Proteste fuori dal parlamento ad Atene (foto LaPresse)

Sì, di nuovo lo spettro della Grexit

Redazione

Scontro al Fmi, in bilico la tenuta del bailout. Il colpo trumpiano

Il Fondo monetario internazionale si è diviso sul bailout alla Grecia, e questo non capita molto di frequente. Opera compatto, solitamente, ma nell’ultimo report sullo stato delle finanze greche, i 24 membri del board hanno sottolineato che alcuni hanno “visioni differenti sul percorso fiscale intrapreso e sulla sostenibilità del debito” greco. La maggior parte dei membri del board è a favore di un obiettivo di surplus fiscale pari all’1,5 per cento del pil entro il 2018, mentre altri sostengono che questo valore deve essere pari al 3,5 per cento. Tutti però ritengono che l’impegno da parte del governo di Atene sulle riforme deve essere confermato, prima di procedere con il bailout – che vale 86 miliardi di dollari, la prossima tranche è prevista entro settembre – e continuano le discussioni con i partner europei, in particolare la Germania, sull’effettiva consegna dei fondi. Se il Fmi non partecipa, il programma di bailout finisce, dice Berlino, che è anche in campagna elettorale e si sa che i soldi spesi per i greci non sono molto popolari. Il governo greco di Alexis Tsipras dice che non ha intenzione di piegarsi alle “richieste irrazionali” del Fmi, che riguardano in particolare la riforma del mercato del lavoro, cui Atene si oppone da tempo. Nello stallo spettrale, ricorrono sui media greci le parole di Ted Malloch, sedicente prossimo ambasciatore in Europa dell’Amministrazione Trump (è stato “visionato” dal presidente americano, gli europei si sono già ribellati alla sua nomina), che oltre ad aver dichiarato morto l’euro “entro 18 mesi” sostiene che ci sono ragioni forti, economiche, per volere una Grexit. Un altro colpo trumpiano all’Europa, là dove ci sono ancora molti lividi.

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