Il punto di rottura

Molti repubblicani iniziano a temere che l'appoggio a Trump costerà loro troppo caro

Il punto di rottura

Donald Trump al Congresso Usa (foto LaPresse)

Milano. I repubblicani americani hanno raggiunto il “breaking point”, il punto di rottura, scrive Politico, raccogliendo l’insofferenza di deputati e senatori che non trovano più argomenti per sostenere il proprio realismo nei confronti della presidenza Trump. Ieri alcuni conduttori televisivi si lamentavano del fatto che non trovavano più repubblicani disposti ad andare a commentare in diretta quel che sta accadendo tra presidenza, Fbi e Russia, se non “i soliti critici”, che già da tempo sono freddi, per usare un eufemismo, nei confronti del loro presidente. Il calcolo repubblicano finora era stato semplice e in parte comprensibile – ci sono seggi da difendere, carriere da lanciare – anche se molti intellettuali conservatori ripetevano: pagherete caro questo appoggio sciagurato. Guardiamo al medio periodo ribattevano i politici, ci sono alcune misure che la Casa Bianca porterà avanti che vanno nella nostra direzione, la tempesta russa e quella sull’intelligence passeranno. Solo che non passano, anzi si complicano ogni giorno di più. Ieri è intervenuto Vladimir Putin, convitato di pietra di questa presidenza fin dal primo giorno (anche prima, anzi, soprattutto prima), dicendo di avere “le trascrizioni” di quel che è accaduto nel famigerato incontro tra Trump, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov e l’ambasciatore russo a Washington Sergei Kislyak: tutto questo furore attorno alle informazioni sensibili che il presidente americano ha riferito ai russi è “una sciocchezza insensata”, sostiene il capo del Cremlino, aggiungendo che se la Casa Bianca lo vorrà mostrerà le prove alla commissione che indaga sui legami con la Russia dell’Amministrazione Trump. Trump ha confermato di aver dato informazioni d’intelligence ai russi – la fonte delle informazioni è Israele – e di averne tutto il diritto, e il capo del Cremlino vuole offrire una via di fuga da quest’ennesima impasse. Ma l’ombra russa che altera i rapporti diplomatici e strategici degli alleati dell’America, compromettendo la credibilità del presidente e la voglia di fidarsi degli altri paesi, non è destinata a dissolversi. E il punto politico per i repubblicani è proprio questo: fino a quando si può tollerare?

 

Cosa rischia Trump dopo l'ennesima rivelazione su Comey e Flynn

Secondo il New York Times il presidente americano ha chiesto all'ex direttore dell'Fbi di interrompere l'indagine sul suo consigliere. Per i suoi accusatori si tratta di ostruzione della giustizia. Che è un potenziale motivo di impeachment

L’altro dossier aperto nelle ultime ore fornisce una risposta quasi immediata, che è: non si può più. James Comey, ex capo dell’Fbi licenziato la settimana scorsa, ha un memo in cui riporta quel che Trump gli ha detto in un incontro, che è sostanzialmente: lascia perdere con l’inchiesta sulle ingerenze russe, in particolare lascia stare Michael Flynn, ex capo del Consiglio per la sicurezza nazionale che si è dimesso proprio per i suoi rapporti con Mosca. I repubblicani non si capacitano del fatto che il prezzo della difesa di Flynn sia diventato così alto per tutti: si parla di impeachment, ma soprattutto si parla della incapacità del presidente di governare il paese (si è rivelato un bambino, ha ribadito il columnist conservatore Ross Douthat sul New York Times ieri: e non lo dico solo io, aggiunge, lo dicono anche quelli che più gli sono fedeli).

 

L'idea perversa del leak pro-Trump

Il presidente (inconsapevole?) svela di aver condiviso fatti con la Russia, si cautela sui dettagli legali ma il trucco si vede. Un genere codificato

Il piano degli attendisti sta andando male, e il segnale più evidente l’ha fornito Jason Chaffetz, capo della commissione per la supervisione della Camera, che ha chiesto di avere tutti i memo di Comey entro mercoledì prossimo, mostrando una prontezza mai ravvisata finora. Ma Chaffetz non si ricandida alle elezioni, quindi per lui essere aggressivo è più semplice. Per gli altri invece il dilemma – che c’è dall’inizio, ma ora è più grave – è ogni giorno più opprimente: alcuni repubblicani hanno discusso la possibilità di nominare una commissione speciale o un procuratore per indagare sulle relazioni tra Trump e la Russia, ma ora la priorità è di “andare a fondo” sulla questione Comey, che sta aprendo “una guerra civile” nel cuore di Washington. I progetti di riforma – della sanità e del codice fiscale – si allontanano, e le chance per il 2018 si assottigliano. Alcuni repubblicani vogliono prendere pubblicamente le distanze da Trump. Douthat dice loro: siete ancora in tempo. Ma molti non ne sono più sicuri.

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Commenti all'articolo

  • adebenedetti

    18 Maggio 2017 - 21:09

    Signora Paola il famoso Memo e` come l`Araba Fenice. Sino ad oggi nessuno l`ha visto. Pure il giornalista che ne ha rivelato l`esistenza non l`ha visto. Cio` che ha scritto e` stato detato in una telefonata. Se il Memo esiste sara` preso in consegna dallo Special Counsel nominato ieri e nessuno l`ho vedra` neanche il Congresso. Comey dovra` prima rispondere alle domande dello Special Counsel e poi potra` rispondere alle eventuali domande dei congresisti. Non ci saranno piu` conferenze stampa. Il lavoro sara` fatto seramente senza SHOW o passerelle televisive Pure la fuga di notizie dovrebbe cessare. In fondo la nomina di questo Special Counsel e` la cosa migliore che potesse capitare a Trump anche se quasi tutti pensano il contrario. Ai suoi amici democratici il signor Rosenstein ha tagliato l`erba sotto i piedi. Mi sa che dovra` riporre i suoi scarponi insieme al suo ex direttore . Il famoso calcio nel sedere non ci sara`.

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  • adebenedetti

    18 Maggio 2017 - 21:09

    Trump non doveva vincere. So che la signora Peduzzi arriccera` il naso ma Rush Limbaugh il 20 Novembre del 2016 aveva previsto tutto con la precisione di un cronometro sponsozizzato dall`Ammiragliato inglese. Ieri nella sua trasmissione Rush ha rifatto ascoltare cio` che disse il 20 Novebre del 2016. E` impressionante constatare che cio` che sta succedento era stato preannunciato con esatezza allora. So che la mia fonte non e` simpatica alla signora Paola ma il conservatore Limbaugh conduce la trasmissione radio piu` seguita in america ove oltre 700 stazioni radiofoniche riprendono il suo programma in tutti gli Stati Uniti. Per i lettori del Foglio Limbaugh e` uno sconosciuto la cosa non mi sorprende come non mi sorprende che mai riportiate un commento di Charles Krauthammer il conservato ebreo che ha vinto pure il premio Pulitzer e che il suo ultimo libro: THINGS THAT MATTER ha superato di gran lunga il mione di copie. Siete un po` faziosi !!!!

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  • tamaramerisi@gmail.com

    tamaramerisi

    18 Maggio 2017 - 10:10

    Lo scenario è di una gravità intollerabile: siamo in guerra, dal 2001, da 15 anni, il Medio Oriente è in fiamme e Sultani e Califfi e Ayatollah si litigano la supremazia imperiale sui popoli da opprimere, a suon di forni crematori, decapitazioni, torture, schiavizzando donne, e formando battaglioni di bambini addobbati come tartarughe ninja da mandare al macello. In una guerra tra schifosi blasfemi ! E l'America piomba nel MCarthismo. NON PUÒ ESSERE UN CASO: in ballo ci sono alleanze strategiche e il futuro dell'umanità, e chi mi dice che l'influenza sull'America sia solo Russa, e non anche, per esempio, Iraniana?

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