Effetti collaterali del trumpismo

Obamacare, Corte suprema, Russia. Il prezzo di fedeltà e credibilità

Effetti collaterali del trumpismo

Donald Trump (foto LaPresse)

Donald Trump martedì ha incontrato i repubblicani al Congresso ed è stato piuttosto diretto, se non minaccioso: ai suoi deputati alleati, si fa per dire, il presidente americano ha detto che o rigettano l’Obamacare votando la legge che dovrebbe essere approvata in settimana o i loro seggi saranno decisamente pericolanti alle elezioni di mid-term del 2018. Era un consiglio, s’è detto, suggerito in un incontro a porte chiuse di cui si è saputo quasi tutto mentre era ancora in corso ma, secondo alcune fonti, Trump avrebbe anche aggiunto: “Vi starò alle calcagna, anche se so che non ce ne sarà bisogno perché voterete tutti ‘sì’”.

 

I numeri per rigettare la riforma sanitaria dell’ex presidente Obama ancora non ci sono, e anzi questa avrebbe dovuto essere la settimana in cui Trump metteva a punto la sua charm offensive nei confronti del Congresso per incassare un successo sulla sanità. Ma il conflitto istituzionale nell’America trumpiana è permanente, c’è chi arriva a sostenere che sia anzi voluto, sopravvive “only the fittest”, come dice Eli Pope nella serie tv “Scandal”. Ma in questo confronto continuo, crescono i danni collaterali: se l’aspirante giudice della Corte suprema Neil Gorsuch ha dovuto ripetere più volte in audizione al Senato di essere indipendente dal potere politico, la questione russa continua a opprimere le relazioni interne alla Casa Bianca e quelle con il mondo circostante.

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L’inchiesta sui legami tra Trump e i suoi con l’entourage del Cremlino è aperta, ha detto il capo dell’Fbi Comey, che ha anche confermato di non avere alcuna prova del fatto che l’Amministrazione Obama abbia messo sotto controllo i telefoni della Trump Tower durante la campagna elettorale. I gatekeeper di Trump, come Spicer e la Conway, insistono che ancora nulla è stato verificato e al limite prendono le distanze da chi sembra più invischiato – come l’ex uomo forte del trumpismo Paul Manafort. Ma il prezzo di mantenere residui di credibilità è sempre più inaccessibile.

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