“L'attacco è solo colpa di Assad”. Da Merkel a Erdogan ecco chi si schiera al fianco di Trump

Nota congiunta Germania-Francia per sostenere l'azione americana. Anche il governo britannico condivide l'attacco. Arabia Saudita: “Una risposta all'uso di armi chimiche contro civili innocenti”

“L'attacco è solo colpa di Assad”. Da Merkel a Erdogan ecco chi  si schiera al fianco di Trump

Angela Merkel e Donald Trump nel recente incontro a Washington (foto LaPresse)

L'attacco americano contro la Siria e il regime di Bashar el Assad non è piaciuto a Russia e Iran. Ma il resto della comunità internazionale si schiera convinto al fianco del presidente Usa Donald Trump.Da Londra a Berlino, passando per Parigi, Ankara, Riad e Tokyo sono in molti a definire l'azione militare “comprensibile” e a difenderne le ragioni.

 

Angela Merkel e Francois Hollande hanno diramato una nota congiunta in cui sottolineano che "la responsabilità per questi
sviluppi è del solo Assad. Il ripetuto utilizzo di armi chimiche e i suoi crimini contro la propria popolazione reclamavano un sanzionamento". Poco prima il ministro degli Esteri tedesco Sigmar Gabriel aveva definito "comprensibile" l'attacco mentre quello francese Jean-Marc Ayrault aveva detto, ai microfoni di France.info, che  “russi e iraniani devono comprendere che sostenere a spada tratta e fino all’ignominia il regime di Bashar el Assad non ha senso. ”.

Anche l'Inghilterra attraverso un portavoce di Downing Street, fa sapere che il governo britannico "appoggia pienamente" l'attacco americano in Siria e lo considera "una risposta appropriata al barbaro attacco con armi chimiche lanciato dal regime siriano. È un'azione mirata a scoraggiare ulteriori attacchi".

La reazione di Israele. Israele ha invece accolto l'intervento di Trump in modo positivo. E "un messaggio forte e chiaro" che dimostra che "l'uso delle armi chimiche non è tollerato", ha dichiarato il primo ministro Benjamin Netanyahu. Gerusalemme è stata tra le prime a ripetere da tempo che l'eliminazione dell'arsenale di armi chimiche di Assad, avviata nel 2013, nonostante le rassicurazioni di Assad e della comunità internazionale non era completa e che queste rischiavano di finire nella mani di Hezbollah. 

 

Con Trump anche Turchia ("Salutiamo il fatto come positivo, ma crediamo che il regime di Assad debba essere punito
complessivamente nell'arena internazionale", ha detto vicepremier Numan Kurtulmus), l'Arabia Saudita ("L'Arabia Saudita sostiene pienamente le operazioni militari Usa contro obiettivi militari in Siria che sono una risposta all'uso da parte del regime di armi chimiche contro civili innocenti", ha dichiarato una fonte del ministero degli Esteri di Riad), il Giappone che attraverso il premier Shinzo Abe ha espresso sostegno per la "risolutezza" dimostrata dagli Stati Uniti nella lotta contro l'uso di armi chimiche con l'attacco contro una base aerea in Siria.

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