In Turchia vince il Sì con una maggioranza molto debole

I favorevoli alla riforma di Erdogan sono al 51,4 per cento. Le opposizioni denunciano brogli e annunciano ricorsi. Intanto il Sultano prepara due nuovi referendum: sull'adesione all'Ue e sulla pena di morte

In Turchia i Sì sono in leggero vantaggio

Erdogan vota per il referendum costituzionale (foto LaPresse)

Al termine degli scrutini, in Turchia i Sì al referendum prevalgono sui No, anche se di poco. I favorevoli agli emendamenti alla Costituzione proposti dal presidente Recep Tayyip Erdogan, secondo l'agenzia di stampa Anadolu che riporta dati non ancora ufficiali, sono il 51,36 per cento. I Sì sono diminuiti molto mano a mano che arrivavano i dati dalle coste dell'Egeo e dall'ovest: l'Akp ha perso per la prima volta Istanbul e Ankara, oltre alla terza maggiore città, Izmir (Smirne). Mentre il totale dei voti dall'estero si è avuto in tarda serata. Secondo l'emittente Haberturk l'afflusso alle urne è stato molto alto, intorno all'86 per cento. Intanto i partiti che si oppongono alla riforma costituzionale hanno segnalato alcuni brogli nelle ultime ore del voto - un alto numero di certificati elettorali non avrebbe il timbro ufficiale - e hanno già annunciato ricorsi.

In una conferenza stampa tenuta subito dopo la dichiarazione della vittoria dell'Akp, il partito del presidente, Erdogan ha dichiarato che i risultati non ufficiali mostrano 25 milioni di voti a favore della riforma, quindi 1,3 milioni in più rispetto a quelli contrari. Nel suo discorso di vittoria insolitamente in sordina Erdogan ha prevenuto eventuali polemiche - soprattutto dal campo europeo col quale negli ultimi mesi è entrato in rotta - e ha spiegato che gli stati stranieri dovrebbero rispettare l'esito del referendum. "Abbiamo molto da fare, siamo sulla buona strada, ma è il momento di cambiare marcia e andare più veloce".

I sostenitori dell'Akp si sono diretti al quartier generale del partito di governo ad Ankara e ad Istanbul, suonando i clacson e cantando le canzoni della campagna a tutto volume. Erdogan ha sostenuto che il supporto al referendum è aumentato molto nel sud-est della Turchia e che i voti dall'estero sono stati una “parte grande” del successo. “Stiamo portando avanti la riforma più importante nella storia della nostra nazione”, ha aggiunto, sostenendo che si tratta di una vittoria per tutti, siano per chi ha votato sì che per chi ha votato no. La nuova presidenza dovrebbe entrare in vigore dopo le elezioni del 2019. Senza perdere tempo, Erdogan ha dichiarato che ora sarà discussa l'idea di ripristinare la pena di morte con il primo ministro e il leader del partito di opposizione nazionalista Mhp, che ha appoggiato il capo di stato nel referendum. Un'ulteriore consultazione popolare potrebbe invece riguardare la permanenza di Ankara nella lista dei paesi candidati ad aderire all'Ue.

 

 Kemal Kılıçdaroğlu, il leader del Chp, il principale partito di opposizione, sostiene che il referendum ha avuto luogo in “circostanze sleali” e che i sostenitori del Sì sono andati oltre i limiti di legge. Il vice capo del Chp, Bulent Tezcan, ha ha definito illegittima la decisione del Consiglio elettorale supremo di autorizzare per la prima volta il conteggio delle schede senza timbro ufficiale, a meno che non venga provato un loro impiego fraudolento. "Il Consiglio elettorale supremo ha cambiato le regole del voto - ha denunciato Tezcan - questo significa permettere brogli creando un serio problema di legittimità". A rendere il clima ancor più teso, l'uccisione di tre persone a colpi d'arma da fuoco nei pressi di un seggio elettorale nella provincia a maggioranza curda di Diyarbakir, nel corso di una disputa sulle intenzioni di voto.

Gli emendamenti alla Costituzione votati oggi rappresentano il programma più ampio di riforme costituzionali da quando la Turchia divenne una repubblica quasi un secolo fa. Al presidente sarà conferito il potere di nominare i ministri, emanare decreti, scegliere la maggioranza degli alti magistrati e sciogliere il parlamento. Il nuovo sistema rottamerà il ruolo di primo ministro e concenterà il potere nelle mani del presidente, mettendo tutta burocrazia statale sotto il suo controllo. Per Erdogan i cambiamenti sono necessari per affrontare la sfida della sicurezza in Turchia nove mesi dopo il fallito tentativo di colpo di stato, e per evitare i fragili governi di coalizione del passato. Il nuovo sistema, ha sostenuto, dovrebbe assomigliare a quelli di Francia e Stati Uniti e portare la calma in un momento di turbolenze segnato dall'insurrezione curda, dagli attentati dei militanti islamici e dal conflitto nella vicina Siria, che ha portato ad un enorme afflusso di rifugiati.

Il primo ministro turco Binali Yıldırım ha dichiarato che la vittoria del Sì al referendum è “una nuova pagina nella democrazia del nostro paese”. “Noi siamo un solo corpo, siamo una nazione”, ha detto rivolto alla folla. “Tutti dovrebbero essere certi che vogliamo avere la pace nel nostro paese. Grazie per il vostro voto, lo useremo nel miglior modo possibile”.

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