Un'America scompare dal nostro orizzonte

Trump può promettere una terra inesistente, ma ora chi terrà la bandiera della libertà nel mondo?

Un'America scompare dal nostro orizzonte

Barack Obama e Donald Trump all'Inauguration day (Foto LaPresse)

Nazionalista, populista, isolazionista, violento e autoritario, rivoluzionario e carismatico. E’ la democrazia, bellezza, e non puoi farci niente. Il discorso di Trump parla di un’America vecchia, che non esiste più da molti decenni, e punta al consenso in forma patologicamente narcisistica. Non esiste quell’America distrutta, impoverita, disoccupata, che sembra uscita da un comizio del vecchio demagogo Huey Long nella sua Louisiana. Non esiste un’american carnage. In quel paese c’è la crescita, la redistribuzione, l’ampliamento dei servizi al cittadino, una solida struttura di comunità e di società. Poi c’è la percezione del demagogo e dell’illusionista, ma è altra cosa. Tuttavia il suo è un discorso in piena coerenza con la sua campagna, con il suo movimento, con la sua personalità politica di talentuoso outsider, per quanto banale di fattura e modi, un castigo di Dio chiamato a correggere i disastri della mentalità politicamente corretta dominante negli ultimi otto anni e la cosiddetta deriva cosmopolita di un establishment repubblicano e democratico che ha perso la testa e la forza persuasiva di una classe dirigente. Un discorso legittimo. Fondato su qualche decina di migliaia di voti in tre soli stati. Ma legittimo. Bisognerà vedere quanto di quelle parole potrà diventare azione di governo. Bisognerà vedere se le opposizioni sociali e politiche a questa piattaforma che ha tratti di vera indecenza si incammineranno sulla via anti berlusconiana del clownesque o riusciranno, con l’aiuto decisivo dei repubblicani superstiti, a contenere e condizionare il suo proposito di isolare e irrobustire uno spirito americano intollerante, che non era mai stato finora riconosciuto come un elemento di leadership.

 

Ieri Trump si è confermato quel che è. Poco e male, ignorante e istintivo, visione isterica e brutale di un paese che non c’è e non tornerà. Ma è il suo giro di giostra, la sua corsa, quella che è incominciata. E’ stato per la prima volta il presidente degli Stati Uniti, regolarmente eletto, che ha parlato all’America e al mondo, legittimo prodotto di una democrazia discutidora tra le più possenti, e le conseguenze di essere Trump, being Donald. J. Trump, si faranno sentire. Chi non credeva nella dittatura del politicamente corretto, nella retorica della diversità obbligatoria, chi voleva un’America leader nel mondo, capace di arginare il disordine e di creare un ordine mondiale decente, chi è contro la sfida del radicalismo islamico armato, e su quel punto Trump ha segnato un elemento di felice discontinuità, ma non suffragato da impegni di politica estera e militare, solo demagogia, oggi è deluso, non come i liberal impotenti, ma deluso. Trump può promettere la luna a una terra inesistente, ma chi ora terrà nelle sue mani la bandiera della libertà nel mondo? America first vuol dire che una certa America scompare dal nostro orizzonte, ed è quella di The Donald.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    21 Gennaio 2017 - 20:08

    Caro Ferrara, sarà scomparsa la sua America, in compenso è esplosa mediaticamente quella delle "correct woman". Si alzano interiori ringraziamenti a The Donald: "Solo lui poteva darci questa immensa visibilità, Tank you, Donald"

    Report

    Rispondi

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    21 Gennaio 2017 - 20:08

    L’America, quella che senza retorica, fu pragmaticamente decisiva nella seconda guerra mondiale per la vittoria finale dell’accoppiata anomala, dittatura/democrazia, era scomparsa nella melassa liberal/progressista del PolCor di Obama. Già l’impostazione messianica dell’esportazione della democrazia anche a chi e dove la avversavano, fu un vulnus per il pragmatismo politico, quello che fece invertire la rotta alle navi sovietiche dirette a Cuba. Otto anni di truffa culturale liberal/progressista, hanno relegato l’America in posizione subalterna. Se Ferrara ha nostalgia di quest’ultima, s’accomodi pure. Trump, senza bisogno d’innamorarsene, né di demonizzarlo, è l’unica terapia disponibile al momento. La terapia può essere dolorosa e di lunga durata? Certo: non siamo di fronte ad una raucedine. Se poi si cade nell'illusione che la "cultura" possa essere, nell'attuale, il solo strumento adatto. beh, si fa il gioco del PolCor.

    Report

    Rispondi

  • fabrizia.lucato

    21 Gennaio 2017 - 19:07

    Confido in una risposta dai lettori più attenti. Per la prima volta ho seguito la cerimonia in diretta e in originale. Mi hanno molto stupito le frequenti e piuttosto lunghe letture da Bibbia, Vangeli e lettere di S.Paolo, come anche i continui riferimenti a Dio e Gesù. È una novità di questa inaugurazione o è sempre stato così in America? Diciamo che per me, cittadina di un' Europa atea e post /anti- cristiana è stata una sorpresa.

    Report

    Rispondi

    • franco.bolsi

      22 Gennaio 2017 - 16:04

      Cara Fabrizia, a me ha interessato molto che prima dell’investitura Trump sia andato a messa in chiesa protestante scegliendo un prete che s’è speso contro l’islam. Anyway. Perché mai doveva fare un discorso atteso dai prog-popolari europei quando la divisione fra le due Americhe nasce dal loro modo di condurre economia, geo-politica e alleanze? Tant’è che sfilano contro di lui che ha regolarmente vinto le elezioni. Fascistelli? Diciamo di si, anche se in doppio e triplo petto. Questi (in)civilissimi battuti alle urne forniscono montagne di armi al Qatar e ai Sauditi, noti per finanziare i tagliagole, e hanno permesso a uno stato nazi-islamico come l’Iran di avere l’atomica. E’ ora di cambiare pagina con Trump o con chiunque altro non della genia che consociamo. Vedremo cosa farà, ma le premesse sono buone. Inevitabile il cicaleggio contro il discorso, qualunque discorso avesse fatto, stanne certa. Conteranno i fatti. Ps Anche a me sono piaciuti certi riferimenti. Ciao.

      Report

      Rispondi

  • carlo schieppati

    21 Gennaio 2017 - 11:11

    Ma che sta addì? Obama gli (sic) ha appena venduto armamenti per 115 mld di dollari ai sauditi, i finanziatori del terrorismo islamista nel mondo.

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

Servizi