendendo un dialogo ormai interrotto da 3 anni. Il presidente americano ha parlato di "uno spirito di speranza" e si è detto soddisfatto dell'impegno dei palestinesi a combattere il terrorismo e "l'ideologia dell'odio". "La pace non può mettere radici in un ambiente in cui la violenza è tollerata e finanziata", ha ammonito il presidente parlando a Betlemme, riferendosi al sostegno offerto più volte dallo stato palestinese ai combattenti palestinesi che hanno attaccato Israele in questi anni. Trump ha anche ammesso che la ripresa dei negoziati di pace sarà "uno degli accordi più difficili tra tutti" per la sua complessità.

 

Abu Mazen ha definito "la missione (di Trump, ndr) nobile e realizzabile". "Voglio ribadire il nostro impegno a cooperare per raggiungere la pace e siglare un accordo storico con gli israeliani", ha detto il presidente palestinese. Ieri, anche il premier israeliano Benjamin Netanyahu aveva espresso la sua volontà di raggiungere un'intesa coi palestinesi e il segretario di stato americano, Rex Tillerson, si è augurato che un incontro trilaterale possa avere luogo prima o poi, senza però specificare le tempistiche.

 

I tentativi di queste ore di rigenerare il dialogo di pace sono stati accolto con scarso entusiasmo dai palestinesi: nella West Bank e a Gaza ci sono state diverse proteste contro la visita di Trump, mentre nelle carceri alcuni prigionieri palestinesi hanno ricominciato lo sciopero della fame e hanno annunciato "un giorno della rabbia". Nella West Bank alcuni palestinesi hanno dato alle fiamme alcune foto di Trump e centinaia di giovani hanno lanciato pietre contro la polizia israeliana. Al checkpoint di Qalandia, vicino Gerusalemme, un giovane palestinese è rimasto ferito dopo gli scontri con le forze di sicurezza israeliane.

 

In questi due giorni in Israele, Trump ha raccolto le buone intenzioni dei due interlocutori – Abu Mazen e Benjamin Netanyahu – presentandosi come il leader adatto a mediare un accordo di pace. Ma le distanze tra le parti, al di là delle dichiarazioni volenterose di queste ore, restano notevoli e vanno dallo stato di Gerusalemme est, al destino dei rifugiati palestinesi fino alla soluzione a due stati. E prima ancora, sia Abu Mazen sia Netanyahu hanno più volte dimostrato di non fidarsi l'uno dell'altro.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni

    23 Maggio 2017 - 17:05

    E' decisamente utopistica la speranza di una pace vera e duratura fra Israeliani e palestinesi. Troppo l'odio viscerale iniettato per mezzo secolo nelle menti dei palestinesi, cui non è estranea una religione, quella islamica, decisamente integralista e ancorata a concetti del 600 D.C. Ancora oggi nelle scuole palestinesi si insegna ai bambini ad odiare gli ebrei e Israele. Con tali presupposti come si può sperare in un accordo di pace sentito da ambo le parti e sopratutto duraturo!

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