No, l’America non è come la Russia

L’equivalenza morale fatta da Trump è la negazione dell’eccezionalismo

donald trump

Washington, le telefonate di Trump a Merkel e Putin dalla sala ovale (foto LaPresse)

Dal transcript dell’intervista che Donald Trump ha rilasciato a Fox News, domenica sera:

Bill O’Reilly: Lei rispetta Putin?

Trump: Lo rispetto, ma…

O’Reilly: Lo rispetta, perché?

Trump: Be’, rispetto molte persone ma questo non vuol dire che andrò d’accordo con lui. E’ il leader del suo paese. Io dico che è meglio andare d’accordo con la Russia che non farlo. E se la Russia ci aiuta nella lotta contro lo Stato islamico, che è uno scontro rilevantissimo, e contro il terrorismo islamico in tutto il mondo – è una buona cosa. Andremo d’accordo? Non lo so.

O’Reilly: Ma lui è un assassino. Putin è un assassino.

Trump: Ci sono un sacco di assassini. Noi abbiamo un sacco di assassini. Cosa pensa lei – la nostra nazione è così innocente?

O’Reilly: Non conosco nessun leader di governo che sia un assassino.

Trump: Be’, guardi a quel che abbiamo fatto noi. Abbiamo fatto un sacco di errori. Ero contro la guerra in Iraq fin dall’inizio.

O’Reilly: Gli errori sono diversi da…

Trump: Molti errori, okay, ma un sacco di persone sono state uccise. Quindi ci sono un sacco di assassini in giro, mi creda.

E’ difficile, anche se l’Amministrazione Trump è al suo esordio, stilare una classifica delle uscite del presidente che più sono suonate inadeguate o eccessive o semplicemente menzognere, ma la negazione dell’eccezionalismo americano, l’equivalenza morale tra la Russia e l’America, si piazza tranquillamente in vetta. Molti repubblicani si sono sentiti svenire, loro che devono adattarsi al presidente che li rappresenta e non sanno già più da che parte prenderlo, loro che hanno criticato Obama proprio perché non considerava l’America un paese sufficientemente eccezionale da esercitare la propria leadership nel mondo, loro che già hanno prodotto tomi sul declino americano e ora se ne ritrovano indirettamente complici. Figurarsi come possiamo sentirci noi europei, noi italiani, che le differenze tra Russia e America le abbiamo vissute sulla nostra pelle, che sull’alleanza atlantica abbiamo puntato per il riscatto di un continente intero. L’equivalenza morale è sempre stata un’argomentazione di Mosca, voi non siete meglio di noi, anzi, e lo stesso Putin ha detto più volte che chi imposta la propria strategia su una presunta superiorità finisce per fare errori grandi. Ora l’equivalenza è stata fatta dal presidente degli Stati Uniti, che infila il dito nella ferita irachena che tanto divide la coscienza americana, e che risulta così, con i suoi modi spicci, antiamericano. Mosca intanto chiede a Fox News di scusarsi, come si permette O’Reilly di dire “killers”.

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Commenti all'articolo

  • adebenedetti

    07 Febbraio 2017 - 19:07

    Mi sembra di ricordare che la morte o meglio l`assassinio del Presidente Diem in Sud Vietnam porti le improntr digitali del Presidente John Kenedy. Un fratello del Presidente Diem era un cardinale cattolico che viveva a Roma. A Roma arrivo` pure madame Nuh la moglie dell`altro fratello del Presidente Diem pure lui morto amazzato sotto la regia di Kennedy. A Roma l`ambascista americana fece di tutto per tacitare la furiosa cognata. Facendo enormi pressioni sul Vaticano. Poche settimane dopo Kennedy mori` a Dallas. C`e` chi parlo` di Giustizia Divina. Ero giovanissimo ma ricordo ancora molto bene il fatto.

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