Il sorpasso degli alunni musulmani nelle scuole della chiesa d’Inghilterra

Cosa dice l’ultimo rapporto diffuso a Londra sullo stato dell’istruzione religiosa locale

Il sorpasso degli alunni musulmani nelle scuole della chiesa d’Inghilterra

Foto di ResoluteSupportMedia via Flickr

Roma. In più di trenta scuole sottoposte all’autorità della chiesa d’Inghilterra, gli studenti di religione musulmana hanno superato (in numero) i cristiani. A certificarlo, l’ultimo rapporto diffuso a Londra sullo stato dell’istruzione religiosa locale. Ci sono poi i casi estremi, come alla St. Thomas in Werneth a Oldham (dintorni di Manchester), dove di alunni che si professano cristiani non ce n’è più nemmeno uno. Il novantotto per cento di quanti frequentano la Staincliffe Junior School di Batley (West Yorkshire) “proviene da un ambiente islamico”, attestano i dati ufficiali circa l’appartenenza religiosa di chi è iscritto all’istituto, risalenti a un paio d’anni fa. Ancora, il reverendo Nigel Genders, responsabile del dipartimento per l’istruzione della chiesa d’Inghilterra, ha detto al Times che a Bolton, nella Bishop Bridgeman Primary school, il novanta per cento degli studenti è di fede musulmana. Una tendenza visibile da tempo, che peraltro in altri contesti europei è realtà da anni. Nel 2014, lo Stadtschulrat für Wien, la commissione sull’educazione a Vienna, sottolineava come gli studenti musulmani fossero ormai diventati maggioranza: nelle scuole medie, 10.734 a fronte degli 8.632 studenti cattolici. E nulla pare in grado di invertire la rotta, considerati anche i trend demografici.

 

In Inghilterra, lo stato sovvenziona le scuole dipendenti da Canterbury a patto che in esse sia previsto (e garantito) un momento quotidiano di preghiera collettiva. Molte scuole, però, hanno progressivamente affiancato alla preghiera cristiana quella islamica, così da soddisfare tutte le esigenze. “Il punto centrale è che non siamo scuole religiose che servono una popolazione cristiana, ma scuole della chiesa poste al servizio della comunità locale”, ha detto il reverendo Genders. Date le premesse, le conseguenze sono ovvie, compresa la scelta di molti istituti di incorporare le preghiere islamiche nei tradizionali e consueti atti di culto  giornalieri e di consentire alle ragazze di indossare il velo come parte della divisa ufficiale. A Bradford ci si è spinti oltre, decidendo di consentire la vendita dell’hijab alle allieve. E’ la norma, dal momento che in qualche istituto i programmi curricolari prevedono già momenti di preghiera con la presenza contemporanea di un imam e del parroco locale.

 

Alain Smithers, direttore del Centro per l’istruzione all’Università di Buckingham, ha elencato tutte le sue perplessità: “La chiesa d’Inghilterra ha tradizionalmente garantito l’istruzione in questo paese, ma ora si rischia di rendere ciò un’esperienza spiacevole per gli studenti musulmani che riempiono molte di queste scuole”. E poi, “la situazione deve essere molto confusa anche per la manciata di studenti cristiani che le frequentano. Sembrerebbe logico che queste scuole diventassero pubbliche”, cioè laicizzate, ha aggiunto. Eppure, per i propri figli molti genitori musulmani scelgono gli istituti cristiani per “il sistema di valori” che sono in grado di trasmettere. Almeno questa è una delle ragioni che spiega perché oltre ventiseimila alunni di religione islamica siano iscritti nelle scuole cattoliche in Inghilterra e Galles. Un terzo degli oltre 850 mila studenti delle scuole cattoliche locali non è cattolico, certificava lo scorso dicembre un censimento del sistema scolastico britannico. La prova, si aggiungeva, di un’integrazione riuscita, considerato che le famiglie musulmane – nella maggior parte dei casi – consentono ai propri figli di partecipare anche ai riti cristiani, così come a tutti gli eventi che in qualche modo hanno a che fare con una religione che non è la loro (inclusi i presepi, che alle nostre latitudini creano annualmente imbarazzi tra i presidi devoti alla santa laïcité). “Le scuole cattoliche sono un faro di diversità e di integrazione in tutto il paese”, osservava Paul Barber, direttore del Servizio d’istruzione cattolica nazionale. Dall’altra parte, vi sono invece quanti sostengono che l’alto numero di iscrizioni è dovuto al semplice fatto che di scuole islamiche ve ne sono pochissime, e che dunque la scelta è assai limitata.

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