Piccoli giornali di guerra in Messico

I narcos ammazzano giornalisti, loro non cedono alla violenza

Piccoli giornali di guerra in Messico

Foto LaPresse

Lunedì a Culiacán, città nel nord del Messico, un gruppo di sicari legati al narcotraffico ha ucciso il giornalista Javier Valdez, uno dei cronisti più famosi del paese, letto e premiato in tutto il mondo per le sue inchieste sulla criminalità organizzata. Lo hanno ucciso in pieno giorno, mentre usciva dalla redazione del suo giornale. I sicari hanno simulato una rapina, ma la polizia ha trovato il cadavere del giornalista colpito 12 volte da due armi da fuoco diverse. Valdez aveva vinto premi della Columbia University e di altre organizzazioni internazionali e scritto libri importanti, pur lavorando per un piccolo giornale locale dello stato di Sinaloa, Ríodoce.

 

In tutto il nord del Messico, la zona più interessata dalla violenza dove muoiono centinaia di persone all’anno, piccoli giornali come Ríodoce, diretti da vecchi cronisti che conoscono ogni lembo del loro territorio, sono l’ultima barriera contro il silenzio imposto dalle pistole, e per questo sono presi di mira dai narcos. Nello stesso giorno di Valdez, nel vicino stato di Jalisco altri sicari attaccavano la vicedirettrice del settimanale locale El Costeño, grave in ospedale, e ammazzavano suo figlio di 26 anni, anche lui giornalista. Ríodoce e El Costeño sono nati come pubblicazioni locali e negli ultimi dieci anni si sono trasformati in giornali di guerra, con i loro morti, i loro eroi e le loro battaglie. Altri sono Noroeste in Sinaloa, Zeta a Tijuana o El Norte de Ciudad Juárez. Quest’ultimo ad aprile, dopo l’ennesimo ammazzamento di uno dei suoi giornalisti, ha chiuso dopo 27 anni di lotte perché il pericolo era diventato troppo grande. Su Ríodoce, un editoriale scrive che con la morte di Valdez i narcos “ci hanno tagliato un braccio”.

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