Isteria da “muslim ban”

Il decreto di Trump è goffo e pasticciato, ma non è “un-American”

Isteria da “muslim ban”

Proteste per la stretta anti immigrati di Donald Trump (foto LaPresse)

L’ordine esecutivo firmato da Donald Trump per “proteggere la nazione dall’ingresso di terroristi” è un decreto pasticciato nella concezione e nell’esecuzione ma il “muslim ban” agitato dalle piazze materiali e digitali è un supremo momento di isteria collettiva. Il “muslim ban”, come ormai dovrebbe essere chiaro, non è una chiusura delle frontiere su base religiosa, ma una temporanea limitazione degli ingressi di chi proviene da sette paesi che l’Amministrazione Obama già giudicava “preoccupanti”. Se Donald Trump abbia scelto di non penalizzare paesi da cui provengono minacce terroristiche per difendere gli interessi delle sue aziende è questione seria da accertare, ma depone a favore del fatto che non si tratta di una discriminazione religiosa. La sospensione temporanea dà modo al dipartimento della Sicurezza nazionale di “determinare se la persona che richiede il benefit è chi dice di essere e non è una minaccia per la sicurezza”.

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Inoltre, l’ordine blocca l’ingresso dei rifugiati per 120 giorni e pone il limite di quelli che possono essere accolti a 50 mila all’anno, che sono meno della metà della quota approvata da Obama, ma sono in linea con la media degli ultimi decenni. Per i rifugiati siriani, il decreto reintegra i regolamenti approvati dall’Amministrazione Obama dal 2011 al 2014, quando il governo americano ha accettato nel paese soltanto poche centinaia di rifugiati. Le misure per regolamentare i confini e garantire la sicurezza possono non essere condivise, e magari non saranno nemmeno efficaci nel contrasto al terrorismo, ma definirle un-American è una reazione isterica.

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    31 Gennaio 2017 - 15:03

    Ammiro Trump. Non si è mai visto un Presidente, eletto a sicura maggioranza in una così grande democrazia, indurre tutti i suoi oppositori a farsi un esame critico di coscienza ogni mattina, a ribattere il proprio dissenso scrivendolo su un cartello e a scendere per strada a gridarlo. Questa, è la vera scuola di democrazia! Lui non si sa, ma è certo che i cittadini americani si sono finalmente svegliati tutti, favorevoli e contrari, e veramente ora si può dire che ognuno partecipa personalmente è attivamente alla vita del proprio Paese. E questo è positivo in sé. Poi, vedremo.

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    31 Gennaio 2017 - 15:03

    Che divertente osservare gli americani che non riconoscono e non capiscono il proprio Presidente, mentre tutti i Paesi del mondo capiscono molto bene quel che devono capire e - non si sa mai - si danno una regolata. Sembra l'effetto di quel detto cinese "quando vai a casa dai una ripassatina a tua moglie, tu non sai perché, ma lei si."

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  • giusgiand

    31 Gennaio 2017 - 13:01

    Gli argomenti del WashPo, come riassunti dallo stesso autore a fine articolo, erano tre. Primo: Obama agì rispondendo ad una minaccia reale, non a una potenziale. L'obiezione quì è facile: ma non è meglio, in questa materia, prevenire? Evitare, cioè, la situazione Europa: noi, tendiamo a dimenticarlo, abbiamo fatto passare uno (e forse due) degli autori della strage di Parigi (129 vittime) dalla rotta greco-balcanica dei rifugiati. Secondo: Obama non bandì le richieste di visto. Ma, come dice lo stesso autore, le ridusse al minimo, le rallentò enormemente (traduzione di: to slow to a trickle). Che differenza c'è, solo una di immagine, naturalmente. Terzo: Obama non bandì i possessori di green-card. Come dice lei stessa nel suo pezzo, questo problema oggi non esiste più. Tre a zero, palla al centro

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