Com’è che la sinistra in Francia rischia di arrivare quarta?

Hamon, candidato del Partito socialista non è riuscito ad acquisire consenso e ora è dato dietro nei sondaggi anche rispetto a Mélenchon, leader più a sinistra del Ps. Tra le faide e un europeismo un po’ stinto

Paola Peduzzi

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Com’è che la sinistra in Francia rischia di arrivare quarta?

Benoît Hamon, candidato del Partito socialista francese all’Eliseo (foto LaPresse)

Parigi, dalla nostra inviata. Quando rischi di arrivare quarto e attorno a te vedi soltanto sguardi rassegnati, non puoi che cercare qualcuno con cui prendertela. E’ quel che accade a Benoît Hamon, candidato del Partito socialista francese all’Eliseo, che non è mai riuscito ad acquisire credibilità e consenso presso il proprio elettorato e che ora, beffa delle beffe, è dato dietro nei sondaggi anche rispetto a Jean-Luc Mélenchon, leader più a sinistra del Ps con la sua France insoumise. Si tratta di sondaggi, naturalmente, e molti a Parigi dicono di non prenderli troppo sul serio, s’è sbagliato già a sufficienza a star dietro alle dichiarazioni d’intenti degli elettori, ma da quando c’è stato il dibattito televisivo a cinque, la settimana scorsa, Mélenchon ha guadagnato un certo vantaggio su Hamon, rendendo la competizione alquanto dolorosa. Secondo un ultimo sondaggio Ifop, ora Mélenchon ha superato Hamon: si viaggia attorno al margine d’errore e in ogni caso nella zona della sconfitta – 13,5 per cento contro il 12,5 – ma il segnale della sinistra divisa che lascia spazio ad altre forze è arrivato, e questo sì ricorda in modo spaventoso il 2002, annata presidenziale citatissima e temuta. Hamon non riesce a fare breccia nel suo elettorato, e il governo che pure è socialista come lui non lo aiuta affatto.

 

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Così il candidato del Ps deve fare da solo e dopo aver attaccato “il partito del denaro”, che è più o meno quel che fa Marine Le Pen, ora dice di avercela con chi “affonda il coltello nella schiena”, cioè i suoi compagni, tentati dal voto utile già al primo turno, tanto ormai la sconfitta è certa. La retorica di Hamon così si radicalizza ogni giorno di più – è sempre stato fronda lui, anzi è noto per questo suo spirito rivoltoso, ma questa fronda è la più complicata della sua carriera – e questo in realtà lo indebolisce ancora, perché lo avvicina a Mélenchon, il quale ha una caratura politica molto solida. Come si è arrivati fin qui? A destra la storia è tragica e semplice assieme: François Fillon ha rovinato tutto. A sinistra la storia è come sempre più tormentata. Rivalità personali, idee poco chiare. Prendiamo l’Europa, che in questo momento è uno dei temi considerati sensibili, anche se più all’esterno dei confini francesi che dentro (siamo noi che affidiamo alla Francia le nostre speranze, pur sapendo che l’europeismo francese è un animale difficile da domare).

 

Nel fine settimana Libération ha pubblicato le interviste ai responsabili dell’economia di Hamon e di Mélenchon, Thomas Piketty e Jacques Généreux, per evidenziare le differenze su austerità, euro ed Europa. Piketty parla di una riforma dell’Europa dal basso, con un comitato che raccolga le istanze dei cittadini; Généreux usa toni più aggressivi, e dice che è necessario “riprendere il controllo” dell’Unione europea, dando potere ai cittadini. Ora, siamo tecnicamente lontani dal referendum sulla Frexit che Marine Le Pen vuole indire una volta eletta, ma la questione del controllo è un sintomo sovranista acclarato: si possono trovare metodi diversi, ma queste nuove forme di interazione europea non sembrano volte a riformare in modo unitario l’Europa, anzi, semmai il contrario. Così la deriva della sinistra in senso antieuropeista si consolida: l’Inghilterra e il suo Labour che occhieggia alla Brexit sembrava un’eccezione, e invece chi s’avvolge con la bandiera blu e le stelle dorate viene davvero da un pianeta che non ha più molto a che fare questa sinistra. 

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