Cosa non si capisce maneggiando la Russia da tifosi

Mosca e noi. L'attentato nella metropolitana di San Pietroburgo tra teorie del complotto e fanatismi

Cosa non si capisce maneggiando la Russia da tifosi

Foto LaPresse

Milano. Quando ancora la dinamica di quel che è accaduto lunedì nella metropolitana di San Pietroburgo non era chiara – probabilmente s’è trattato di un attentato suicida, l’autore è un giovane kirghiso – circolavano già molte teorie del complotto, variazioni del tema: quanto fa comodo a Vladimir Putin un attentato in metrò? C’è chi dice che c’entra la volontà di distogliere l’attenzione dalle manifestazioni contro il regime e gli arresti che ne sono seguiti; c’è chi sostiene che la Russia tenti in ogni modo di uscire dall’isolamento in cui si è ritrovata dopo la questione ucraina e un asse internazionale contro il terrorismo le sarebbe molto utile in questo momento. Il complottismo è un tic orrendo, di fronte alle bombe diventa ancora più osceno, e questo vale anche e soprattutto quando si maneggia una leadership tanto complicata come quella di Putin. Allo stesso modo, dall’altra parte della barricata di questo tifo putiniani-antiputiniani che falsa ogni analisi e ogni aspettativa, c’è chi ha detto che questo attentato dimostra come la Russia sia un alleato indispensabile nella lotta al terrore e che le accuse rivolte a Mosca negli ultimi anni – “da anime belle”, come se l’ingenuità fosse plausibile in questo mondo tanto capovolto – hanno di fatto incentivato l’ostilità nei confronti della Russia.

Identificato l'attentatore
di San Pietroburgo: è un kirghiso

Le vittime salgono a 14. L'uomo, Akbarzhon Jalilov, è il terrorista suicida ripreso dalle telecamere della metro: ha 22 anni ed è legato all'islam radicale. La conferma dai servizi segreti di Biškek . L'omaggio alle vittime dell'attentato 

Entrambi gli approcci hanno un che – anzi, moltissimo – di perverso. La politica internazionale di Putin ha posto il resto del mondo di fronte a interrogativi a cui nessuno ha voluto trovare una risposta, lasciando che fossero le ideologie e le tifoserie a dominare il dibattito. Quel che è accaduto in Siria martedì – con l’attacco chimico, gli ospedali devastati e quelle immagini strazianti, ancora una volta – è lì come una prova tragica: Putin sostiene un regime che annienta da sei anni il proprio popolo, e questo sostegno sciagurato non ha portato ad avanzamenti rilevanti e collettivi nella lotta al terrorismo dello Stato islamico. Perché qui non si sta combattendo insieme la stessa guerra.

 

Isolamento diplomatico – Da quando è scoppiata la questione ucraina e la Russia ha annesso la Crimea, tre anni fa, è iniziato un processo di isolamento diplomatico, accompagnato da misure sanzionatorie, che è oggi ancora in corso. L’isolamento è costoso per tutti, russi e occidentali (in particolare per gli europei), sia in termini economici sia in termini geopolitici e questo spiega perché molti interlocutori cerchino via via pretesti per invertirlo. L’invasione russa della Siria è quel che gli esperti chiamano il “game changer”, l’occasione per ritrovarsi insieme, alleati di fatto, nella stessa battaglia: ma la storia siriana non è una storia di collaborazione, tutt’altro. Alle resistenze diplomatiche si sono sommate quelle militari e di intelligence, con il Pentagono americano estremamente restio, per usare un eufemismo, a condividere con la Russia piani e informazioni. E’ il motivo per cui le forze americane operano contro lo Stato islamico in Iraq senza la Russia e il motivo per cui esistono progetti alternativi per riprendere Raqqa, in Siria, in cui non ci sono convergenze operative tra Mosca e il resto del mondo. Le sospette ingerenze russe nella campagna elettorale americana non hanno fatto che esacerbare animi già infastiditi: benché l’Amministrazione Trump sia più aperta a un reset fattivo con la Russia, ancora questa alleanza non si è concretizzata in piani o risorse condivisi (martedì il Wall Street Journal sosteneva che non accadrà presto).

Dal 1995 ad oggi la lunga scia di attentati che ha colpito la Russia

Una timeline per raccontare gli ultimi 20 anni di attacchi: dalle bombe negli appartamenti, al teatro Dubrovka e alla tragedia di Beslan 

 

Il futuro della Siria, così compromesso dalle operazioni brutali della Russia a sostegno di Assad, è il punto cui guardare per non far sì che siano le tifoserie a condizionare la politica nei confronti della Russia – politica inesistente, se non paese per paese, che poi è quel che vuole Mosca, quando investe sulla destabilizzazione europea. L’Italia chiede di organizzare nuovi tavoli di contatto con la Russia al G7 orfano di Mosca: la diplomazia ha le sue ragioni, spesso quantificabili in denaro, ma funziona soltanto quando si sa bene da dove si parte, e dove si vuole arrivare.

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Commenti all'articolo

  • carlo schieppati

    04 Aprile 2017 - 22:10

    L'Occidente vuole scatenare la guerra mondiale contro la Russia. La volete capire o no?

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    04 Aprile 2017 - 22:10

    A Redazione “Cosa non si capisce maneggiando la Russia da tifosi” La Russia? Se la Redazione, ne sa tanto più di me, mi indicasse un “Qualcosa” che l’informazione non maneggia da tifosi, le sarei riconoscente.

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