Soldati per la democrazia in Gambia

La pressione internazionale scongiura per ora una guerra civile

Soldati per la democrazia in Gambia

Alla fine la pressione internazionale esercitata sul dittatore del Gambia, Yahya Jammeh, ha permesso l’insediamento del nuovo legittimo presidente eletto, Adama Barrow, mettendo fine a una dittatura di oltre 20 anni e uno stallo rischioso che andava avanti da qualche giorno. Il pericolo di guerra civile sembra così ora scongiurato. Come ultimo atto di un regime autoritario considerato intoccabile, Jammeh aveva rifiutato di accettare la sconfitta elettorale dello scorso dicembre. Secondo molte ong, i brogli che il dittatore invocava per mantenere la sua carica mascheravano in realtà il timore di perdere il potere e finire così sotto processo per le tante e continue violazioni dei diritti umani. Per questo, Jammeh era disposto anche a far finire la Repubblica islamica in un conflitto con gli altri stati africani che invece, da sempre, sostengono Barrow.

 

A convincere Jammeh a rinunciare, oltre all’intermediazione diplomatica dei presidenti della Guinea e della Mauritania, è stato l’isolamento internazionale in cui ormai era finito il dittatore. Anche venerdì, mentre l’esercito del Senegal avanzava in territorio gambiano pronto allo scontro per garantire l’insediamento di Barrow, Jammeh aveva tentato di prendere tempo e sembrava che i negoziati potessero fallire da un momento all’altro. Jammeh aveva anche lasciato che scadessero due ultimatum concessi dall’Ecowas, la Comunità economica dei paesi dell’Africa occidentale incaricata dall’Onu di risolvere la crisi in Gambia. “Siamo già in guerra. Se troveremo un’opposizione armata combatteremo”, aveva detto venerdì il portavoce dell’esercito senegalese, il colonnello Abdou Ndiaye. Ma a evitare la guerra sono state con tutta probabilità le parole del comandante delle Forze armate del Gambia, generale Ousman Badjie, che ha chiarito: “Ci deve essere un fraintendimento. Questo è un problema politico, non combatteremo contro nessuno”. Anzi, ha aggiunto, alle truppe straniere che hanno sconfinato nel paese “daremo il benvenuto con fiori e tazze di tè”.

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Commenti all'articolo

  • admin

    21 Gennaio 2017 - 10:10

    Desidero fare un punto su un aspetto della cultura del Gambia e dell'Africa Occidentale in generale che l'articolo introduce e che mi sembra vada chiarito: "il comandante delle Forze armate del Gambia ha chiarito: “Ci deve essere un fraintendimento. Questo è un problema politico, non combatteremo contro nessuno”. Anzi, ha aggiunto, alle truppe straniere che hanno sconfinato nel paese “daremo il benvenuto con fiori e tazze di tè”. Ma il tè nell'Africa Occidentale non si serve nelle tazze perché non é assolutamente come l'afternoon tea Inglese. Cioè non é un tè lungo, ma un tè molto ristretto che dopo la lunga mescita diventa una bevanda molto short e caffeinica, che ricorda in qualche modo il nostro modo di fare il caffè, quando si fa l'espresso. Il tè del Gambia si serve infatti nei bicchierini di vetro.

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  • guido.valota

    20 Gennaio 2017 - 23:11

    Macché dialogo e confronto civile, che in questi casi non hanno mai risolto nulla ma sempre provocato danni e vittime innocenti. Discutere sì, ma col revolver sul tavolo.

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