Tokyo è la città più onesta del mondo, merito del contante

L'anno scorso nella capitale giapponese 3,67 miliardi di yen sono stati consegnati all'ufficio oggetti smarriti della polizia, e tre quarti sono tornati ai legittimi proprietari

Tokyo è la città più onesta del mondo, merito del contante

foto LaPresse

È Tokyo la città più onesta del mondo. O meglio, secondo Bloomberg, “may be”. Non è una classifica in salsa grillina e nemmeno un'agiografia dei giapponesi, ma un bel titolo che poggia su un dato probabilmente unico: l'anno scorso 3,67 miliardi di yen (32 milioni di dollari) di contanti perduti sono stati consegnati all'ufficio oggetti smarriti della polizia di Tokyo, e tre quarti di quel denaro è tornato in mano ai legittimi proprietari. Peraltro la portata dei soldi che fa questo particolare giro è in costante aumento dal 2009.

 

Il dato spiega due cose: la devozione al contante dei giapponesi e il loro innegabile senso civico. Nel 2015 circolavano circa 103 miliardi di yen cash, più o meno 900 milioni di dollari, il livello più alto tra le 18 nazioni e regioni sviluppate prese in esame dalla Bank of Japan per un report pubblicato lo scorso febbraio. I fatti messi in fila da Bloomberg, al di là delle analisi macroeconomiche e della mitologica sovranità monetaria che non c'entra nulla in questo contesto, suggeriscono che avere grandi quantità di contanti in Giappone non comporta chissà quali rischi: c'è poca criminalità e praticamente nessuna paura di essere derubati.

 

E se invece di estendere la legittima difesa ricominciassimo a punire i furti?

Il caso di Gugnano alla prova delle statistiche: la rapina resta impunita nel 98 per cento dei casi

 

A Tokyo, una delle città con la più alta densità del mondo, non è inusuale lasciare incustoditi gli iPhone nuovi sulle sedie dei locali per andare a ordinare al banco. E anche gli oggetti personali apparentemente più inutili vengono messi da parte dai gestori nell'eventualità che qualcuno torni per riprenderseli. Culture and ethics education, stupid: “Le scuole giapponesi propongono corsi di etica e morale grazie ai quali gli studenti imparano a immaginare i sentimenti di chi perde soldi o beni, per cui non è raro vedere bambini che portano una moneta da 10 yen in un ufficio della polizia”, spiega Toshinari Nishioka, ex poliziotto che oggi insegna alla Kansai University of International Studies.

 

In più c'è l'ulteriore riprova che premiare è meglio di punire per orientare i comportamenti. La legge giapponese prevede che chi trova del denaro deve consegnarlo alla polizia, dopodiché ha diritto a ricevere una ricompensa tra il 5 e il 20 per cento dei soldi se il proprietario viene a riprenderseli, e addirittura tutto il denaro se nessuno li reclama entro tre mesi.

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Commenti all'articolo

  • marco.ullasci@gmail.com

    marco.ullasci

    15 Marzo 2017 - 17:05

    Immaginiamo per un momento che un giapponese in visita da noi si comportasse come a casa propria...

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  • Giovanni

    15 Marzo 2017 - 15:03

    Quello giapponese del rispetto per i beni altrui è un sentiment pluricentenario. Atteggiamenti simili purtroppo non si realizzano da un momento all'altro e non bastano gli incentivi. Tempo fa in una grande azienda giapponese vi fu uno sciopero dei dipendenti svolto in modo assai particolare rispetto alle nostre usanze: i dipendenti mentre lavoravano avevano un cartello appeso al collo su cui era scritto "io sto scioperando". Il significato era che non è importante l'atto del scioperare ma il suo significato morale, cioè il sentimento di deprezzamento dei dipendenti nei confronti della dirigenza.

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