Brexit, -730 giorni

Il Regno Unito consegna all'Ue la lettera con cui si avvia formalmente il divorzio. Tutti i nodi di uno dei negoziati più complessi della storia recente

Brexit, -730 giorni

Theresa May firma la lettera consegnata all'Ue e che avvia la Brexit (foto LaPresse)

Il governo britannico ha consegnato oggi al presidente dell'Ue Donald Tusk la lettera che sancisce il primo passo ufficiale verso il divorzio dagli altri 27 stati. "E' un momento storico da cui non c'è via di ritorno. Il Regno Unito lascerà l'Unione europea", ha annunciato la premier Theresa May al Parlamento di Londra (nel video in basso potete sentire il discorso), poco dopo che l'ambasciatore Tim Barrow ha dato la lettera da lei firmata in cui il Regno Unito invoca formalmente l'articolo 50 del Trattato di Lisbona. "Quello che dovremo fare è avere grandi ambizioni nei negoziati", ha aggiunto la premier.

 

 

Ma la realtà potrebbe essere ben più complessa. Da adesso scatta il conto alla rovescia che si concluderà tra due anni, come previsto dal Trattato in caso di divorzio. In realtà, la prospettiva di una conclusione positiva dei negoziati entro 24 mesi è al momento un'ipotesi remota ed è facile ritenere che il termine sarà prorogato. Sulle spalle della May c'è ora una responsabilità politica enorme, quella di gestire una delle trattative diplomatiche più complesse nella storia recente e, soprattutto, garantire l'unità del Regno, dove Scozia e Irlanda del nord minacciano a loro volta separazioni traumatiche da Londra per non perdere lo status di membro dell'Ue. Dal risultato dei negoziati dipenderà anche il futuro della quinta più grande economia al mondo, quella britannica, che dovrà riconfermarsi tra i leader del commercio mondiale e assicurare, allo stesso tempo, che Bruxelles riceva il denaro dovuto da Londra.

  

 

L’hard Brexit, ovvero il mancato raggiungimento di un'intesa sulle relazioni commerciali con gli altri 27 membri dell'Ue è una prospettiva concreta. Tra i 12 punti della lettera consegnata a Tusk, essenziali per raggiungere un accordo secondo May, c'è anche la volontà di trattare con l'Ue sia un accordo commerciale sia la separazione da Bruxelles, un'ipotesi poco realistica secondo il negoziatore europeo Michel Barnier. Per Bruxelles, prima si discute dell'uscita dall'Ue – si parla di un conto da 60 miliardi di euro a carico del Regno Unito – e solo dopo si cercherà un'intesa sul commercio. "Non vedo come si possa raggiungere un accordo su questo punto entro due anni. Non abbiamo certo chiesto noi il divorzio", ha ribadito un alto funzionario dell'Ue all'agenzia di stampa Reuters. 

 

Così, da una parte e dall'altra della Manica i dubbi principali riguardano il futuro della libertà di movimento delle persone, lo status dei cittadini europei nel Regno Unito (e viceversa, quello delle aziende e delle persone di cittadinanza britannica nell'Ue) e le tariffe doganali per il commercio. E se le preoccupazioni sono le stesse, la stampa europea e quella britannica hanno accolto con toni ben diversi l'avvio del divorzio. "See EU later", scherzava beffardo il tabloid Sun all'indomani del referendum sulla Brexit. Dall'altra parte, un mesto "Ci mancate già" del quotidiano francese Libération, che oggi cita le prime parole rivolte da Tusk a Londra dopo avere ricevuto la lettera di May. Tra due anni si capirà chi avrà avuto ragione. 

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Commenti all'articolo

  • Giovanni

    29 Marzo 2017 - 17:05

    Napoleone diceva che la Gran Bretagna era un isola di bottegai. Probabilmente aveva ragione ma erano bottegai di talento e dopo aver distrutto la superpotenza spagnola dominarono il mondo per diversi secoli. Hanno ancor oggi uno dei migliori apparati diplomatici del mondo, e la seconda più importante borsa, un rapporto debito/Pil ottimo e l'economia in piena forma. Sono sicuro che sapranno contrattare con l'UE con grande abilità visto e considerato che nessun membro dell'Unione vuole inimicarsi il regno di sua maestà. Una separazione della Scozia non è così sicura visto e considerato che nell'ultimo referendum ben il 55% degli scozzesi ha votato per l'unione con il Regno Unito. Fra l'altro c'è da considerare che la Scozia ha solo poco più di cinque milioni di abitanti (meno della Sicilia) e contribuisce al PIL solo per l'otto per cento pur avendo avuto forti concessioni e aiuti dalla casa madre. Aiuti che non è detto che l'Europa sarebbe disposta a dare.

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