Il doppio attacco alla nostra democrazia

La lama degli islamisti, la retorica dei populisti. Perché i simboli della democrazia (come il Parlamento) sono diventati un bersaglio e che cosa si rischia a non opporsi con tutte le forze ai professionisti degli alibi

Claudio Cerasa

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Il doppio attacco alla nostra democrazia

Il minuto di silenzio a Westminster, il giorno dopo l'attentato di Londra (foto LaPresse)

La rivendicazione da parte dello Stato islamico dell’attentato di Londra, dove mercoledì pomeriggio un soldato del Califfato armato di un Suv e di un coltello ha ucciso quattro persone ferendone quaranta di fronte al Parlamento inglese, è solo l’ultimo orribile tassello di una guerra militare e culturale che l’islam fondamentalista sta combattendo contro l’occidente in forme diverse ma con un unico obiettivo piuttosto definito: abbattere gli infedeli attraverso la demolizione dei simboli della loro libertà. L’attacco a Westminster, meravigliosa culla della democrazia parlamentare, deve essere legato con unico grande filo a una sequenza chiara di stragi in cui bisogna mettere insieme tutto.

 

L’abbattimento delle Torri gemelle, intese come monumento dell’America libera ed esportatrice di democrazia. La strage di Charlie Hebdo, intesa come incarnazione plastica della nostra violata libertà di espressione, simile per molti versi all’uccisione del regista Theo van Gogh, autore di un famoso cortometraggio sull’islam, e per questo assassinato nel 2004 da un estremista islamico. L’attentato a Nizza è stato compiuto il 14 luglio, anniversario della presa della Bastiglia, festa della libertà della Francia. L’attacco al Bataclan di Parigi, simbolo della gioia di vivere e della libertà dei costumi, simile agli attentati compiuti sulle spiagge tunisine di Sousse. Lo sgozzamento di un prete in Normandia durante una messa – speculare al genocidio contro i cristiani portato avanti in medio oriente – che ha colpito al cuore la libertà di un cristiano di essere cristiano; così come l’attacco terroristico a un supermercato kosher a Parigi e gli attentati contro i simboli dell’ebraismo sono a loro volta la spia della volontà degli islamisti di eliminare tutti gli infedeli (“Tutti gli ebrei che vi capitano tra le mani, uccideteli”, Sirah, II, 58-60). E poi, ancora, il locale omosessuale a Orlando (“L’omosessuale è la figura del trasgressore”, Corano, VII, 81).

 

I treni di Madrid, la tube di Londra, gli aerei in Egitto, l’aeroporto di Bruxelles, la metropolitana di Maelbeek, con conseguente attacco alla nostra libertà di movimento. E chissà che altro. Ecco: chi non vuole vedere negli occhi l’orrore dell’attacco islamista alla libertà dell’occidente di solito gioca con gli alibi, si sforza di negare che il terrorismo nasce da una precisa interpretazione di alcuni passi letterali del Corano (i miscredenti vanno colpiti “tra capo e collo”, Corano, VIII, 2) e gioca a stimolare il senso di colpa dell’occidente sostenendo che il jihad, come ripetuto spesso dal Santo Padre, nasce per ragioni legate alla povertà, alla diseguaglianza, al liberismo, al colonialismo, al capitalismo, alla depressione. Sappiamo che non è così. Ma la novità di oggi, per fare un passo in avanti, è che il poderoso assalto del fondamentalismo islamico alle libertà dell’occidente arriva in un momento particolare della storia dell’occidente, all’interno del quale la democrazia rappresentativa si trova sotto una duplice aggressione: da una parte la lama violenta degli islamisti, dall’altra la retorica feroce dei populisti. Anche in questo caso si può far finta di nulla e si può scegliere di chiudere gli occhi e voltarsi dall’altra parte. Ma la giornata di mercoledì ha acceso una piccola lampadina, a partire da una doppia scena che più plastica non si può.

 

Negli stessi istanti in cui un uomo armato di Suv e di coltello ferisce il simbolo della democrazia parlamentare inglese, a Roma alcuni deputati di un noto partito anti sistema fanno irruzione nell’ufficio di presidenza del Parlamento italiano: urlano vergogna-vergogna-vergogna, portano alla sospensione di un question time, mandano in infermeria due commessi, mentre fuori da Montecitorio alcuni deputati di quello stesso partito, dopo aver giustificato preventivamente una qualche forma di violenza contro i parlamentari di altri partiti a seguito di un voto non gradito nell’Aula di Palazzo Madama, partecipano a una manifestazione, “per circondare il Parlamento”. Il tema è delicato e deve essere affrontato senza superficialità ma il dato è incontestabile: per ragioni diverse l’una dall’altra, i simboli della società aperta, perfettamente sintetizzati dalla democrazia rappresentativa che ha nel Parlamento la sua culla naturale, sono sotto attacco feroce; e populisti e integralisti religiosi, come ha scritto bene il professor Sebastiano Maffettone tre giorni fa sul Messaggero, hanno entrambi una volontà esplicita e condivisa: “Rovesciare l’ordine costituito e decostruire le gerarchie”.

 

La fragilità della democrazia rappresentativa è un dato oggettivo del nostro secolo e il fatto che nelle società occidentali esistano delle zone burrose in cui riescono a penetrare con facilità la lama dei terroristi e la retorica dei populisti non c’entra nulla con la miopia dei servizi segreti o con l’allarmismo sull’immigrazione: c’entra, piuttosto, con una generale incapacità delle classi dirigenti ad affrontare alla radice alcuni gravi problemi che esistono nella nostra democrazia. Il grande filosofo tedesco Ernst-Wolfgang Böckenförde, ex giudice della Corte costituzionale tedesca, docente di Diritto costituzionale e di Filosofia del diritto, già a metà del Novecento sosteneva che una società dei diritti che si sostituisce a una società dei doveri (è la storia dei nostri giorni) è destinata a mettere in campo un cortocircuito letale all’interno del quale lo stato liberale si svuota, diventa secolarizzato e tende a vivere di presupposti che non è più in grado di garantire.

 

La ragione per cui di fronte a un attentato di matrice islamista si tende spesso a mettere da parte l’aggettivo “islamista” è uno dei sintomi di questo malessere: identificare la matrice religiosa di un attacco terroristico significa riconoscere che c’è una scala di valori che si contrappone alla propria – significa ammettere che il dramma dell’islam fondamentalista non lo si può risolvere senza andare alla radice del problema, senza cioè esportare la democrazia laddove la democrazia fatica a maturare – e per non entrare nel merito della differenza che esiste tra una cultura liberale e democratica e una cultura totalitaria ispirata a un’interpretazione radicale di una precisa religione si tende spesso a mettere da parte gli aggettivi e si preferisce giocare con gli alibi.

 

Allo stesso tempo, seppure su un piano diverso ma complementare, una spia del grave malessere che vive la democrazia rappresentativa è sintetizzata da quelle realtà politiche e culturali che scambiano le forze anti sistema per la soluzione di un problema e non per quello che invece sono davvero: il sintomo di una sofferenza. Da una parte e dall’altra, per ragioni diverse e certamente non sovrapponibili, i simboli della nostra democrazia sono diventati un bersaglio da colpire: con i populisti da un lato e gli integralisti dall’altro. E anche per questo, mai come in questo momento servirebbero leader capaci di guardare il mondo per quello che è, di smascherare con coraggio i professionisti degli alibi e di rendersi conto che oggi, come ha detto magnificamente ieri il nuovo presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier, “non dobbiamo solo discutere di democrazia: dobbiamo imparare nuovamente a difenderla”.

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  • lorenzolodigiani

    24 Marzo 2017 - 11:11

    Caro Cerasa, nella prima parte del suo articolo ho percorso l'elenco, drammaticamente lungo, degli attentati che il fondamentalismo islamico ha compiuto verso l'Occidente. Mi ha colpito, pero', l'accostamento che lei fa, al punto di definirlo duplice aggressione, tra la ferocia degli islamisti e la retorica populista dilagante, nemica della democrazia rappresentativa. Tralasciando le ragioni, peraltro da lei efficemente affrontate, che ne hanno provocato la diffusione, mi chiedo, rivolgendo lo sguardo al nostro paese, se esiste ancora in Italia una maggioranza contraria agli anti sistema e quali forme collaborative potrebbe intraprendere per scongiurarne l'affermazione.

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    24 Marzo 2017 - 10:10

    Vero. Ma quanti di noi c.d. occidentali hanno la visione, la consapevolezza della realtà? Di fronte al monolito ideologico dell'Islam possiamo dire nessuno. Da una parte vari cristiani confusi tra cattolicesimo protestantesimo e cattoprogressismo, poi gli ateolaicisti deliranti nelle più disparate e assurde ideologie. La Civiltà Occidentale è perfettamente rappresentata nell'ONU dove a quanto sembra il potere decisionale sta passando di fatto all'Islam. L'uomo occidentale ha rinunciato a credere nella vita eterna imbestialendosi, animalizzandosi, riducendo il vivere alla sola sensazione, al "come stai". Rinnegandosi totalmente, rendendosi volutamente inconsapevole, irresponsabile, impotente, suicida fino ad eliminare i propri figli in odio e disperazione della vita e dal disgusto di sé. La Speranza è solo nel ritorno a Cristo. Solo Lui ci ha dimostrato la Dignità della Umanità. Anche i noncristiani cominciano a capirlo. E noi?

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    • Skybolt

      24 Marzo 2017 - 12:12

      Per favore lasciate stare gli atei. Sono pochi, hanno le idee chiarissime su come trattare i fanatici religiosi, ma sono idee molto politicamente scorrette in questo scorcio di XXI secolo dell'era volgare.

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  • carlo.trinchi

    24 Marzo 2017 - 09:09

    Guardare ma anche vedere da dove si comincia. La primavera araba e l'attacco alla Libia senza mai vedere le realtà del paese. La guerra dopo le torri. Un disastro e avvio del terrorismo sorvolando sul massacro umano di quelle genti. Piangiamo si i nostri morti ma il caos in quelle terre nasce dall'occidente che bombarda e se ne va. Bene quando si dice di portare democrazia in quelle terre ma se alle i tensioni non seguono i fatti rimarranno solo parole. L'immigrazione selvaggia porta anche a questo. Nugoli di diseredati che creano problemi e non si bloccano per pietismo misericordioso. Il fascismo nacque da una crisi economica insanabile post bellica come pure il nazzismo. Oggi, con le dovute differenze siamo punto e a capo. Se non si ha l'energia per uscire da questo, con riforme e lavoro, i Grillo sono il fango primordiale che sana la ferita. Basta piangersi addosso ma affrontare la realtà per quella che è. In ultimo un Europa che si fa le condogliaze e gioca a nascondino. Pazzia.

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  • Andrea

    24 Marzo 2017 - 08:08

    Populismo, è termine molto generico. La struttura dei 5s. assomiglia a quella di una repubblica islamista. C'è la legge che è sopra a tutto ( e che unisce i fascisti e i comunisti di ispirazione giacobina) e c'è la umma quel comune sentire che odia la politica e i politici e anche il capitalismo e la finanzia (anche se la umma islamica è fenomeno molto enigmatico e contraddittorio e non così unilaterale). E poi c'è il consiglio dei guardiani, la casaleggio associati (che ci fa i profitti che per altro verso disprezza). Casaleggio associati che fa e disfa a seconda dei momenti e interpreta la suprema legge (invero piuttosto oscura). Poi Grillo. Dopo esser stato Cristo al cinema (sic), Grillo sembra aver trovato ispirazione più consona al suo carattere in Maometto. Poi verranno gli eredi... i "sunniti" e gli "sciiti" grillineggianti...

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