Quattro dossier notevoli sull'incontro di Trump con Erdogan

Il primo faccia a faccia tra il presidente turco e quello americano alla Casa Bianca. Sul tavolo le alleanze in Siria, l'estradizione di Gülen, una base Nato e una questione di legittimazione internazionale

Quattro dossier notevoli sull'incontro di Trump con Erdogan

Erdogan e la moglie all'aeroporto (foto LaPresse)

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è atterrato oggi pomeriggio a Washington dove incontrerà il presidente americano Donald Trump. Si tratta del primo faccia a faccia tra i due capi di stato. Un incontro che, in base a quanto dichiarato dallo stesso Erdogan, servirà "a mettere dei punti, e non delle virgole". Anche se i due paesi sono alleati nella Nato dal 1952, le relazioni tra loro non sono mai state completamente armoniche. “Per mantenere un buon rapporto”, scrive Ed Stafford, ex consigliere dell’ambasciata americana ad Ankara, “i due leader dovranno mettere da parte l’orgoglio personale e ammettere che i vantaggi che derivano da una stretta collaborazione superano il risentimento generato dal non poter realizzare le proprie aspettative”.

  

Tanto per iniziare Washington e Ankara non potrebbero essere più distanti sulla definizione delle alleanze strategiche nel panorama della guerra in Siria. Il recente annuncio da parte americana di voler armare i curdi delle Unità di protezione popolare (Ypg) – uno dei principali gruppi alla guida delle forze democratiche siriane (Sdf) – per continuare la loro offensiva contro Raqqa non è andato giù al governo turco, com’era prevedibile. La Turchia considera il Ypg come parte integrante del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), che entrambe le nazioni reputano un'organizzazione terroristica. Ma per il Pentagono le Unità sono troppo efficaci per essere escluse dalla lotta contro il califfato. La controproposta turca nell'operazione per liberare la “capitale” siriana dello Stato islamico è mettere in campo un battaglione di 5 mila siriani dell'"esercito libero" addestrati da Ankara, a condizione che vengano esclusi i curdi, cosi da precluderne qualsiasi rivendicazione territoriale. Ma le truppe sostenute dai turchi, stanziate nel nord della Siria e a est dell’Eufrate, sono troppo lontane da Raqqa e utilizzarle come alternativa alle Ypg non è verosimile.
   
Una delegazione composta dal capo dell'intelligence turca Hakan Fidan, dal consigliere per la politica estera Ibrahim Kalin e dal capo dell'esercito Hulusi Akar è stata a Washington nei giorni scorsi per presentare dei dossier a sostegno delle posizioni della Turchia, che lo scorso 25 aprile ha attaccato i miliziani curdi provocando 20 morti e scatenando la reazione di Washington – i cui soldati erano dislocati a pochi chilometri di distanza dal luogo colpito dai jet turchi.
I curdi siriani dell'Ypg in lotta contro l'Isis (foto LaPresse)


In modo analogo, gli Stati Uniti irritano le autorità turche perché non rispondono alla richiesta di estradizione dell’imam Fethullah Gülen, magnate e ideologo islamico residente in Pennsylvania, che Ankara ritiene essere la mente dietro il tentativo di colpo di stato del 15 luglio scorso. Il ministro della Giustizia turco Bekir Bozdag è stato ricevuto a Washington negli scorsi giorni per discutere di questo argomento chiave. Con l’allontanamento di Michael Flynn dalla Casa Bianca, però, la Turchia può aver perso una certa influenza sul dossier Gülen. L’ex consigliere per la sicurezza nazionale, al centro dell’inchiesta avviata dall’Fbi sui contatti con la Russia, era stato pagato da un uomo d'affari affiliato al governo turco per indagare sul predicatore e aveva scritto su The Hill che la "vasta rete globale di Gülen ha tutte le caratteristiche per adattarsi alla descrizione di una pericolosa rete dormiente di terroristi. Dal punto di vista della Turchia, Washington sta proteggendo l’Osama bin Laden della Turchia".

  

Un altro dei temi delicati che Trump ed Erdogan dovranno affrontare riguarda Incirlik, importante base aerea nel sud della Turchia, che ospita anche velivoli americani e missili nucleari. Molte delle missioni di bombardamento degli Stati Uniti contro l’Isis sono state lanciate proprio da qui. Ma la Turchia ha iniziato a usarla come leva politica. Quando pochi giorni fa la Germania ha dichiarato di essere intenzionata a dare asilo a circa 450 militari turchi ripiegati in Germania nel timore di essere arrestati nel caso rientrassero in patria, il governo turco ha negato l'autorizzazione a un gruppo di parlamentari del Bundestag di visitare le truppe tedesche di stanza nella base. Il rifiuto ha spinto la cancelliera tedesca Angela Merkel a dire che l’Alleanza atlantica dovrebbe cercare un’alternativa in Giordania, in modo da non essere più ostaggio dei capricci turchi. Incirlik è troppo importante per essere usata come pedina politica ed è probabile che Trump cerchi rassicurazioni da Erdogan sul fatto che la base resterà aperta.

   

In seguito al controverso referendum che ha trasformato la Turchia in un presidenzialismo – e affidato poteri quasi senza contrappesi a Erdogan – il presidente Trump è stato uno dei pochi capi di stato a telefonare per congratularsi con Ankara. La photo-opportunity di oggi è un’occasione ghiotta che Erdogan coglierà per proiettare la sua immagine come statista legittimato a livello internazionale.

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