Perché la guerra franco-tedesca nel Sahel è rilevante per l'Italia

Nella sua trattativa per limitare gli sbarchi, Roma deve valutare la forte instabilità della regione in cui si vuole impegnare, e dove gli alleati tedeschi, francesi e americani sono presenti con contingenti militari

Perché la guerra franco-tedesca nel Sahel è rilevante per l'Italia

Un soldato della Legione straniera in Mali (foto LaPresse)

Milano. La Germania ha annunciato a febbraio che il suo esercito crescerà da 178 mila a circa 200 mila truppe entro il 2024, ma il più importante dispiegamento militare tedesco all’estero è poco raccontato. Il Parlamento federale tedesco ha votato a gennaio per l’estensione delle operazioni dell’esercito in Mali, nel quadro della missione dell’Onu nell’area, Minusma. Il limite della presenza tedesca nella zona era di 650 soldati, presto il numero salirà a mille. Berlino ha inviato in Mali anche otto elicotteri da attacco. Si tratta di una missione difficile: le Forze armate locali sono l’obiettivo principale di gruppi jihadisti che destabilizzano l’intera fascia del Sahel – Mali, Burkina Faso, Niger fino all’est del Ciad, al confine con la Nigeria. Il Parlamento tedesco ritiene la missione pericolosa ma necessaria, ha scritto Deutsche Welle riportando le parole del deputato dei cristiano-democratici Henning Otte: “Abbiamo capito che dobbiamo aumentare il nostro livello di impegno e responsabilità nell’arginare conflitti nelle aree in cui si creano, altrimenti le ripercussioni ricadranno su di noi nella forma di terrorismo e persone in fuga dal terrorismo”. La missione Minusma, messa in piedi dopo la crisi del Mali, quando nel 2012 forze jihadiste presero il controllo di una parte del paese, fatica ad arginare l’azione di gruppi armati. Mali e Niger sono anche attraversati dalle principali rotte migratorie che puntano alla Libia. L’Italia ha riunito a Roma lunedì il “gruppo di contatto” fra i paesi dell’Europa e dell’Africa sui flussi migratori, con Algeria, Libia, Tunisia Austria, Francia, Germania, Malta, Slovenia e Svizzera. A febbraio, il governo italiano e quello libico di Tripoli hanno firmato un accordo con l’obiettivo di ridurre il flusso dalle coste libiche. Il ministro degli Esteri Angelino Alfano a marzo ha parlato di un’altra possibile intesa, con il Niger, “paese di attraversamento principale di coloro che arrivano in Libia”. “Se riusciremo a fare questo accordo aiuteremo noi stessi e la Libia a regolare il transito”, ha detto. In vista di una simile trattativa, però, l’Italia deve valutare la forte instabilità della regione in cui si vuole impegnare, e dove gli alleati tedeschi, francesi e americani sono presenti con contingenti militari.

 

Quella del Sahel è una guerra dimenticata. I francesi sono alla testa di un’operazione anti terrorismo dall’estate 2014 – il dispositivo Barkhane – che prevede la presenza di 3.000 soldati tra Mauritania, Niger, Burkina Faso, Mali e Ciad, quest’ultimo è l’alleato più importante di Parigi in Africa. I tedeschi hanno una presenza sempre maggiore in Mali, e per la logistica si appoggiano all’aeroporto di Niamey, capitale del Niger. I due alleati europei si muovono in stretto coordinamento con una presenza ormai sempre meno discreta: quella degli Stati Uniti, che hanno speso, secondo The Intercept, 100 mila dollari per l’apertura di una base per i droni Reaper e Predator ad Agadez, snodo di contrabbando di migranti, armi, droga e quant’altro nel cuore del Niger. Da lì, riescono a gestire droni che si muovono su Niger, Mali, Libia e Nigeria, dove agiscono gli estremisti di Boko Haram. Droni americani decollano anche dagli aeroporti di Niamey e N’Djamena, dove gli Stati Uniti assieme ad altre forze occidentali hanno partecipato pochi giorni fa a esercitazioni anti terrorismo con truppe locali.

 

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La Francia ha annunciato nei mesi scorsi un investimento di 42 milioni di euro per l’addestramento delle forze armate di paesi del Sahel e ha inviato nei giorni scorsi tra 50 e 80 uomini delle sue Forze speciali in Niger, al confine con il Mali. Preoccupa francesi, tedeschi e americani il recente annuncio della fusione sotto l’unica bandiera di al Qaida nel Maghreb islamico di tre gruppi jihadisti: Ansar Eddine, Katiba Macina e al Murabitun.

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