La Scozia ci riprova e chiede un nuovo referendum per l'indipendenza da Londra

Alla vigilia dell'avvio ufficiale della Brexit il Parlamento di Edimburgo si esprime a favore di una nuova consultazione popolare. Ma Londra dice di aspettare la fine dei negoziati con Bruxelles

La Scozia ci riprova e chiede un nuovo referendum per l'indipendenza da Londra

Manifestazioni a favore del sì all'Indipendenza scozzese durante il referendum del 2014 (foto LaPresse)

La Scozia ci riprova. Dopo il referendum del settembre 2014 in cui il 55 per cento degli aventi diritto si era espresso a favore della permanenza nel Regno Unito, il Parlamento di Edimburgo ha votato con 69 voti a 59 in favore di una nuova consultazione popolare sull'indipendenza. Domani, infatti, Londra avvierà ufficialmente l'iter per l'uscita dall'Unione europea. Un percorso che gli scozzesi non hanno mai accettato e che ora potrebbe tradursi in una spaccatura definitiva. 

 

E' una sfida al premier britannico Theresa May che giusto ieri a Glasgow aveva detto alla collega scozzese Nicole Sturgeon che non ci sarebbe stato un altro referendum fino alla fine dei negoziati sulla Brexit, la cui durata minima secondo il Trattato dell'Ue è di due anni. Sturgeon ha ribadito di non volere un confronto duro con Londra ma solo una "utile discussione" sul tema della Brexit e dell'indipendenza scozzese. "Abbiamo il diritto di decidere sul cambiamento", ha spiegato Sturgeon riferendosi alla libertà di espressione che deve essere concessa ai cittadini scozzesi sul proprio futuro dopo la Brexit. "Mi auguro che Londra accetterà il volere espresso dal Parlamento scozzese. Se lo farà avremo un confronto in buona fede teso al compromesso", ha aggiunto la premier. Ma se Londra "dirà di no, allora dopo Pasqua prenderemo le iniziative necessarie per dare seguito alla volontà del Parlamento".

 

Il panorama politico scozzese è diviso sulla prospettiva di un nuovo referendum. Da una parte i conservatori rimproverano a Sturgeon di non essersi concentrata su temi più impellenti per i cittadini, come l'educazione e di volere trascinare il paese in un confronto aperto con Londra. Dall'altra, i Verdi hanno ribadito la necessità di richiamare alle urne gli scozzesi. Al voto del 2014 il 55 per cento degli scozzesi votò No all'indipendenza; oggi, secondo un recente sondaggio Ipsos Mori è perfetta parità: 50 per cento tra favorevoli e contrari alla separazione da Londra.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    29 Marzo 2017 - 01:01

    Consecutio … temporum: autodeterminazione dei popoli – indipendenza – sovranità = Patria = Nazione. La consecutio è assiomatica. La Scozia non farà eccezione. Il laburismo internazionale, il multiculturalismo, l’accoglienza, l’integrazione, l’Europa dei popoli, ecc. tutta fuffa idealistica, culturale e opportunistica al cui riparo tutti tirano a farsi gli affari "nazionali" propri. Ma poiché i lemmi, Patria e Nazione, per la cultura di massa e di riporto, i serbatoi dei voti, sono sinonimi d'infamia, torna comodo e utile ubriacarla di falsità. La botte dell’uomo dà comunque il vino che ha, per cui tutto normale.

    Report

    Rispondi

  • carlo.trinchi

    28 Marzo 2017 - 20:08

    Scozzesi grandi. Si all'Europa, no a Londra. Sarebbe il referendum del secolo.

    Report

    Rispondi

Servizi