Che delusione per i populisti questo Trump che riparla di alleanze atlantiche

“Avevo detto che la Nato è obsoleta ma non è più obsoleta”, ha detto il presidente americano

Paola Peduzzi

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Che delusione per i populisti questo Trump che riparla di alleanze atlantiche

Donald Trump (foto LaPresse)

Milano. La prima settimana delle grandi giravolte trumpiane s’è conclusa con la dichiarazione più dirompente di tutte, gettando nello sconforto gli ormai ex trumpiani d’Europa. “Avevo detto che la Nato è obsoleta ma non è più obsoleta”, ha dichiarato Donald Trump, presidente americano, in conferenza stampa con uno sbalordito e sorridente segretario dell’Alleanza atlantica, Jens Stoltenberg, che tutto poteva immaginarsi tranne di ritrovarsi accanto un presidente tanto conciliante. Ognuno deve fare il proprio compito all’interno della Nato, ha ricordato Trump, gli europei non possono certo considerare l’Alleanza come un’organizzazione di beneficenza a finanziamento americano (e tutti i siti legati ai populisti d’Europa hanno ritwittato e riportato per lo più questo monito), ma l’impegno è tornato comune, l’obiettivo forse anche, la Nato “it’s no longer obsolete”.

 

L’establishment politico europeo, frastornato e a caccia di buone notizie, ha esultato, un sostegno alla Nato significa di fatto un sostegno anche all’Europa, forse Trump è rinsavito, comunque assomiglia a un presidente repubblicano “normale” e questo per il momento basta – anche se tocca rimangiarsi anni di attendismo e di tolleranza nei confronti dell’asse Assad-Putin. Per i partiti che invece hanno accolto esultanti l’approccio distruttivo di Trump all’ordine precostituito questa normalizzazione è offensiva e problematica. D’un tratto Ivanka, la figlia ammiratissima del presidente, è diventata una strega, lei che ha visto i bambini siriani vomitare schiuma con gli occhi fissi e ha detto a suo padre che quella barbarie era ed è inaccettabile. D’un tratto Rex Tillerson, segretario di stato con medaglie putiniane in curriculum, è diventato un pericoloso russofobo da contenere, evitare, rinchiudere a Foggy Bottom. D’un tratto la parola “interventismo”, che alle orecchie dei nazionalisti d’Europa di destra e di sinistra suona come un’unghia sulla lavagna, è tornata sulla bocca di tutti, con Trump che arriva anche a immaginare di voler rendere il mondo un posto migliore di come è adesso, e pensa di farlo non già da solo, tra una giravolta e l’altra, ma “con gli alleati”, con “le tante nazioni che sarebbero con noi” – e sì che sembrava sepolta per almeno quattro anni la possibilità che si costituissero coalizioni internazionali di volenterosi per dare uno scossone allo status quo. Ma nulla è più terribile di quel “no longer obsolete” di Trump, perché se c’è una cosa che unisce tutti i populisti del nostro continente è l’ostilità nei confronti della Nato, vuoi per ispirazioni pacifiste vuoi per l’inossidabile antiatlantismo che anima gran parte dell’opinione pubblica europea.

 

Nella Francia che va al voto tra dieci giorni la riappacificazione trumpiana con l’Alleanza atlantica ha un impatto molto forte: Marine Le Pen e l’astro nascente Jean-Luc Mélenchon sono entrambi straordinariamente contrari all’esistenza stessa della Nato, in particolare nella sua veste antirussa, la meno accettabile per questi custodi (innervositi) del putinismo. Un alleato americano nell’impresa di sfaldare e ricostruire in altro modo la Nato era un gran sostegno, la solitudine ora complica i piani, e così torna il caro tic antiamericano: cosa vuoi aspettarti da loro, sono guerrafondai, sono imperialisti. Basta leggere qualsivoglia comunicato anche della Lega nord o del M5s per ritrovare toni simili. Lo stesso fenomeno accade nel Regno Unito, dove il Labour di Jeremy Corbyn ha finto di essere tiepidamente europeista ma ha attaccato apertamente la Nato, per ragioni pacifiste e prevalentemente antiamericane. Nigel Farage, ex leader dell’Ukip, ha temporaneamente smesso di occuparsi troppo di politica estera: per lui trumpiano, putiniano, assadista, anti Nato, anti Europa questo è un momento tragico (invoca altri referendum, a caso).

 

La speranza non è morta. Fatta una giravolta se ne può fare anche un’altra, e questo è chiaro a tutti, trumpiani della prima ora e timidi nuovi arrivati insieme, ma per i fan di Trump o della sua visione isolazionista delle relazioni internazionali la ferita transatlantica è di nuovo sanguinante. Non si tratta di una congiuntura: per molti europei, anche quelli che non si espongono troppo ma restano intimamente antiatlantisti, l’America va bene finché non fa l’America. Fino alla prossima giravolta, s’intende.

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