Cosa ci dice l’identità del terrorista sulla forza dell’Isis a Londra

Lo Stato islamico rivendica l’assalto del 52enne Khalid Masood a Westminster, era considerato “una figura periferica”

Cosa ci dice l’identità del terrorista sulla forza dell’Isis a Londra

Khalid Masood soccorso subito dopo avere tentato di entrare armato a Westminster (foto LaPresse)

Roma. Secondo Jason Burke, giornalista e autore di saggi sui gruppi terroristici, la natura rudimentale e solitaria dell’attacco di Westminster tradirebbe il fatto che lo Stato islamico non dispone di un network in Gran Bretagna. Vale a dire che a Londra e a Birmingham – dove oggi ci sono stati otto arresti legati all’attacco di mercoledì – il gruppo islamista non ha replicato il “modello continentale”, non ha creato una struttura come era riuscito a fare nel 2015 a Parigi e Bruxelles: una base madre in grado di produrre esplosivi, nascondere e trasportare bombe, procurarsi fucili d’assalto, proteggere latitanti e soprattutto di pianificare attacchi coordinati, con la partecipazione di tanti associati. La manovalanza inglese in contatto diretto con la centrale operativa di Abu Bakr al Baghdadi è così scarsa, sostiene Burke, che per andare a fare ricognizioni di bersagli da attaccare in Gran Bretagna lo Stato islamico nel 2015 mandò un belga, Mohammed Abrini, che però – depresso dalla convinzione che la sorveglianza dell’intelligence inglese fosse ineludibile – non fece nulla e sperperò denaro nei casinò. La rivendicazione arrivata oggi da parte dello Stato islamico va in direzione di questa impressione e dell’assenza di una cellula britannica robusta dell’Isis: annuncia che “un soldato ha risposto alla chiamata a colpire i paesi della coalizione”, e questo legame neutro – “ha risposto alla chiamata” – indica i soggetti che agiscono senza fare parte di un piano concordato in Iraq o in Siria, quindi da “lupi solitari”. Quest’ultima è una definizione che come vedremo ha sempre meno senso.

 

Oggi la polizia ha identificato l’uomo come Khaled Masood, un giardiniere nato nel Kent 52 anni fa (curiosità: nella stessa contea del politico di destra Nigel Farage). Aveva lontani precedenti penali per reati violenti commessi tra il 1983 e il 2003, ma non aveva legami forti con la scena fin troppo esuberante del radicalismo islamico inglese. Mercoledì il primo ministro britannico, Theresa May, aveva detto che l’uomo – di cui non aveva fornito il nome per dare un vantaggio ovvio agli investigatori – era sì stato indagato “negli anni scorsi” per frequentazioni estremiste, ma che si trattava di una “figura periferica”. Tra mercoledì sera e giovedì mattina la polizia ha fatto irruzione in grande stile nelle abitazioni in cui Masood ha vissuto con la sua famiglia a Birmingham, i vicini hanno raccontato di squadre della scientifica con tute bianche ed elicotteri in volo. I vicini raccontano anche che Masood era un uomo tranquillo e riservato e che indossava spesso i vestiti bianchi tradizionali dell’islam. A Natale aveva lasciato in fretta il suo ultimo indirizzo. Il fatto che Masood avesse alle spalle un passato di bassa criminalità lo accomuna a tante reclute europee dello Stato islamico, per esempio alcuni attentatori di Parigi e lo stragista di Berlino erano piccoli spacciatori, ma la sua età è stata una sorpresa per gli investigatori, perché è il doppio di quella media degli altri estremisti inglesi. Viene il dubbio che proprio l’età sia stata il fattore che ha schermato Khalid Masood dal radar dell’intelligence britannica, che nel frattempo è impegnata nella sorveglianza faticosa di almeno tremila soggetti pericolosi. La questione affrontata da Burke – esiste o non esiste una colonna organizzata dell’Isis nel Regno Unito? – è essenziale, perché il paese è uno dei più a rischio in Europa per il numero di musulmani estremisti in casa e per il numero dei volontari partiti per arruolarsi nei gruppi terroristici in Siria, Iraq, Libia, Somalia e altrove. Se lo Stato islamico ha riconosciuto in via ufficiale l’attacco di Masood vuol dire che l’uomo in qualche modo è riuscito a comunicare la sua bay’a, vale a dire il giuramento di fedeltà al capo del gruppo al Baghdadi. Basta anche un semplice messaggio in chat, ma sono queste cose a rendere obsoleto il concetto di “lupo solitario”. Il governo inglese nel 2016 ha detto di avere sventato dodici grandi attacchi in tre anni. Cos’era questo compiuto da Masood? Soltanto il colpo di un anomalo sfuggito al setaccio? 

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Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    24 Marzo 2017 - 14:02

    Al direttore - Cosa ci dice l’identikit del terrorista di Londra? Niente di nuovo: multiculturalismo e integrazione possono avere un senso sole se tutti i soggetti coinvolti hanno un sincero, comune intento di costruire una nuova situazione in cui ogni parte, è disposta a riconsiderare alcune delle sue identità originarie. Non basta che io voglia accogliere e integrare se l’altra parte non ha interesse alcuno a “contaminarsi” con chi accoglie. Quando le anime belle alzano il ditino virtuoso proclamando che i terroristi assassini non sono gli immigrati clandestini ma cittadini francesi, inglesi, belgi, figli di seconda, terza generazione non capiscono che mettono in evidenza il fallimento totale dei loro fini e progetti? Ma ai distruttori della nostra civiltà la coerenza non appartiene. Ma non importa, l’essenziale è rimbecillire le masse appellandosi alla nobile bellezza della sottomissione e nel contempo ingraziarsi i nuovi padroni

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