Messico, catena umana contro le politiche di immigrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump (foto laPresse)

I rimpatri di Trump

Redazione

I decreti sui clandestini sono una stretta al sistema, non una rivoluzione

Il dipartimento della Sicurezza nazionale ha diramato ieri le linee guida sulle operazioni di rimpatrio dei clandestini in America. Un ordine esecutivo aveva stabilito il cambio di rotta promesso da Donald Trump, innescando una serie di perquisizioni e arresti che ha allarmato il paese, e i documenti pubblicati ieri spiegano come queste indicazioni devono essere messe in pratica. L’Amministrazione Obama aveva dato la priorità alla cattura dei clandestini colpevoli di crimini gravi, mentre Trump non fa distinzioni fra criminali. Un’altra riforma rispetto al passato riguarda i rimpatri “veloci”, un processo che il precedente governo applicava per i clandestini entrati da non più di 14 giorni e che si trovavano a non più di cento miglia dal confine. Trump ha tolto i limiti geografici e ha esteso a due anni quelli temporali. Il dipartimento prevede l’assunzione di diecimila agenti dell’Ice – la forza di polizia che si occupa di immigrazione – e la creazione di una divisione per aiutare le famiglie delle vittime di immigrati senza documenti. Verrà ripristinato anche un programma di reclutamento della polizia locale per le operazioni di rimpatrio. Nulla cambia, invece, per i “dreamers”, i clandestini che sono stati introdotti nel paese quand’erano minorenni. Per un presidente che era partito promettendo la rimozione degli 11 milioni di irregolari che vivono in America sono direttive blande; la stretta annunciata ieri si attaglia di più all’obiettivo di rimpatriarne “due o tre milioni”, in un processo di intensificazione ed estensione dell’apparato anti immigrazione esistente che al momento non ha l’aria di una rivoluzione.