La vittoria della bandiera blu

L'affermazione al primo turno di Macron ci dice che l'anti europeismo si può combattere senza i trucchi del populismo ma con una formidabile iniezione di riformismo e realismo

Paola Peduzzi

Email:

peduzzi@ilfoglio.it

La vittoria della bandiera blu

Presidenziali in Francia, Emmanuel Macron (foto LaPresse)

L’Europa a caccia di buone notizie ieri ha ricevuto forse la più grande e più importante: Emmanuel Macron, leader neoeuropeista di En Marche, s’è qualificato in testa al primo turno delle presidenziali francesi, davanti alla leader del Front national, Marine Le Pen. Le prime reazioni di sostegno sono arrivate dalla Germania dove – ha raccontato l’Economist – non erano e non sono tuttora previsti piani di risposta a un’eventuale vittoria della Le Pen. Macron è il pupillo della cancelliera Angela Merkel che è stata sempe piuttosto tiepida nei confronti del cosiddetto “alleato naturale” François Fillon, con cui condivide la stessa famiglia politica a Bruxelles, preferendoli la giovane alternativa filotedesca e filoeuropea di En Marche!. La risposta alla crisi dell’Europa riparte da questo duo, ma anche Martin Schulz, candidato socialdemocratico che sfiderà la Merkel al voto di settembre, sostiene Macron, e si augura di poter lavorare presto con lui.

La terza vita del riformismo europeo passa da Macron

Il leader di En Marche! vince il primo turno delle presidenziali francesi. Il 7 maggio al ballottaggio sfiderà Marine Le Pen, seconda con il 22 per cento dei voti

Le stelle macroniane si sono allineate, con un fioccare di endorsement, contro la “marea nera” della Le Pen principalmente, ma anche con la speranza che il riscatto europeista possa partire dal meno europeista dei paesi dell’Unione. La sfida ora è tutta qui, perché se al primo turno contavano le sfumature e le differenze e le appartenenze e c’era un certa resistenza al cosiddetto voto utile, adesso contano soltanto le visioni e le predisposizioni – con tutta probabilità non sentiremo troppo parlare di 35 ore, ma di globalizzazione, protezionismo, nazionalismo, patriottismo.

 

 

Nella notte elettorale, i due contendenti hanno già stabilito le coordinate del confronto: il popolo contro le élite arroganti da fronte lepenista, e l’Europa aperta e protettiva dal fronte macroniano. L’aver imposto la bandiera blu con le stelle dorate come un elemento portante della propria campagna e del proprio successo è uno degli aspetti più straordinari della cavalcata di Macron: un anno fa il suo partito non esisteva, quando En Marche! è stato creato è sembrato più un dispetto alla famiglia socialista che un’opportunità politica vera, e ora invece con quel suo ostentare la bandiera francese e quella europea insieme la marcia e Macron sono diventati il simbolo di un riscatto collettivo, che risuona in tutte le piazze europee che si riempiono, da qualche settimana, di manifestazioni pro Europa.

 

Macron arriva in una posizione di forza, non soltanto perché si è qualificato al primo posto ma perché il suo progetto di una coalizione trasversale ha preso corpo: una big tent che si forma da zero è un’esperienza unica. Abbiamo visto partiti populisti crescere in modo esponenziale, ma gridare contro il sistema e contro l’ordine costituito è ben più facile che voler difendere e riformare un progetto sfinito come quello europeo. La straordinarietà dell’esperienza di Macron ora però, nelle prossime due settimane, si incanalerà verso un bivio che non è affatto nuovo: popolo contro establishment, campagne contro città, protezionismo contro globalizzazione, chiusura contro apertura. Lungo queste linee si sono già tenuti scontri epocali, con una pressoché totale sconfitta dell’establishment.

Scommettere sull'avanzata populista francese costa da mille euro in su

I mercati sono convinti che Marine Le Pen non trionferà ma vendere allo scoperto il debito francese è una puntata abbordabile

E in questo caso c’è un’aggravante, che è l’Europa stessa. In Francia, nel 2005, il trattato costituzionale fu bocciato, aprendo la prima grande crisi dall’introduzione dell’euro: ancora oggi molti ricordano quel voto di protesta e quel che è venuto dopo, soprattutto, cioè l’imposizione due anni dopo sotto altre forme di un altro trattato per via parlamentare. Quella voce inascoltata è ancora molto forte in Francia, anche se è mitigata dal fatto che la stragrande maggioranza del paese, pur essendo insofferente nei confronti di Bruxelles, teme l’idea di ritrovarsi senza euro. In più c’è l’esperienza: la Brexit che ancora ci deve essere appare ogni giorno che passa più complicata e pericolosa; Trump, che ancora ieri tuittava su quanto sia “interessante” il voto francese, nella sua totale imprevidibilità scontenta, a settimane alterne, un po’ tutti. Questo potrebbe trattenere molti dal votare il fronte euroscettico che la Le Pen vuole costruire – e non va comunque dimenticato che, nonostante lo straordinario sforzo della le Pen, il Front national è ancora considerato molto tossico. Ma a pesare sulla decisione finale conterà anche la storia: non c’è stata volta in cui, chiedendo una prova d’amore ai suoi elettori, l’Europa abbia ottenuto una risposta positiva. A Macron tocca ora il compito di ribaltare anche questa storia, ricostruendo in due settimane un amore così complicato, per sé e per l’Europa.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • Giovanni

    24 Aprile 2017 - 11:11

    Purtroppo il populismo della Le Pen è più un "salvinismo" con pochi e alquanto triti argomenti:immigrazione da resoingere, togliere la cittadinanza agli immigrati che si comportano male, uscita dall'UE per riconquistare la sovranità francese. Poca roba dopo tutto e banale. Non credo che vincerà e me lo auguro. Quello che fa paura è invece il populismo grillino che ha peculiarità uniche nel panorama politico europeo. Il grillismo è camaleontico, multiopportunistico, va dove soffia il vento dell'opinione pubblica, può essere un momento di sinistra, un attimo dopo di centro e dopo anche di destra. O può essere comtemporaneamente tutto ciò. Si nutre della credulità e dell'ignoranza popolare e a forza di algoritmi la manipola facendo sempre emergere vittoriosa la volontà del capo unico e assoluto che in un momento di stizza pochi giorni fa ha rivelato la sua vera essenza con questa frase "se non vi va quello che decido fatevi un partito vostro". Il popolo grillino ha applaudito estasiato.

    Report

    Rispondi

Servizi