Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi

Cosa succederà dopo l'attentato di Londra?

Altro che tramonto dell’Occidente, una civiltà oggi esaurisce il suo ciclo con la commemorazione su Facebook. Finito il botto in bit, si torna agli aperitivi intelligenti sulle fake news

Cosa succederà dopo l'attentato di Londra?

Veglia a Trafalgar Square per le vittime di Westminster (foto LaPresse)

Santa Caterina di Svezia.

 

Mano armata? Il Times di Londra nella sua newsletter quotidiana spiega con una vignetta l’evoluzione dell’arsenale del terrorismo islamista:

 

 

Il pregio degli inglesi è quello di chiamare le cose con il loro nome:

 

 

Terror Attack. E adesso, dopo l’attentato di Londra, cosa succederà? Questo:

 

 

Il tramonto dell’Occidente, Spengler, sono catorci filosofici, una civiltà oggi esaurisce il suo ciclo con l’emozione su Flickr, la commozione à la Instagram, la commemorazione su Facebook, l’orazione su Twitter, la condivisione su Pinterest, il pathos su Snapchat. Finito il botto in bit, si torna agli aperitivi intelligenti sulle fake news, al pensoso dibattito sulla post-verità, al signora mia quanto è terribile Trump e alla domanda da secondo calice di cabernet sauvignon: questo week end che fate?

Mappe del contemporaneo. Nel frattempo, là fuori succedono cose notevoli, l’ordine mondiale sta cambiando. La Russia di Vladimir Putin sta sostituendo gli Stati Uniti nel Medio Oriente. Guardate questa mappa, elaborata dall’Institute for the Study of War, e gli eventi dal 27 marzo al 21 marzo:

 

 

Sono elencati 13 fatti che testimoniano il cambio di testimone, lo scivolamento dell’area del Medio Oriente verso la centrale di controllo e comando del Cremlino. Ecco il riassunto sul taccuino del titolare di List:

  1. Russia e Iran criticano lo scudo missilistico degli Stati Uniti;
  2. La compagnia petrolifera russa Rofsnet rinegozia i suoi accordi con il Kurdistan;
  3. Egitto e Russia discutono con il presidente Sisi un accordo bilaterale sull’economia e lo sviluppo di una zona industriale russa in Egitto;
  4. Le forze armate siriane, appoggiate dall’aviazione russa e da Hezbollah, riconquistano Palmyra per la seconda volta;
  5. La Russia autorizza le forze siriane a occupare sei villaggi nel nord della Siria per fermare l’espansione turca;
  6. Meeting tra Russia e Egitto per l’espansione della cooperazione nel settore energetico;
  7. Stati Uniti, Turchia e Russia si incontrano Antalya per trovare un accordo sulle operazioni militari a Nord della Siria;
  8. Putin e Erdogan si incontrano a Mosca;
  9. Forze speciali e droni russi vengono dispiegati in una base aerea egiziana;
  10. Accordo bilaterale tra Russia e Egitto per il trasporto aereo civile;
  11. La Russia comincia a espandere la base navale di Tartus, in Siria, che ospiterà 11 navi da guerra del Cremlino;
  12. L’esercito nazionale libico del generale Haftar riconquista le strutture della Mezzaluna petrolifera con l’aiuto di forze speciali russe e egiziane;
  13. Summit di Russia, Iran e Turchia a Antalya per coordinare operazioni sulla guerra in Siria;
  14. Forze speciali russe dispiegate nella provincia di Aleppo per l’addestramento dei curdi;
  15. Accordo tra la compagnia petrolifera russa Rofsnet e l’Egitto per la fornitura di gas liquido.

 

Putin fa politica. E la fa con una visione da grande scacchista, piaccia o meno. What else? Domanda che dovrebbe porsi il Parlamento italiano: chi comanda in Libia? Altra mappa, frutto del lavoro di Critical Threat e American Enterprise Institute:

 

 

Le zone blu e celesti sono quelle occupate dall’esercito nazionale libico e dalle fazioni alleate del generale Haftar. Controllano gran parte della Libia. Il governo onusiano guidato dal premier Serraj non controlla neppure Tripoli. Haftar è appoggiato dalla Russia e dall’Egitto. Questa è la foto del generale Haftar durante la sua visita alla portaerei Ammiraglio Kuznetsov l’11 gennaio scorso:

 

 

L’altro ieri, la corte d’appello di Tripoli ha bocciato l’accordo tra Italia e Libia sull’immigrazione. Un patto da 800 milioni di euro il cui rispetto futuro da parte dei libici è più che dubbio. Nessun giornale italiano ha riportato la notizia in prima pagina.

 

Liberté! Egalité! Cabaret! Come vanno le cose in Francia? Repubblica ha intervistato il favorito delle elezioni presidenziali, Emmanuel Macron, sul pezzo c’è la firma del direttore Mario Calabresi e Anais Ginori. Letto il titolo (“Macron: dobbiamo fermare Le Pen nel nome dell’Europa”), esaurita tutta l’euro-retorica e un gran festival di frasi fatte, possiamo tout de suite passare ad altro. L’intervista interessante sulla Francia è su un altro giornale, il Corriere della Sera. Stefano Montefiori chiede allo scrittore Michel Houellebecq di commentare la vittoria quasi certa di Macron, il risultato è una foto distopica: “I francesi sono ancora più a destra rispetto al 2012. È una situazione spaventosa. Macron non ha colpe, presenta legittimamente un programma, ma la democrazia rappresentativa non funziona. Il sistema politico francese è fatto per garantire un’alternanza tra due blocchi, uno vagamente di sinistra moderata e l’altro di destra moderata, che hanno entrambi accanto delle formazioni più estreme. Ma nel momento in cui altre forze importanti appaiono sulla scena il sistema non funziona più. Anche se Macron è molto migliore di Hollande può portare a una catastrofe. La realtà politica non corrisponde alla società, è una situazione da nevrosi”. La nevrosi. Enciclopedia Treccani: “Condizione di sofferenza della psiche provocata da disturbi, a condizionamento psichico (cioè psicogeni), per lo più di decorso cronico, che si estrinsecano con diversi sintomi, per es. ansia, paure, coazioni, sintomi isterici, e con diverse caratteristiche, per es. inibizione, insicurezza, labilità emotiva, conflittualità interiore”. Uno scrittore catastrofista, distopico, narcisista, pazzo? Può darsi. Anche Nietzsche lo era, ma colse due o tre cose rilevanti sulla crisi imminente della modernità. Dio è morto, Marx è morto e se tutto va bene, (anche) in Francia sono rovinati.

 

24 marzo. Nel 1999 la Nato bombarda la Jugoslavia, obiettivo le postazioni serbe nella provincia del Kosovo. L’Italia partecipò all’offensiva, al governo c’era Massimo D’Alema.

 

Un caccia americano si alza in volo dalla base di Aviano. È il 28 marzo 1999  

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi