Stoccolma e gli alibi dell'occidente quando si parla di terrorismo

Camion sulla folla, strage nella capitale della Svezia. Capiremo meglio se il camion è o no l’ultimo atto di una guerra di civiltà che si sta combattendo, ma a prescindere dal caso svedese l’occidente dovrebbe imparare ad aprire gli occhi

Stoccolma e gli alibi dell'occidente quando si parla di terrorismo

Foto LaPresse

La matrice dell’attentato terroristico che ha colpito Stoccolma non è ancora definita, ma la dinamica non lascia molti dubbi: alle ore 15, alcuni pedoni (almeno quattro morti e una decina di feriti) sono stati travolti da un camion che è finito contro la folla nei pressi di un centro commerciale situato in una strada pedonale stipata di persone, nel cuore della capitale della Svezia. La dinamica è identica a quella adottata lo scorso anno da alcuni soldati dello Stato islamico a Nizza (14 luglio) e a Berlino (19 dicembre) e potrebbe non essere casuale che dopo l’attentato di Londra (22 marzo) e dopo l’attentato di San Pietroburgo (3 aprile) un camion abbia fatto una strage pochi giorni dopo il lungo discorso con il quale il nuovo portavoce dello Stato islamico (Abu Hassan al Muhajir) ha invitato militanti e simpatizzanti dell’Isis a compiere in tutto il mondo attentati terroristici.

 

Nella giornata di sabato la dinamica dell’attentato di Stoccolma sarà più chiara ma già in questo momento è possibile mettere insieme alcune considerazioni che riguardano un’attitudine molto particolare scelta dall’opinione pubblica europea per affrontare la nuova normalità degli attentati terroristici: la rimozione del trauma, la ricerca di un alibi, il tentativo di trasformare una strage in un problema legato all’emergenza immigrazione, alle pecche dell’intelligence, all’apertura dei centri storici ai Suv o ai camion, e il conseguente tentativo di trasformare gli attentati in fenomeni tutto sommato circoscrivibili. E’ stato un incidente. E’ stato un depresso. E’ stato un pazzo. E’ stato un lupo solitario. Chiudere gli occhi di fronte al terrore è un istinto primitivo, quasi naturale, così come scaricare su se stessi le responsabilità altrui è un modo facile, semplice, per illudersi che la risoluzione dei problemi dipenda da noi e non da altri.

 

Non sappiamo se l’attentato terroristico di venerdì abbia o no una matrice islamista ma sappiamo che l’atteggiamento delle classi dirigenti, dell’opinione pubblica e di una buona parte della politica oggi tende a deviare l’attenzione dal cuore del problema, dal fulcro della questione. Che è drammaticamente semplice: per aggredire il fondamentalismo islamico bisogna centrare il cuore della questione e la questione è che la nostra epoca è caratterizzata da uno scontro tra due imperi. Il primo impero è quello islamista: è un impero che ha una sua declinazione violenta e molte ramificazioni politiche e tende a uccidere in ogni angolo del mondo gli infedeli non spinto da una reazione a un atto ostile dell’occidente ma spinto da una volontà omicida giustificata da una precisa interpretazione del Corano (i miscredenti vanno colpiti “tra capo e collo”, Corano, VIII, 2). Il secondo impero è quello occidentale, quello sotto attacco, quello in cui viviamo oggi. Ed è un impero, questo, che ha scelto di nascondere la verità ai suoi cittadini (la guerra di religione) e che ha deciso di imboccare la via minimalista (e negazionista) per affrontare la minaccia dell’islam fondamentalista. E così lo Stato islamico si combatte, ma non con una violenza incomparabilmente superiore a quella messa in campo dai jihadisti.

 

L’esportazione della democrazia è stata cancellata dai libri di storia e difficilmente sarà Donald Trump a rimetterla in cima all’agenda dell’occidente. I regimi teocratici vengono sistematicamente difesi e mai messi davvero in discussione attraverso azioni politiche finalizzate a combattere quelle realtà in cui blasfemia e apostasia sono punite ancora con la violenza e a volte con la morte. La presenza di una forma di violenza esplicita in alcuni passaggi del Corano è un tabù che va sistematicamente cancellato e non affrontato, e chiunque metta in relazione la parola islam con la parola violenza rischia di essere scomunicato dal tribunale del popolo. Ecco: capiremo meglio se il camion che si è schiantato in un centro commerciale di Stoccolma è o no l’ultimo atto di una guerra di civiltà combattuta tra due imperi. Ma a prescindere dal caso svedese l’occidente dovrebbe imparare ad aprire gli occhi e prima di continuare a giocare con gli alibi avrebbe il dovere di mettere da parte una frase perfetta dell’eretica Ayaan Hirsi Ali: “Il nemico non è solo il terrorismo ma l’idea di cui il terrorismo è il prodotto”. E quando si uccide in nome dell’islam non si può trasformare una strage in un incidente stradale.

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Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    08 Aprile 2017 - 15:03

    Al direttore – Alibi?, Il solito “girarci intorno”. Il costante atteggiamento di chi, dal singolo a un Impero, ha perso la capacità o la volontà di affrontare la realtà per quella che è. Lo si adotta per calcolo cinico, per ignavia o vigliaccheria, per paura delle reazioni interne dei rispettivi “sistemi”, ecc. Il nodo è che “giriamo intorno” pure a cosa s’intenda oggi per “democrazia”. Gli Stati sovrani dell’Impero Occidente, la declinano in maniere e concetti e politiche diverse contrastanti tra loro e motivo di divisioni che bloccano un, efficace atteggiamento comune verso l’Impero Islamico. La diversità sostanziale tra i due Imperi, le divisioni feroci esistono pure in quello Islamico, è che quello Occidentale è aggrovigliato e diviso nella utopistica ricerca di un mondo ideale, mentre l’atro ha un chiaro, epico/etico intento che va oltre le loro divisioni, un fine comune e condiviso: la conquista delle terre degli infedeli. Non cercano alibi, né ci girano intorno. Pro veritate.

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  • luigi.desa

    08 Aprile 2017 - 14:02

    Il premier svedese,dopo l'attentato e i morti e i feriti, ha banalmente ripetuto il ritornello " non ci faremo intimidire,non ci intimideranno".Lo hanno già detto Mattarella,Holland ed altri tosti e coraggiosi capi di stato o di governo ,dimenticando che il significato esatto delle loro esortazioni a petto in fuori è " terrorististi possono continuare a piacimento a compiere stragi tanto noi europei ci stiamo abituando e che insomma non ce ne frega più di tanto " . Insomma gli europei che si ammazzino cittadini euroei poco importa ,ma temono che i terroristi -che pare siano tutti islamici, comincino a ammazzare anche in Europa islamici e così farla diventare un campo di battaglia come si è trasformato il medio-oriente e dintorni .Tutte queste macellerie tribali gli europei le hanno smesse durante la guerra fredda impauriti dal dispiegamento nucleare ma a loro la guerra piace sempre ma non nel mio giardino.

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  • mauro

    07 Aprile 2017 - 23:11

    L'Occidente dovrebbe semplicemente cominciare a eliminare tutte le leggi, scritte e non scritte, che condannano l'islamofobia (mi pare che l'ultima in ordine di tempo sia stata in Germania). Se non si parte da lì, in tutta l'Europa, è tutto inutile, e l'Europa è condannata ad essere islamizzata.

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  • tamaramerisi@gmail.com

    tamaramerisi

    07 Aprile 2017 - 22:10

    Manca il terzo impero: i liberals. Sono loro ad aver monopolizzato l'argomento in Occidente. Con presunzione, arroganza, e fake news. Colonizzando la maggior parte delle nostre università.

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