Le culle vuote

Mai così poche nascite in Francia in quarant’anni. Tiene grazie all’“islam in salute” (vedi Onfray)

Giulio Meotti

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Le culle vuote

Roma. La Francia si è sempre fregiata di essere “la championne d’Europe des bébés”, la regina europea della natalità, mentre a sud e a est i tassi demografici di Spagna e Germania crollavano in maniera drammatica. Poi, due giorni fa, sono arrivati i dati dell’Insee, l’Istat francese: nell’ultimo anno sono nati 14 mila bambini in meno rispetto al 2015, l’anno che, a sua volta, aveva registrato un record negativo di ventimila “berceaux” (culle). Sul Figaro, Laurence de Charette parla della “fine di una eccezione”: “In Francia, non abbiamo mai avuto il petrolio, ma avevamo le idee ... e i neonati. Era consuetudine celebrare collettivamente la ‘Francia campione delle nascite’”. Fino al 2003 l’indice francese era superiore addirittura a due figli per coppia (2,03), mentre oggi il tasso di fecondità, registrato dai demografi, crolla soprattutto nella fascia delle donne tra venticinque e ventinove anni, quelle che dovrebbero fare più figli. La Francia ha toccato il tasso demografico più basso degli ultimi quarant’anni. Senza il contributo delle comunità islamiche, la Francia sarebbe crollata ancora più rapidamente da tempo. In Francia oggi è proibito raccogliere dati demografici sulla base della nazionalità.

 

Ma ci sono studi importanti che li indicano. Come quelli del celebre demografo Gérard-François Dumont: “Con un tasso di fertilità di 3,5 figli per donna, l’algerino contribuisce in modo significativo alla crescita della popolazione in Francia”, ha spiegato il professore all’Università Paris-Sorbonne e presidente della rivista Population & Avenir. “Secondo gli ultimi dati disponibili, la fertilità delle donne che vivono in Francia e nate in Algeria è di 3,5 figli per donna; quelle di Marocco e Tunisia sono di 3,3, quelle della Turchia di 2,9”. Non solo, ma i tassi di crescita degli algerini di Francia ha superato persino quelli dei connazionali nel paese d’origine. Un fenomeno di cui parla anche l’ultimo numero di Foreign Policy: “La crescita della popolazione rallenterà, l’invecchiamento aumenterà a livelli senza precedenti, il tasso di natalità scenderà, la quota in età lavorativa della popolazione si ridurrà e per la prima volta in assoluto l’islam sfiderà il cristianesimo come la religione più importante”.

 

Qui entra in gioco “Décadence”, il nuovo libro di Michel Onfray, seicento pagine sulla vita e la morte della civiltà occidentale di cui parla tutta la stampa francese, dove il filosofo dedica molte pagine alla demografia: “La civiltà della pillola e del divorzio avanza triturando tutto al suo passaggio” e “le leggi post-cristiane che hanno slegato sessualità e procreazione contribuiscono al crollo demografico”. L’islam è forte, scrive Onfray, “noi abbiamo il nichilismo, siamo esausti. La cosa è semplice: visto che i giudeo-cristiani europei non fanno più figli, sono arrivati nuovi europei a modificare la configurazione spirituale, intellettuale e religiosa dell’Europa. Il loro tasso di espansione della natalità compensa la natalità dei post-cristiani. La barca cola a picco: non ci resta che affondare con eleganza”. Non ci voleva un epicureo sessantottino per capirlo.

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