Esperanza Aguirre (foto LaPresse)

In Spagna i giudici tornano alla carica e fanno una vittima eccellente

Eugenio Cau

La “Thatcher spagnola” Esperanza Aguirre abbandona la politica, a 65 anni, per gli scandali di corruzione che hanno toccato indirettamente la sua persona e travolto il Partito popolare

Roma. Una delle donne più importanti della politica di centrodestra degli ultimi anni in Spagna, Esperanza Aguirre, ha annunciato lunedì il suo abbandono definitivo della vita politica, a 65 anni, a causa degli scandali di corruzione che hanno toccato indirettamente la sua persona e travolto il Partito popolare attualmente al governo. Definita per più di trent’anni la “Thatcher spagnola” per le sue affinità non solo ideologiche con la cultura liberale anglosassone, Aguirre è stata la prima donna a diventare presidentessa del Senato in Spagna. E’ stata ministro dell’Istruzione, presidente della comunità autonoma di Madrid, perennemente presidenziabile, perennemente candidata a qualcosa, pungolo liberale di tutti i governi di centrodestra. Odiatissima e temuta anche dagli amici, Aguirre è sopravvissuta a un cancro e agli attentati terroristici di Bombay del 2008 (era in uno degli hotel attaccati dai jihadisti). Ad abbatterla definitivamente sono state le inchieste.

 

Come buona parte dell’alta dirigenza del Partito popolare, Aguirre non è stata mai imputata di nessun reato, ma il suo nome è stato citato in tutte le grandi inchieste di corruzione che hanno sconquassato la politica spagnola negli ultimi anni: il caso Gürtel, indagine sul finanziamento illecito dei partiti per la quale Aguirre è stata chiamata dai giudici a testimoniare giusto la settimana scorsa. La Operación Púnica, indagine anticorruzione nell’ambito della quale è stato arrestato Francisco Granados, uno dei due uomini di fiducia di Aguirre alla comunità di Madrid; l’altro, Ignacio González, è stato arrestato la settimana scorsa nell’ambito di un’inchiesta di nuovissimo conio, l’operazione Lezo, in cui sono stati coinvolti decine di alti dirigenti politici. Accusata di non aver vigilato sui suoi uomini, Aguirre si è trincerata per qualche giorno nel silenzio, poi lunedì ha rinunciato a tutti gli incarichi pubblici che le rimanevano (era consigliere comunale a Madrid e portavoce locale del Partito) e posto fine in maniera probabilmente definitiva alla sua carriera politica.

 

Al momento dell’annuncio delle dimissioni di Aguirre, Mariano Rajoy, primo ministro spagnolo del Partito popolare, si trovava in visita di stato in Brasile, dove il presidente Michel Temer elogiava pubblicamente le riforme coraggiose che hanno consentito a Rajoy di risollevare l’economia spagnola. Secondo i media spagnoli, Aguirre ha comunicato la sua decisione al premier con un sms appena un’ora prima di renderla pubblica. Dall’altra parte del mondo e senza preavviso, Rajoy si è così visto scoppiare in faccia l’ennesimo bubbone giudiziario della sua carriera da leader del Pp e capo del governo. Per il premier il momento è delicato: il suo governo di minoranza deve affrontare in queste settimane il passaggio critico dell’approvazione della legge di Budget del 2017 (appena in tempo per iniziare i lavori per il Budget 2018), e un altro scandalo giudiziario era l’ultima cosa che ci voleva. I partiti dell’opposizione e anche i centristi di Ciudadanos, che danno sostegno esterno al governo, hanno già iniziato ad attaccare Rajoy sulle ultime notizie d’indagine, chiedendo commissioni d’inchiesta straordinarie e poteri speciali per la magistratura. Non aiuta il fatto che lo stesso Rajoy sia stato chiamato a testimoniare nel processo Gürtel, e che azioni spettacolari come le dimissioni di Aguirre mantengano alta l’attenzione dei media sull’attività della magistratura: dopo oltre un anno di tregua, dovuto in gran parte al trascinarsi della situazione politica del paese dopo due elezioni che non avevano restituito una maggioranza di governo, i giudici sono tornati protagonisti delle prime pagine, e nell’opinione pubblica è tornato a montare quel senso di rabbia che ha portato in questi anni alla nascita di movimenti fuori dal sistema come Podemos e, entro certi termini, Ciudadanos. Rajoy per ora si mantiene fedele alla sua vecchia tattica: attendere pazientemente che la tempesta passi, approfittando della debolezza dei suoi avversari. Con il Partito socialista e Podemos bloccati tra primarie e lotte interne, per ora il rischio politico è basso. Il pericolo, per il governo conservatore, è giudiziario.

  • Eugenio Cau
  • E’ nato a Bologna, si è laureato in Storia, fa parte della redazione del Foglio a Milano. Ha vissuto un periodo in Messico, dove ha deciso di fare il giornalista. E’ un ottimista tecnologico. Per il Foglio cura Silicio, una newsletter settimanale a tema tech, e il Foglio Innovazione, un inserto mensile in cui si parla di tecnologia e progresso. Ha una passione per la Cina e vorrebbe imparare il mandarino.