Arriva Wikileaks (e chi altro?) ad alimentare l’ossessione trumpiana

Se le ripercussioni di questa enorme pubblicazione saranno ponderate in seguito, il punto politico è evidente già oggi: arriva Wikileaks a dare un aiutino a Trump

Arriva Wikileaks (e chi altro?) ad alimentare l’ossessione trumpiana

Julian Assange

"La più grande pubblicazione di documenti riservati” della Cia è stata celebrata ieri da Wikileaks, che con il suo consueto senso dello spettacolo ha iniziato a far filtrare questi file, annunciandone di nuovi per i prossimi giorni per mantenere alta l’attenzione. La Cia non rilascia commenti, i giornali riportano fonti dell’Agenzia che stanno esaminando il materiale e che spiegano che molte cose potrebbero essere “autentiche”.

 

Wikileaks rivela – con 7.818 pagine web e 943 allegati – che la Cia ha sviluppato, dal 2013 al 2016, strumenti potentissimi di hackeraggio, in particolare quelli che possono ovviare alla sempre più sofisticata tecnologia di criptaggio dei messaggi degli smartphone, ma non si sa se e in che modo questi strumenti siano stati utilizzati: al momento quindi, senza andare troppo nel dettaglio tecnico di questo hackeraggio, scopriamo, grazie al paladino della trasparenza Assange, che la Cia spia. Ohibò. Il bello deve ancora venire, lo sappiamo, e intanto Wikileaks sostiene che il Center of Cyber Intelligence della Cia “ha perso il controllo della maggior parte del suo arsenale di hackeraggio”, che per l’Agenzia rappresenta comunque una grande sconfitta.

 

Ma se le ripercussioni di questa enorme pubblicazione saranno ponderate in seguito, il punto politico è evidente già oggi: nello scontro tra l’Amministrazione Trump e la comunità d’intelligence, tra leaks e accuse di spionaggio alla Trump Tower, arriva Wikileaks a dare un aiutino a Trump.

 

Non è la prima volta che accade, all’asse tra Assange e Trump si è aggiunto in passato anche il contributo della Russia, che con Wikileaks e con Edward Snowden ha avuto e ha rapporti.

 

In questo momento alla Casa Bianca si vuole soltanto dimostrare che Trump non è impazzito accusando Obama, che non dice falsità sui servizi deviati: cosa c’è di meglio di una fuga di materiale che dimostra che all’interno della Cia si è creata “una propria Nsa” ancor meno controllabile, ancor meno tenuta a rendere conto del proprio operato? I partner di Trump, di qualsiasi natura siano, media, paramedia, alleati, alimentano l’ossessione trumpiana per il “deep state”, e così le teorie del complotto diventano mainstream.

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Commenti all'articolo

  • mauro

    08 Marzo 2017 - 09:09

    Beh, non mi pare che Trump abbia molti partners nell'Occidente del politicamente corretto agguerrito; al momento la lotta è impari anche aggiungendo Wikileaks.

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